Sanità privata, verso lo sciopero del 17 aprile

Scritto il 10/04/2026
da Redazione

Il confronto sui rinnovi contrattuali nella sanità privata entra in una fase sempre più tesa. Dopo il nuovo incontro al Ministero della Salute, le sigle sindacali confermano lo sciopero nazionale del 17 aprile. Sullo sfondo, cresce anche l’attenzione istituzionale e professionale su una vertenza che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori e che rischia di avere ricadute sull’intero sistema sanitario. La partita si gioca su più livelli: da un lato il nodo economico e contrattuale, dall’altro il tema più ampio del riconoscimento professionale e dell’equità tra operatori che lavorano in contesti diversi ma svolgono le stesse funzioni.

Sindacati: “Settore in crescita, lavoratori senza contratto”

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl non arretrano dopo il confronto con il Ministero. Siamo stati convocati oggi per un nuovo confronto – dichiarano i segretari generali Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi – e pur apprezzando i tentativi di mediazione messi in campo dal Ministero, dobbiamo essere chiari: non possiamo fare alcun passo indietro.

La posizione è netta e si fonda su una distanza considerata ormai strutturale tra risultati economici del settore e condizioni dei lavoratori. La distanza tra la realtà dei bilanci aziendali e la sofferenza dei lavoratori è ormai incolmabile, proseguono, rilanciando con decisione la mobilitazione.

Il quadro descritto dai sindacati è quello di un comparto economicamente solido, ma contrattualmente fermo. Nel 2023 il fatturato complessivo ha toccato i 12,02 miliardi di euro, con una crescita del 15,5% rispetto al 2019. L’utile netto è raddoppiato in un solo anno, evidenziano, sottolineando come a fronte di questo boom finanziario si continua a negare il rinnovo a chi aspetta da 8 anni nella sanità privata e da 14 anni nelle RSA.

Da qui la scelta di confermare lo sciopero: Chi cura i cittadini merita rispetto, non infiniti rinvii.

Uno dei punti più critici riguarda il differenziale retributivo tra pubblico e privato. Un infermiere della sanità privata guadagna mediamente 500 euro in meno rispetto a un collega del pubblico, denunciano i sindacati, evidenziando anche l’impatto dell’inflazione: ha già eroso il 22% del potere d’acquisto per chi attende da 8 anni e il 32% per chi opera nelle RSA.

Da qui la richiesta di un intervento strutturale: Chiediamo con forza che il rinnovo dei contratti diventi un requisito vincolante per l’accreditamento con il Servizio sanitario nazionale.

Un passaggio che lega direttamente il tema contrattuale alla qualità dell’assistenza: Il profitto non può reggersi sul dumping contrattuale.

Fnopi: “Valorizzazione in tutti i contesti”

Accanto alla mobilitazione sindacale, si inserisce la posizione della Fnopi, che sposta il focus sul piano professionale. La Federazione richiama l’attenzione sui circa 65mila infermieri del settore privato, evidenziando il rischio di disparità non più sostenibili.

La valorizzazione professionale deve valere in tutti i contesti organizzativi – si legge nella nota – e la contrattualistica deve adeguarsi all’evoluzione delle professioni infermieristiche e del mutato quadro dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria.

Un richiamo che non entra nel merito della trattativa, ma pone una questione di principio. Siamo fiduciosi che Aiop, Regioni e Ministero sposino il principio secondo il quale non esistono infermieri di serie A e di serie B, sottolinea la Federazione, indicando la necessità di superare “aspetti obsoleti che ancora persistono in determinati inquadramenti, in special modo nel settore privato”.

Sulla stessa linea anche l’Opi Roma, che ha evidenziato come sia in gioco la dignità stessa della professione infermieristica, richiamando l’attenzione sulle condizioni di esercizio nel settore privato.