Ci sono momenti in cui la sanità italiana sembra perdere il senso dell'orientamento: non è una questione di grandi riforme o di scenari futuri, è qualcosa di più semplice e forse per questo più grave. A Salerno, nel giro di pochi giorni, emergono due episodi che, messi insieme, raccontano una storia difficile da ignorare: da una parte infermieri utilizzati negli uffici amministrativi, dall’altra un video inappropriato che solleva interrogativi sul comportamento professionale. Due fatti che, messi insieme, restituiscono un’immagine che ha qualcosa di profondamente dissonante.
La normalizzazione dell’assurdo
Ci sono momenti in cui la sanità italiana sembra perdere il senso delle proporzioni.
La cosa più sorprendente non è nemmeno il fatto in sé, piuttosto quanto tutto questo sembri, in qualche modo, già visto.
Infermieri che non stanno al letto del paziente ma dietro una scrivania .
Professionisti sanitari che finiscono al centro dell’attenzione per comportamenti fuori contesto .
Non è un’eccezione. È una distorsione che, lentamente, rischia di diventare normale.
Ed è proprio quando l’assurdo si ripete abbastanza volte che smette di essere percepito come tale.
Nel caso degli infermieri impiegati negli uffici, il paradosso è evidente. In un sistema che denuncia carenze croniche di personale, ci si può permettere di sottrarre professionisti all’assistenza diretta?
La risposta, nei fatti, sembra essere sì.
Ma è un sì che pesa. Perché ogni infermiere che lascia il reparto non è solo un numero:
è tempo sottratto alla cura, è carico redistribuito, è pressione che si sposta su altri colleghi.
E allora la domanda diventa inevitabile:
è davvero questa la priorità del sistema sanitario?
L’altro episodio, quello del video, si muove su un piano diverso, ma non distante. Perché anche lì il punto non è solo il gesto, è il contesto.
Quando il ruolo professionale perde contorni chiari , quando non è più percepito come qualcosa che accompagna il professionista anche fuori dalla corsia, allora tutto diventa più incerto.
E in quella zona grigia può succedere di tutto, anche ciò che, fino a poco tempo fa, sembrava impensabile.
Il punto non è indignarsi per i singoli episodi, bensì capire perché questi episodi continuano a verificarsi .
Nel caso degli infermieri impiegati negli uffici, la questione è chiaramente organizzativa:
significa che esistono margini, tollerati o non controllati, in cui il personale sanitario viene utilizzato fuori dal proprio perimetro professionale.
Nel caso del video, invece, il tema è professionale: quanto è chiaro, oggi, il confine tra comportamento personale e responsabilità pubblica di chi esercita una professione sanitaria?
I due piani sono diversi, ma condividono la stessa criticità: la mancanza di confini definiti e condivisi.
Non è un problema di norme, che esistono già, bensì di applicazione e, soprattutto, di chiarezza.
Un sistema sanitario che utilizza infermieri in attività non assistenziali e che allo stesso tempo fatica a presidiare il significato pubblico della professione trasmette implicitamente il messaggio che il ruolo ha perso confini chiari .
E quando ci si spoglia di questi confini, succedono due cose:
le competenze vengono utilizzate in modo improprio i comportamenti individuali non seguono più l'ago della bussola deontologica Il risultato non è solo organizzativo o disciplinare, è culturale. Perché una professione forte non è quella che reagisce agli episodi, ma quella in cui episodi del genere diventano semplicemente improbabili.