Monaldi di Napoli, infermieri accanto a Domenico fino all’ultimo

Scritto il 23/02/2026
da Redazione

Alcuni infermieri hanno rinunciato ai turni di riposo per restare accanto al piccolo Domenico, morto a due anni dopo un trapianto di cuore. A raccontarlo è il caposala della Terapia intensiva della Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi di Napoli, che parla di un impegno “anima e corpo” e di un esito vissuto come un fallimento umano prima ancora che professionale.

Il racconto del team di Terapia intensiva

Domenico, due anni, era ricoverato presso l’ospedale Monaldi di Napoli, nella Uoc di Cardiochirurgia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite, dopo un trapianto di cuore che non ha avuto esito favorevole. La salma è attualmente sotto sequestro in attesa dell’autopsia.

A intervenire pubblicamente è Giovanni Bufalino, caposala della Terapia intensiva del reparto, che ha ricostruito il clima vissuto dal team infermieristico nei giorni più critici. “Quello che potevamo fare l’abbiamo fatto. Forse anche qualcosa in più”, ha dichiarato, sottolineando come il percorso clinico fosse complesso fin dall’inizio.

Nei momenti in cui la situazione si è aggravata, alcuni infermieri hanno scelto di rinunciare ai giorni di riposo per continuare a seguire il bambino. Una decisione che il coordinatore definisce motivo di orgoglio per l’intero team.

Tra pressione mediatica e dolore professionale

Il caso di Domenico ha avuto un’ampia risonanza mediatica, con una pressione costante sul reparto e sui professionisti coinvolti. “Sono momenti che ti toccano in maniera profonda, perché li vivi ora dopo ora”, ha spiegato Bufalino, descrivendo gli ultimi giorni come particolarmente difficili.

La madre del bambino ha chiesto verità e giustizia, ma ha anche chiarito che quanto accaduto non deve “infangare il nome di tutto il Monaldi” né del reparto che ha assistito il figlio.

Per gli infermieri della Terapia intensiva pediatrica, la vicenda rappresenta una ferita che va oltre la dimensione tecnica dell’assistenza. “Ci credevamo fino all’ultimo”, ha detto il caposala, parlando di una speranza condivisa fino alla constatazione dell’irreversibilità del quadro clinico.

Quando la cura non basta

Nel lavoro quotidiano dell’emergenza e dell’alta intensità assistenziale, la morte fa parte della professione. Ma non tutti i casi sono uguali. La gestione di un paziente pediatrico, seguita giorno dopo giorno, comporta un coinvolgimento emotivo che si intreccia con la responsabilità clinica.

La vicenda di Domenico riporta al centro il peso umano dell’assistenza in contesti ad alta complessità: turni prolungati, decisioni rapide, esposizione mediatica e, talvolta, esiti che non dipendono dalla dedizione del team.

Per il personale del Monaldi, resta la consapevolezza di aver messo in campo ogni competenza disponibile. E la consapevolezza che, quando la medicina non riesce a cambiare il corso degli eventi, il senso di fallimento non cancella l’impegno, ma lo rende ancora più difficile da sostenere.