Carenza infermieri in Toscana, Opi Firenze-Pistoia: “A rischio servizi e progetti Pnrr”

Scritto il 05/05/2026
da Redazione

In Toscana la carenza di infermieri assume i contorni di una crisi strutturale. Nel 2025 si sono registrate circa 800 dimissioni anticipate, un dato che colloca la regione tra quelle più colpite dalla fuga di personale sanitario. A lanciare l’allarme è David Nucci, presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche interprovinciale Firenze-Pistoia, che chiede interventi urgenti su condizioni di lavoro, retribuzioni e valorizzazione professionale.

Dimissioni e carenza di personale

Secondo i dati richiamati dall’Opi Firenze-Pistoia, in Toscana mancherebbero complessivamente circa 5mila infermieri per garantire i servizi minimi. Nella sola Asl Toscana Centro, nell’ultimo anno, si sarebbe registrata una perdita di quasi 160 professionisti.

Il quadro è aggravato dalle dimissioni anticipate, che nel 2025 hanno raggiunto quota 800. Un fenomeno attribuito a più fattori: carichi di lavoro elevati, turni prolungati, stipendi non adeguati e burnout post-pandemia.

Il quadro che emerge dai dati della Corte dei Conti e dalle denunce sindacali evidenzia una crisi strutturale, afferma David Nucci, presidente Opi Firenze-Pistoia.

Per invertire la tendenza, secondo Nucci, occorre valorizzare il capitale umano infermieristico, rimodulando le condizioni operative, adeguando il trattamento economico, investendo nelle competenze e coinvolgendo gli infermieri nelle decisioni strategiche.

La permanenza del personale nel sistema pubblico diventa una delle principali sfide per la sanità regionale. Non basta reclutare nuovi infermieri: occorre evitare che quelli già in servizio lascino il sistema.

Nucci indica alcune misure concrete come orari più flessibili, soprattutto per i genitori, maggiore possibilità di trasferimenti vicino alla residenza e ambienti di lavoro più sicuri.

Un cambio di prospettiva che passa anche dall’organizzazione dei servizi. L’obiettivo, secondo l’Opi, è superare modelli gerarchici rigidi e costruire reti assistenziali integrate, dove l’infermiere possa collaborare in modo paritario con le altre professioni.

Retribuzioni e responsabilità

Tra i nodi più critici resta il riconoscimento economico. In Toscana, secondo quanto riportato, un infermiere guadagna mediamente tra 1.850 e 2.100 euro netti al mese.

Cifre spesso ritenute insufficienti rispetto alle responsabilità e al costo della vita, sottolinea Nucci.

Il rischio è che, senza un adeguamento contrattuale e organizzativo, il personale continui a spostarsi verso il settore privato o verso l’estero, aggravando ulteriormente le difficoltà del sistema pubblico.

La carenza di infermieri incide anche sull’attuazione dei progetti legati al Pnrr, a partire dalle Case della Comunità. Secondo Nucci, la mancanza di personale rischia di frenare l’apertura e la piena operatività delle nuove strutture territoriali.

Il problema non riguarda solo il futuro della sanità territoriale. Gli effetti sono già visibili anche sull’aumento delle liste d’attesa e sulla pressione crescente nei reparti di emergenza-urgenza.

La carenza non è più solo un problema di organici, ma una questione di sostenibilità del sistema. Trattenere gli infermieri, valorizzarne le competenze e migliorare le condizioni di lavoro diventa quindi un passaggio decisivo per garantire continuità assistenziale e qualità delle cure.