Tassa salute frontalieri, il Consiglio regionale respinge l’abolizione: verso aliquote ridotte e detrazioni

Scritto il 22/04/2026
da Redazione

La tassa sulla salute per i lavoratori frontalieri non sarà abolita. Il Consiglio regionale della Lombardia ha respinto la mozione del Pd che ne chiedeva la cancellazione, approvando invece la proposta della maggioranza che punta a ridurre l’impatto fiscale attraverso aliquote minime e detrazioni.

La tassa resta, bocciata l’abrogazione

Il voto in aula conferma l’applicazione del contributo destinato a finanziare il sistema sanitario, in particolare nelle aree di confine. La mozione approvata, presentata da Luigi Zocchi (Fratelli d’Italia), impegna la Giunta ad aprire un confronto con il Governo per ottenere condizioni fiscali più favorevoli per i frontalieri, soprattutto per quelli cosiddetti “storici”.

Non possiamo non applicare una legge nazionale - ha dichiarato Zocchi - ma possiamo chiedere che venga applicata nella misura inferiore possibile. Chiarezza, applicazione del minimo e sistema forfettizzato sono le uniche strade percorribili.

Il gettito della tassa sarà destinato al rafforzamento del personale sanitario nelle Asst di confine. Secondo l’assessore agli Enti locali Massimo Sertori, le risorse permetteranno incrementi retributivi significativi: fino a 10mila euro annui per i medici e oltre 5mila euro per gli infermieri.

Una misura che, nelle intenzioni della maggioranza, mira a contrastare la carenza di personale nelle zone di frontiera, storicamente penalizzate dalla concorrenza salariale con la Svizzera.

Le posizioni della maggioranza

Dai banchi della maggioranza è arrivata una difesa compatta del provvedimento. Silvana Snider (Lega) ha ribadito il principio secondo cui chi utilizza i servizi deve contribuire al loro finanziamento, mentre Giacomo Zamperini (FdI) ha sottolineato la necessità di recuperare risorse per sostenere gli operatori sanitari negli ospedali di confine.

La mozione approvata prevede inoltre che i fondi raccolti non restino limitati alla fascia dei 20 chilometri dalla frontiera, ma vengano distribuiti tra tutte le aziende sanitarie dei territori di provenienza dei lavoratori.

Tra le criticità emerse nel dibattito, il possibile impatto sui rapporti con il Canton Ticino. Paola Pollini (M5S) ha espresso preoccupazione per eventuali ritorsioni, come una riduzione dei ristorni fiscali destinati ai Comuni italiani di confine.

Le critiche dell’opposizione

Il Partito Democratico ha contestato duramente la misura, definendola in contrasto con gli accordi internazionali tra Italia e Svizzera. Si tratta di un prelievo presentato come contributo ma che è a tutti gli effetti un’imposta calcolata su redditi già tassati alla fonte, ha dichiarato Angelo Orsenigo (Pd).

Sulla stessa linea Samuele Astuti (Pd), che ha parlato di «decisione calata dall’alto» in grado di creare difficoltà sia per i lavoratori frontalieri sia per le amministrazioni locali.

Sul tema è intervenuto anche Giuseppe Licata (Forza Italia), che ha evidenziato il rischio di disomogeneità tra Regioni: Sarebbe molto ingiusto se emergessero disparità di trattamento fiscale tra lavoratori residenti in territori di confine diversi.

Con il voto in Consiglio regionale, la linea della Lombardia appare definita: mantenere il contributo sanitario, ma ridurne l’impatto fiscale attraverso il confronto con il Governo.

Resta aperta la partita politica e istituzionale, sia sul piano nazionale sia nei rapporti con la Svizzera, mentre sullo sfondo emerge l’obiettivo di rafforzare l’attrattività del sistema sanitario nelle aree di confine.