Un episodio che non è isolato
Infermiere aggredito alle Molinette di Torino
L’aggressione avvenuta alle Molinette non rappresenta un caso isolato. Arriva a pochi giorni di distanza da un episodio analogo registrato all’ospedale di Ciriè e si colloca in un trend ormai consolidato a livello nazionale, dove i Pronto Soccorso risultano tra i contesti più esposti a episodi di violenza.
Secondo quanto segnalato dal sindacato Nursing Up, la frequenza degli eventi e la loro gravità stanno aumentando, trasformando un fenomeno già noto in una criticità strutturale.
Nursing Up: “Situazione non più sostenibile”
A intervenire è il sindacato Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta, che parla apertamente di una situazione fuori controllo.
Non possiamo continuare a commentare aggressioni a posteriori con la solita solidarietà di circostanza – afferma Francesco Malara, dirigente Nursing Up Torino – qui siamo di fronte a lavoratori che rischiano l’incolumità fisica ogni giorno. Oggi parliamo di uno sterno fratturato, domani cosa dovremo raccontare?
.
Il sindacato sottolinea come gli operatori sanitari si trovino sempre più spesso a lavorare in condizioni di rischio, soprattutto nei reparti di emergenza.
Il tema della sicurezza si intreccia con quello organizzativo. La gestione delle situazioni di violenza, la tempestività degli interventi e l’effettiva applicazione della flagranza di reato restano nodi ancora irrisolti
, evidenzia il sindacato.
L’assenza dell’infermiere aggredito, inoltre, si traduce immediatamente in un aumento del carico di lavoro per i colleghi, in un sistema già caratterizzato da organici ridotti.
Non possiamo continuare a chiedere a professionisti già stremati di coprire ulteriori carichi di lavoro
, aggiunge ancora Malara.
Serve un cambio di passo
È evidente che serve un cambio di passo immediato – dichiara Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta – non basta più indignarsi dopo. Serve prevenzione, servono protocolli chiari e strumenti concreti per tutelare chi lavora in prima linea
.
Il riferimento è alla necessità di rafforzare le misure di prevenzione e sicurezza nei reparti più esposti.
Tra le azioni in campo, l’introduzione di guardie armate in alcune strutture del territorio viene considerata “un segnale”, ma non sufficiente a risolvere il problema in modo strutturale.
L’aumento delle aggressioni non è solo un problema di sicurezza individuale. La sicurezza degli operatori e la qualità dell’assistenza sono due facce della stessa medaglia
, sottolinea Delli Carri.
In un contesto già segnato da carenza di personale e difficoltà organizzative, episodi come quello delle Molinette contribuiscono ad alimentare un clima di crescente tensione nei reparti più esposti.