Cure mancate in terapia intensiva: validata in Italia la scala MINCS-IT
Scritto il 05/06/2026
da Chiara Sideri
In terapia intensiva non tutto ciò che resta incompiuto è immediatamente visibile. Alcune attività assistenziali vengono rinviate, parzialmente eseguite o non completate non per disattenzione del singolo professionista, ma per l’interazione tra complessità clinica, carichi di lavoro, priorità assistenziali, risorse disponibili, organizzazione del reparto e qualità della comunicazione all’interno dell’équipe. È il fenomeno delle missed nursing care, o unfinished nursing care: cure infermieristiche necessarie che vengono omesse, posticipate o lasciate incomplete. Un tema già noto nella letteratura internazionale e particolarmente rilevante nelle unità di terapia intensiva, dove il paziente critico richiede monitoraggio continuo, rapidità decisionale, competenze avanzate e una presa in carico che non può limitarsi alla sola dimensione tecnico-procedurale. Uno studio italiano pubblicato nel 2025 su Nursing in Critical Care ha tradotto, adattato culturalmente e validato la Missed Intensive Nursing Care Scale per il contesto italiano, dando origine alla MINCS-IT. Si tratta di una scala pensata per misurare, in modo specifico, le cure infermieristiche mancate in terapia intensiva e le ragioni che possono determinarle. Il punto più interessante non è soltanto la validazione di uno strumento. È il cambio di prospettiva: rendere misurabile ciò che spesso resta ai margini degli indicatori tradizionali di qualità, come comunicazione con la famiglia, umanizzazione delle cure, educazione del paziente, sicurezza, prevenzione del rischio e continuità dell’assistenza infermieristica.
Le cure mancate non sono solo “attività non fatte”
Validata la scala MINCS in Italia.
Con il termine unfinished nursing care si indicano le situazioni in cui aspetti essenziali dell’assistenza infermieristica vengono trascurati, posticipati o non portati a termine. La letteratura comprende in questo concetto tre tradizioni interpretative:
le attività lasciate incompiute
la razionalizzazione implicita dell’assistenza
le cure mancate propriamente dette
Il fenomeno non va letto in chiave individuale o colpevolizzante. Le cure mancate rappresentano piuttosto un indicatore sensibile della qualità organizzativa: segnalano dove il sistema assistenziale fatica a sostenere tutti i bisogni del paziente, soprattutto quando aumentano intensità clinica, instabilità, complessità e pressione sui professionisti.
Gli autori ricordano che l’unfinished nursing care può incidere sugli esiti dei pazienti, con possibili ripercussioni su morbilità, mortalità, eventi avversi e infezioni correlate all’assistenza. Nelle terapie intensive, il tema assume un peso ulteriore perché i pazienti richiedono un livello di attenzione infermieristica superiore rispetto ad altri setting ospedalieri.La criticità non riguarda solo le attività altamente tecniche. In terapia intensiva, anche gli interventi di base possono essere più facilmente razionati o posticipati. È un aspetto centrale: la complessità tecnologica dell’area critica non riduce il valore delle cure fondamentali, ma lo rende ancora più essenziale.
Il campione
Allo studio hanno partecipato 135 infermieri di terapia intensiva su 216 invitati, con un tasso di risposta del 62,5%.
Il campione era composto prevalentemente da donne, pari al 76,3%, con età media di 39 anni. L’esperienza media in terapia intensiva era di 11,1 anni. La maggior parte dei partecipanti lavorava in ospedali hub e in terapia intensiva generale.Solo il 19,3% aveva una formazione post-laurea specifica in area critica. La maggioranza lavorava su turni e, in media, ogni infermiere assisteva 2,6 pazienti per turno, con una mediana di due pazienti.
Questi dati descrivono un campione con esperienza rilevante in area critica, ma anche un contesto assistenziale nel quale il rapporto infermiere-paziente, la complessità clinica e l’organizzazione del lavoro restano elementi centrali per comprendere il rischio di cure mancate.
Cosa rischia di restare fuori dall’assistenza
Uno degli aspetti più rilevanti della MINCS-IT è la sua capacità di intercettare aree di cura spesso difficili da misurare.
Tra gli item relativi alla relazione con pazienti e familiari rientrano, ad esempio, la comunicazione con i familiari, il loro coinvolgimento come risorsa positiva, l’ascolto attivo delle opinioni del paziente e della famiglia, l’attenzione alle caratteristiche personali, alle abitudini e alle convinzioni del paziente.
