Schillaci difende la riforma dei medici di famiglia e rilancia sugli infermieri indiani

Scritto il 28/05/2026
da Redazione

Medici di famiglia nelle Case di comunità, reclutamento di infermieri indiani e riforma delle professioni sanitarie. Sono alcuni dei temi affrontati dal ministro della Salute Orazio Schillaci al Festival dell’Economia di Trento, dove ha difeso la riforma della medicina generale e rilanciato la necessità di rafforzare la sanità territoriale. Il nodo resta la piena operatività delle Case di comunità, strutture centrali nel nuovo assetto dell’assistenza di prossimità. Per il ministro, l’obiettivo è portare i medici di famiglia “dentro al futuro del Servizio sanitario nazionale”, rafforzando i servizi territoriali e riducendo il ricorso improprio al pronto soccorso.

Medici di famiglia e Case di comunità

La riforma allo studio punta a coinvolgere maggiormente i medici di medicina generale nelle Case di comunità. Il punto più discusso riguarda la possibilità di aprire anche al rapporto di dipendenza, ipotesi contestata da una parte della categoria.

Schillaci ha però chiarito che, più del tipo di rapporto di lavoro, conta garantire una presenza stabile dei medici all’interno delle strutture territoriali. Secondo il ministro, è questa la richiesta arrivata dalle Regioni: assicurare una quota dell’orario dei medici di famiglia nelle Case di comunità, così da rendere più concreta la presa in carico territoriale.

Infermieri indiani per coprire i vuoti del Ssn

Accanto alla riforma della medicina generale, Schillaci ha richiamato anche l’accordo con l’India per facilitare l’arrivo di infermieri nel Servizio sanitario nazionale.

Il ministro ha spiegato che l’Italia sta formando gli infermieri del futuro, ma nel frattempo ha bisogno, come altri Paesi europei, di professionisti sanitari e operatori sociosanitari da reclutare anche all’estero. L’India viene indicata come uno dei Paesi con percorsi formativi considerati compatibili con il sistema italiano.

Il tema si inserisce nella carenza infermieristica che continua a pesare su ospedali, pronto soccorso, assistenza territoriale e Case di comunità.

Professioni sanitarie e nuove lauree infermieristiche

Schillaci ha poi richiamato la riforma delle professioni sanitarie all’esame del Parlamento, indicando tra i nodi principali carenza di personale, aggiornamento dei percorsi formativi e crescita professionale.

Sul punto è intervenuta anche Barbara Mangiacavalli, presidente Fnopi, che ha guardato al futuro della professione infermieristica valorizzata dai tre nuovi corsi di laurea specialistica. Il riferimento è ai percorsi in cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure neonatali e pediatriche, cure intensive ed emergenza.

Per Mangiacavalli, il futuro della sanità passa però dal lavoro in équipe: nessuna professione può affrontare da sola la complessità dei bisogni di salute.

Il confronto con medici e cooperative

Nel dibattito è intervenuto anche Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, che ha ribadito la necessità di investire di più in sanità, ma ha espresso contrarietà all’ipotesi della dipendenza per i medici di famiglia.

Secondo Anelli, se tutti i medici garantissero le ore previste nelle Case di comunità, la presenza sarebbe sufficiente senza modificare il rapporto convenzionale.

Massimo Massetti, direttore del Dipartimento di Scienze cardiovascolari e cardiochirurgia del Policlinico Gemelli, ha invece sottolineato la necessità di usare meglio risorse e personale, coordinando territorio e ospedale intorno al percorso del paziente.

Giuseppe Milanese, presidente di Confcooperative Sanità, ha richiamato la necessità di ammodernare il Ssn, puntando su modelli capaci di aggregare medici di famiglia, infermieri di famiglia e altre professionalità nei territori.