Aggressioni agli infermieri, oltre 130mila episodi nel 2025

Scritto il 15/04/2026
da Redazione

La violenza contro gli infermieri raggiunge livelli mai registrati prima. Nel 2025 si stimano oltre 130mila aggressioni, con un incremento del 4% rispetto all’anno precedente e un trend in crescita anche nei primi mesi del 2026. A lanciare l’allarme è Nursing Up, che parla di un vero e proprio punto di non ritorno per la sicurezza degli operatori sanitari e richiama le aziende sanitarie alle proprie responsabilità.

Il dato reale: tra denunce e sommerso

Secondo il sindacato, i numeri ufficiali raccontano solo una parte del fenomeno. Le denunce registrate da Inail e Onseps si fermano a circa 18mila episodi annui, ma rappresentano solo la punta dell’iceberg. Le evidenze indicano infatti che viene denunciato appena un caso su otto.

Incrociando i dati, emerge una stima reale di oltre 130mila aggressioni nel 2025, tra violenze fisiche, minacce e intimidazioni. Gli infermieri risultano la categoria più colpita, con il 64% degli episodi segnalati.

La maggior parte degli episodi non si traduce in aggressioni fisiche, ma in violenza verbale, minacce e comportamenti intimidatori.

Si tratta di oltre l’80% dei casi, una dimensione spesso esclusa dai flussi ufficiali ma che incide in modo significativo sulla tenuta psicologica dei professionisti.

Un clima che, secondo Nursing Up, trasforma molti contesti assistenziali in ambienti di lavoro ad “allerta permanente”.

Alla base del fenomeno ci sono criticità strutturali ormai note. Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso, l’aumento dei tempi di attesa e la carenza di personale rappresentano fattori che alimentano tensione e conflittualità.

Secondo le analisi richiamate dal sindacato, nelle fasi di saturazione il rischio di eventi avversi può aumentare fino al 15%, contribuendo a creare un contesto favorevole agli episodi di violenza.

A questo si aggiunge la debolezza della sanità territoriale, che spinge sempre più utenti verso i servizi di emergenza, aumentando il carico assistenziale sugli operatori.

Nursing Up: “Le aziende hanno obblighi precisi”

Il presidente nazionale di Nursing Up, Antonio De Palma, richiama con forza il quadro normativo. Le aziende non possono più invocare la fatalità, afferma, sottolineando come l’obbligo di tutela dei lavoratori sia già previsto dalla legge.

Il riferimento è all’articolo 2087 del Codice Civile e al D.Lgs. 81/08, che impongono ai datori di lavoro di garantire la sicurezza e di valutare tutti i rischi, comprese le aggressioni.

Un documento di valutazione dei rischi che non tenga conto di questa realtà è un documento incompleto, evidenzia De Palma.

Tra le azioni concrete, il sindacato annuncia la richiesta di un dossier al Ministero dell’Interno. L’obiettivo è verificare quali ospedali, soprattutto quelli con bacini superiori ai 100mila abitanti, dispongano di un presidio di polizia attivo h24.

Per Nursing Up, la presenza delle forze dell’ordine non può essere disomogenea, ma deve diventare uno standard nelle strutture ad alto afflusso.

Le conseguenze della violenza non si fermano all’episodio. Secondo i dati richiamati dal sindacato, circa il 17% degli infermieri sviluppa sintomi riconducibili a stress post-traumatico (PTSD), con un’incidenza superiore alla media europea.

Un dato che evidenzia come il fenomeno abbia ricadute dirette sulla salute mentale degli operatori e, di conseguenza, sulla qualità dell’assistenza. La violenza non è parte del lavoro, ma un fallimento organizzativo, conclude De Palma.