Regione chiede risposte sulle graduatorie
Il caso dell’AOU Federico II riapre il tema del peso reale riconosciuto alla leadership infermieristica nella sanità campana.
La Regione Campania ha chiesto alle aziende sanitarie aggiornamenti sullo stato delle convenzioni e delle immissioni in servizio relative all’utilizzo delle graduatorie per Dirigenti delle Professioni Sanitarie, richiamando la DGRC n. 528 del 6 agosto 2025.
La nota è indirizzata, tra gli altri, ad Asl Caserta, Asl Napoli 1 Centro, Asl Napoli 3 Sud, Asl Salerno, AO dei Colli, AOU Ruggi, AOU Vanvitelli, AOU Federico II e IRCCS Pascale. Alle aziende viene chiesto di comunicare lo stato delle procedure, con particolare riferimento alle convenzioni sottoscritte e al numero di unità già immesse in servizio.
Dalla documentazione emerge anche il riferimento alla graduatoria del concorso per Dirigente delle Professioni Sanitarie approvata dall’AORN San Pio con deliberazione n. 587 del 15 novembre 2022, con richiesta di predisporre una convenzione per un incarico presso l’AOU Federico II.
Nel frattempo, secondo quanto segnalato, risulta attiva anche una diversa graduatoria regionale per il profilo di Dirigente delle Professioni Sanitarie - area infermieristica e ostetrica, di titolarità dell’AORN Moscati di Avellino, già utilizzata da aziende del Servizio sanitario regionale attraverso strumenti di cooperazione e convenzionamento.
Alla Federico II si rafforzano altre dirigenze
La questione diventa ancora più rilevante se letta accanto alle altre scelte organizzative dell’AOU Federico II.
Con una deliberazione del 24 dicembre 2025, l’azienda ha autorizzato tre avvisi di mobilità volontaria per dirigenti dell’area professionale, tecnica e amministrativa: un dirigente amministrativo per l’UOC Gestione Acquisizione Beni e Servizi, un dirigente tecnico per l’UOC Controllo di Gestione Aziendale e un dirigente ingegnere per l’UOC Prevenzione e Protezione nei luoghi di lavoro.
L’atto motiva il potenziamento con gli obiettivi della nuova direzione strategica e con la necessità di rafforzare strutture dell’area tecnico-amministrativa. Una scelta legittima, ma che rende ancora più evidente il confronto con il tema della dirigenza infermieristica.
Il Piano dei fabbisogni è stato adottato
Nel frattempo, l’AOU Federico II ha adottato in via definitiva il Piano Triennale dei Fabbisogni di Personale 2024-2026.
La delibera prevede complessivamente 490 unità nel triennio, di cui 454 già assunte tra 2024 e 2025 e 36 programmate per il 2026, fatte salve eventuali rimodulazioni legate al monitoraggio della spesa del personale.
Il quadro programmatorio, quindi, esiste. E proprio per questo la questione della dirigenza infermieristica assume un valore più ampio: non riguarda solo la disponibilità di una graduatoria, ma la scelta di inserire o meno quella funzione dentro la programmazione aziendale.
Il punto non è una nomina, ma il governo dell’assistenza
La dirigenza infermieristica non è un elemento accessorio dell’organizzazione sanitaria. È una funzione strategica per il governo dei processi assistenziali, per la qualità dei percorsi, per la gestione delle risorse professionali e per l’integrazione tra complessità clinica, sicurezza delle cure e modelli organizzativi.
Dove viene rafforzata, la leadership infermieristica può incidere su turni, competenze, continuità assistenziale, appropriatezza organizzativa, qualità percepita e capacità di trattenere professionisti.
Per questo la vicenda Federico II non può essere letta come un tema interno a una singola azienda. Riguarda il modo in cui il Servizio sanitario regionale decide di valorizzare, o non valorizzare, le professioni sanitarie nei propri assetti di governo.
La domanda finale resta aperta. Se la Regione sollecita l’utilizzo delle graduatorie, se altre aziende procedono, se il fabbisogno aziendale è stato definito e se altre aree dirigenziali vengono rafforzate, perché la dirigenza infermieristica non diventa una priorità visibile?
Non è una questione di singole posizioni. È una questione di modello. Senza una leadership infermieristica riconosciuta, il rischio è che il governo dell’assistenza resti frammentato, affidato alla buona volontà dei singoli e non a una reale struttura professionale.
Oggi la domanda non è più se gli strumenti per assumere esistano. La domanda è perché, dove esistono, non vengano utilizzati.