Fnopi: certificazione delle competenze infermieristiche e nuove prospettive di carriera

Scritto il 19/06/2026
da Davide Alborino

Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, ospite al congresso OPInioni in Ordine 3.0 - il patto di Fiuggi tenutosi il 18 giugno 2026, ha illustrato il progetto di un sistema nazionale di certificazione delle competenze degli infermieri, frutto di una riflessione avviata con il Ministero della Salute. Obiettivo: riconoscere i percorsi di master e le esperienze post-triennale in un quadro coerente, ispirato al modello irlandese, con prospettive concrete di carriera per i professionisti.

La proposta al Ministero della Salute

Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi

La Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI) ha avviato una riflessione con il Ministero della Salute per costruire un sistema strutturato di certificazione delle competenze infermieristiche.

Lo ha annunciato Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, delineando i contorni di un progetto che punta a dare riconoscimento formale al patrimonio formativo e professionale degli infermieri italiani.

È un dato di fatto che gli infermieri studiano, ha affermato Mangiacavalli, ma le competenze acquisite devono essere riconosciute all’interno dei sistemi organizzati. Con questa premessa, la Fnopi ha presentato la propria candidatura come professione pilota per avviare e sperimentare il modello.

Cosa prevede il progetto di certificazione

Il progetto si fonda su una distinzione chiave: le lauree magistrali, già abilitanti per legge, restano fuori dal perimetro della certificazione. L’obiettivo è invece certificare le competenze acquisite tramite i master di primo livello, che non sono abilitanti, e il bagaglio professionale maturato nell’arco tra la triennale e la magistrale.

Ambiti come il wound care, la gestione degli accessi vascolari e l’ecografia clinica infermieristica, finora riconosciuti in modo disomogeneo da struttura a struttura, potrebbero così essere certificati “dentro un sistema coerente e unico nel paese, con prospettiva di carriera”, nelle parole della presidente Fnopi.

Le competenze certificate diventerebbero inoltre elementi riconoscibili e valorizzabili nei percorsi di laurea specialistica.

Il modello di riferimento è quello irlandese, che prevede il coinvolgimento delle università come soggetti certificatori: un approccio che garantisce rigore accademico e riconoscibilità istituzionale.

La laurea magistrale e il doppio albo

Il progetto si inserisce in un momento di profonda trasformazione per la formazione infermieristica. I decreti ministeriali del febbraio 2026, firmati dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e dal Ministero della Salute, hanno istituito tre nuove lauree magistrali a indirizzo clinico, con percorsi da 120 crediti formativi universitari (CFU) che integrano parte teorica e parte pratica. Gli indirizzi previsti riguardano l’area pediatrico-neonatologica, quella territoriale e l’emergenza-urgenza.

L’introduzione della laurea magistrale clinica porterà a una doppia sezione dell’albo professionale, sul modello di quanto già avviene per gli assistenti sociali. È una svolta ordinamentale che Fnopi considera necessaria per differenziare i profili all’interno della professione: “Non possiamo più pensare che 461.000 infermieri siano tutti uguali”, ha detto Mangiacavalli. “La geriatria non è la neonatologia, l’emergenza urgenza non è il territorio”. L’obiettivo a medio termine è che almeno il 20% degli iscritti all’albo sia in possesso di laurea magistrale.

Valorizzare l’identità professionale

Nella visione di Mangiacavalli il sistema di certificazione non è solo una questione di titoli formali. Ogni infermiere porta con sé uno “zaino culturale” che va ben oltre il percorso di studi: un insieme di esperienze, contesti, saperi costruiti nel tempo al lato del paziente. È il ponte che mi mette in relazione con la persona assistita, ha spiegato la presidente Fnopi.

Un sistema di certificazione capace di leggere e valorizzare anche questa dimensione diventa strumento di sviluppo professionale concreto, che riconosce percorsi individuali e li traduce in competenze spendibili dentro le organizzazioni sanitarie.

Cosa cambia per gli infermieri

Se il progetto trovasse attuazione, gli infermieri potrebbero vedere riconosciuto, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, il valore delle specializzazioni finora acquisite in modo frammentato. Un sistema che valorizza la formazione individuale, apre prospettive di carriera strutturate e rende le competenze leggibili per i sistemi sanitari regionali e nazionali.

Il cantiere è aperto: Fnopi ha alzato la mano come professione pilota, segnalando la volontà di guidare un cambiamento che potrebbe ridisegnare il profilo professionale dell’infermiere italiano.