Nell’area dell’umanizzazione delle cure compaiono aspetti come la valutazione dello stato mentale e psicologico, l’adozione di interventi individualizzati, la verifica dell’efficacia della comunicazione e la costruzione di un ambiente assistenziale centrato sul paziente.
Nell’area della sicurezza e del rischio sono inclusi interventi come identificazione del paziente, prevenzione degli eventi avversi, gestione appropriata della contenzione fisica, mobilizzazione in base alle condizioni cliniche, documentazione infermieristica e valutazione del sonno.
Le pratiche di assistenza intensiva comprendono invece attività più strettamente cliniche, come il mantenimento della pervietà delle vie aeree, l’assistenza in base al supporto respiratorio, il monitoraggio dei parametri vitali, la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza, la sicurezza delle apparecchiature e il trasferimento sicuro del paziente.
Infine, la dimensione dell’educazione del paziente include il coinvolgimento nella cura di sé, l’informazione quotidiana su diagnosi, trattamento e piano assistenziale, e la stimolazione cognitiva attraverso riferimenti a tempo, luogo e persone.
Il messaggio è netto: in terapia intensiva la cura infermieristica non è solo esecuzione tecnica. È anche presenza, relazione, orientamento, sicurezza, continuità, educazione e tutela della dignità.
Il nodo della valutazione nutrizionale
L’analisi di Rasch ha supportato la validità della maggior parte degli item, ma ha evidenziato una criticità per l’item relativo alla valutazione dello stato nutrizionale del paziente. Questo item ha mostrato valori subottimali, suggerendo un possibile disallineamento rispetto al costrutto misurato o una diversa interpretazione nel contesto italiano.
Gli autori ipotizzano che gli infermieri italiani possano non percepire la valutazione dello stato nutrizionale come parte centrale delle proprie competenze primarie in terapia intensiva. Il dato non deve essere letto come una svalutazione della nutrizione clinica. Al contrario, apre una riflessione sul suo posizionamento nella pratica assistenziale.
In area critica, la priorità immediata può concentrarsi su instabilità emodinamica, ventilazione, monitoraggio, prevenzione delle complicanze acute e gestione dei dispositivi. Tuttavia, nei pazienti fragili, cronici o con ricoveri prolungati, la valutazione nutrizionale resta un elemento importante per il mantenimento dello stato clinico, la prevenzione delle complicanze e la continuità del percorso assistenziale.
Il risultato segnala quindi una possibile area formativa e organizzativa: integrare meglio la nutrizione clinica nella presa in carico infermieristica del paziente critico, chiarendo ruoli, responsabilità e strumenti operativi.
I limiti dello studio
Gli autori segnalano alcuni limiti. Il campione è stato reclutato con modalità di convenienza, con possibile rischio di bias di selezione. Inoltre, i 135 partecipanti, pur adeguati alle analisi psicometriche previste, rappresentano un numero relativamente contenuto per generalizzare i risultati a tutte le terapie intensive italiane.
Lo studio non permette di analizzare in modo approfondito il ruolo di variabili come livello formativo, anni di esperienza o caratteristiche degli infermieri come predittori delle cure mancate. Non valuta inoltre l’impatto dello strumento sugli esiti di qualità assistenziale.
Un ulteriore limite riguarda la possibile influenza di norme culturali e atteggiamenti professionali sull’interpretazione degli item. Infine, anche se ridotta rispetto alla versione originale, la scala finale, composta da una sezione demografica e 48 item, può richiedere un tempo di compilazione non trascurabile in contesti clinici ad alta intensità lavorativa.
La validazione italiana della MINCS-IT rappresenta un passaggio importante per la ricerca e per la pratica infermieristica in terapia intensiva. Lo strumento consente di osservare le cure mancate non solo nella loro dimensione tecnico-clinica, ma anche in quella relazionale, educativa, organizzativa e umanizzante.
È proprio qui che lo studio assume maggiore valore. In terapia intensiva, dove la tecnologia è indispensabile e la complessità clinica elevata, il rischio è misurare soprattutto ciò che è immediatamente tracciabile: parametri, procedure, dispositivi, eventi avversi. La MINCS-IT permette invece di riportare al centro anche ciò che definisce il nucleo della cura infermieristica: continuità, sicurezza, dignità, comunicazione, presenza competente e attenzione ai bisogni della persona e della famiglia.
Le cure mancate non sono solo attività non eseguite. Sono segnali organizzativi. Riconoscerle, misurarle e comprenderne le cause significa costruire terapie intensive più sicure, ambienti di lavoro più sostenibili e percorsi assistenziali più vicini ai bisogni reali dei pazienti critici.