Dimissioni e carenza di personale
Nel 2025 si sono registrate circa 800 dimissioni anticipate, un dato che colloca la regione tra quelle più colpite dalla fuga di personale sanitario.
Secondo i dati richiamati dall’Opi Firenze-Pistoia, in Toscana mancherebbero complessivamente circa 5mila infermieri per garantire i servizi minimi. Nella sola Asl Toscana Centro, nell’ultimo anno, si sarebbe registrata una perdita di quasi 160 professionisti.
Il quadro è aggravato dalle dimissioni anticipate, che nel 2025 hanno raggiunto quota 800. Un fenomeno attribuito a più fattori: carichi di lavoro elevati, turni prolungati, stipendi non adeguati e burnout post-pandemia.
Il quadro che emerge dai dati della Corte dei Conti e dalle denunce sindacali evidenzia una crisi strutturale
, afferma David Nucci, presidente Opi Firenze-Pistoia.
Per invertire la tendenza, secondo Nucci, occorre valorizzare il capitale umano infermieristico, rimodulando le condizioni operative, adeguando il trattamento economico, investendo nelle competenze e coinvolgendo gli infermieri nelle decisioni strategiche
.
La permanenza del personale nel sistema pubblico diventa una delle principali sfide per la sanità regionale. Non basta reclutare nuovi infermieri: occorre evitare che quelli già in servizio lascino il sistema.
Nucci indica alcune misure concrete come orari più flessibili, soprattutto per i genitori, maggiore possibilità di trasferimenti vicino alla residenza e ambienti di lavoro più sicuri.
Un cambio di prospettiva che passa anche dall’organizzazione dei servizi. L’obiettivo, secondo l’Opi, è superare modelli gerarchici rigidi e costruire reti assistenziali integrate, dove l’infermiere possa collaborare in modo paritario con le altre professioni.
Retribuzioni e responsabilità
Tra i nodi più critici resta il riconoscimento economico. In Toscana, secondo quanto riportato, un infermiere guadagna mediamente tra 1.850 e 2.100 euro netti al mese.
Cifre spesso ritenute insufficienti rispetto alle responsabilità e al costo della vita
, sottolinea Nucci.
Il rischio è che, senza un adeguamento contrattuale e organizzativo, il personale continui a spostarsi verso il settore privato o verso l’estero, aggravando ulteriormente le difficoltà del sistema pubblico.
La carenza di infermieri incide anche sull’attuazione dei progetti legati al Pnrr, a partire dalle Case della Comunità. Secondo Nucci, la mancanza di personale rischia di frenare l’apertura e la piena operatività delle nuove strutture territoriali.
Il problema non riguarda solo il futuro della sanità territoriale. Gli effetti sono già visibili anche sull’aumento delle liste d’attesa e sulla pressione crescente nei reparti di emergenza-urgenza.
La carenza non è più solo un problema di organici, ma una questione di sostenibilità del sistema. Trattenere gli infermieri, valorizzarne le competenze e migliorare le condizioni di lavoro diventa quindi un passaggio decisivo per garantire continuità assistenziale e qualità delle cure.