Festa della Repubblica
La risposta più immediata ci porta ai palazzi delle istituzioni, alle cerimonie ufficiali, ai simboli dello Stato. Ma forse la Repubblica si lascia riconoscere soprattutto altrove.
Nei momenti in cui una persona scopre di non poter bastare a sé stessa.
Perché è nella fragilità che una comunità rivela la propria natura più profonda.
Finché siamo in salute, autonomi, capaci di affrontare le difficoltà con le nostre risorse, la presenza della collettività può apparire distante. Poi arriva una malattia, un incidente, una disabilità, una perdita improvvisa, una condizione di non autosufficienza. E in quel momento emerge una domanda essenziale.
Siamo soli oppure no?
In fondo, una Repubblica è la risposta che una comunità decide di dare a questa domanda.
L’etimologia di res publica
richiama ciò che appartiene a tutti, ciò che viene custodito nell’interesse comune. Non è soltanto una forma di governo. È un’idea di convivenza civile. È la convinzione che esistano beni, diritti e responsabilità che non possono essere affidati esclusivamente alla fortuna individuale.
Per questo il valore di una Repubblica non si misura soltanto nella libertà che garantisce, ma anche nella capacità di proteggere.
Non soltanto nell’autonomia che riconosce, ma nella solidarietà che costruisce.
Non soltanto nei diritti che proclama, ma nella possibilità concreta di renderli accessibili.
Tra questi diritti, la salute occupa un posto particolare.
Non perché sia più importante di altri, ma perché la malattia ha una caratteristica che accomuna ogni essere umano: prima o poi ci ricorda che siamo vulnerabili.
Ed è proprio la vulnerabilità il luogo in cui i principi vengono messi alla prova.
L’articolo 32 della Costituzione afferma che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Una formulazione straordinariamente moderna, che non considera la salute soltanto come un bene individuale, ma come una responsabilità condivisa.
In quelle parole c’è un’idea precisa di società.
L’idea che la fragilità di una persona non riguardi soltanto quella persona.
L’idea che la sofferenza non sia un fatto privato da affrontare in solitudine.
L’idea che la cura sia un bene comune.
Per questo il Servizio sanitario nazionale rappresenta una delle espressioni più concrete dell’idea repubblicana. Non soltanto perché eroga prestazioni o garantisce accesso alle cure. Ma perché traduce un principio in realtà.
Ogni volta che una persona riceve assistenza indipendentemente dal proprio reddito, dalla provenienza, dall’età o dalla condizione sociale, un principio costituzionale smette di essere una dichiarazione e diventa esperienza vissuta.
Per chi lavora nella sanità questa trasformazione è visibile ogni giorno.
Nelle corsie degli ospedali, nei servizi territoriali, negli ambulatori, nelle case delle persone assistite, si assiste continuamente al passaggio da un diritto scritto a un diritto reale.
È un passaggio che spesso diamo per scontato.
Eppure è uno dei risultati più avanzati della nostra convivenza civile.
Recentemente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha definito gli infermieri e le infermiere un “esercito del bene”. Un’espressione che riconosce non soltanto il valore professionale di chi cura, ma anche il significato civile della cura stessa.
Perché prendersi cura di qualcuno significa molto più che erogare una prestazione.
Significa affermare che quella persona continua ad appartenere alla comunità.
Che la sua fragilità non ne riduce il valore. Che la sua vulnerabilità non la esclude dal patto collettivo.
Forse è questo il significato più profondo del 2 giugno.
Ricordare che la Repubblica non coincide soltanto con le sue istituzioni, i suoi simboli o le sue celebrazioni.
La Repubblica vive ogni volta che una persona viene riconosciuta degna di essere aiutata.
Vive quando un diritto diventa accessibile.
Vive nei luoghi in cui una comunità decide che nessuno debba essere lasciato solo nel momento del bisogno.
Perché una democrazia può essere raccontata dai suoi principi.
Ma una Repubblica si riconosce da come si prende cura delle persone quando hanno più bisogno di lei.