Lauree magistrali infermieristiche, Nursing Up chiede il passaggio alla dirigenza

Scritto il 19/05/2026
da Redazione

Le nuove lauree magistrali infermieristiche aprono una fase nuova per la professione, ma senza una collocazione contrattuale adeguata rischiano di non produrre il cambiamento atteso. È la posizione di Nursing Up dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti del Ministero dell’Università e della Ricerca sulle nuove specializzazioni cliniche infermieristiche. Il sindacato guidato da Antonio De Palma valuta positivamente l’istituzione dei percorsi in cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure neonatali e pediatriche, cure intensive ed emergenza. Ma pone una condizione: le nuove competenze devono tradursi in ruoli, retribuzioni e percorsi di carriera coerenti.

Il punto sulla prescrizione infermieristica

Uno degli aspetti più discussi della riforma riguarda la prescrizione infermieristica. Nursing Up invita però a distinguere con precisione.

Va chiarito subito che è improprio parlare di infermieri prescrittori di farmaci come avviene in altri Paesi europei dichiara Antonio De Palma, presidente Nursing Up Qui parliamo della possibilità di prescrivere presidi assistenziali, ausili, dispositivi e tecnologie sanitarie.

Il passaggio è rilevante perché introduce un primo riconoscimento formale di competenze avanzate nella gestione dei percorsi assistenziali, ma resta limitato a strumenti e dispositivi collegati all’assistenza infermieristica.

Il nodo della collocazione contrattuale

Per Nursing Up, il vero banco di prova sarà la collocazione delle nuove figure nel sistema sanitario. Il sindacato ritiene insufficiente un loro eventuale inquadramento nell’area di elevata qualificazione del comparto.

Sarebbe un errore gravissimo relegare queste nuove figure nell’area di elevata qualificazione del comparto sanità. Parliamo di professionisti con lauree magistrali, competenze avanzate e responsabilità crescenti: il loro approdo naturale deve essere l’area della dirigenza, afferma De Palma.

Il rischio, secondo il sindacato, è formare infermieri specialisti senza offrire loro un reale riconoscimento nei modelli organizzativi e nei contratti.

Specialisti senza base solida

La seconda criticità riguarda gli infermieri di base. Nursing Up teme che la riforma delle competenze avanzate proceda senza affrontare la crisi strutturale della professione infermieristica nel suo complesso.

Il sindacato richiama stipendi non competitivi rispetto alla media OCSE, carenza di personale, fuga all’estero e un ricambio generazionale insufficiente, con un nuovo ingresso ogni tre uscite.

Da anni si parla di sanità territoriale e assistenza di prossimità continua De Palma ma oggi mancano oltre 20mila infermieri di famiglia e soltanto circa il 3% delle Case di comunità risulta realmente operativo. Senza professionisti la riforma territoriale resta solo uno slogan.

Una riforma da tradurre nei servizi

Il giudizio di Nursing Up è quindi doppio: la riforma universitaria rappresenta un passo avanti, ma non basta da sola a cambiare la sanità. Per incidere davvero dovrà essere collegata a contratti, assunzioni, valorizzazione economica e percorsi di carriera.

Servono scelte immediate e coraggiose: sostegno reale alle nuove lauree specialistiche, accesso all’area della dirigenza e contemporaneamente un forte rilancio della professione infermieristica di base, conclude De Palma.

La partita, ora, si sposta dai decreti alla loro applicazione concreta. Il punto sarà capire se le nuove lauree cliniche diventeranno uno strumento reale di riorganizzazione dell’assistenza o se resteranno una riforma formativa senza piena traduzione nel lavoro quotidiano degli infermieri.