Lauree magistrali cliniche: cosa cambia per gli infermieri

Scritto il 22/02/2026
da Redazione

L’annuncio è arrivato durante il Consiglio Nazionale FNOPI del 21 febbraio 2026: con la firma dei decreti ministeriali si conclude l’iter che istituisce tre nuove lauree magistrali a indirizzo clinico per la professione infermieristica. Un passaggio definito “un traguardo importante” dal ministro della Salute Orazio Schillaci e dalla ministra dell’Università Anna Maria Bernini, intervenuti davanti ai rappresentanti degli Ordini provinciali.

Le nuove magistrali riguarderanno tre aree considerate strategiche per l’evoluzione dell’assistenza:

  • Cure Primarie e Sanità Pubblica
  • Cure Pediatriche e Neonatali
  • Cure Intensive ed Emergenza
Si tratta di un cambiamento atteso da anni nel panorama formativo italiano, dove la laurea magistrale infermieristica era finora prevalentemente orientata agli aspetti gestionali e organizzativi.

Cosa cambia concretamente

Secondo quanto dichiarato dal Ministero dell’Università, l’obiettivo è formare professionisti/e con competenze cliniche avanzate, capaci di rispondere ai nuovi bisogni di salute e alla crescente complessità assistenziale.

Il provvedimento nasce anche in risposta a una criticità strutturale del sistema sanitario: la carenza di infermieri/e e la necessità di rendere la professione più attrattiva, offrendo percorsi di carriera e specializzazione più chiari.

La presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli ha definito la riforma non come un punto di arrivo, ma come l’inizio di una nuova fase, sottolineando che il vero lavoro inizierà ora con l’attivazione concreta dei percorsi nelle università e la loro integrazione nel sistema sanitario.

Un percorso iniziato anni fa

La riforma non nasce improvvisamente. Da tempo la Federazione e le istituzioni parlano della necessità di affiancare alla formazione manageriale una vera specializzazione clinica, capace di valorizzare competenze avanzate sul territorio, nelle cure primarie e nelle aree ad alta intensità assistenziale.

I dati sulle iscrizioni alle magistrali mostrano una domanda crescente di formazione avanzata da parte degli infermieri/e, segnale di una professione che chiede riconoscimento e sviluppo accademico.

Le implicazioni per il sistema sanitario

L’introduzione delle magistrali cliniche si inserisce in un contesto di trasformazione dell’assistenza:

  • incremento delle patologie croniche
  • progressivo invecchiamento della popolazione
  • rafforzamento dell’assistenza territoriale
  • crescente complessità dei percorsi di cura
In teoria, la formazione specialistica potrebbe contribuire a:

  • migliorare la qualità e la continuità assistenziale;
  • sviluppare competenze avanzate in setting specifici;
  • rendere più attrattiva la professione per i giovani;
  • ridurre la fuga di professionisti verso l’estero.

Uno sguardo oltre la riforma: quali prospettive si aprono

L’introduzione delle lauree magistrali cliniche non rappresenta solo un cambiamento accademico. Per molti osservatori e osservatrici segna l’inizio di una fase di transizione che potrebbe ridefinire progressivamente il ruolo infermieristico all’interno del sistema sanitario italiano.

Il punto centrale, oggi, non è soltanto la formazione, ma ciò che questa formazione potrà generare in termini di organizzazione, responsabilità professionali e riconoscimento contrattuale.

Verso l’infermiere specialista?

La creazione di percorsi magistrali clinici suggerisce un’evoluzione del modello professionale: dal profilo generalista verso figure con competenze avanzate in aree specifiche, come cure intensive, territorio e ambito pediatrico.

In molti sistemi europei la specializzazione infermieristica è associata a percorsi di carriera clinica strutturati e a una maggiore autonomia decisionale. La domanda che si apre anche in Italia è se la formazione avanzata resterà un titolo accademico o diventerà la base per nuovi profili professionali riconosciuti all’interno delle organizzazioni sanitarie.

La questione della prescrizione infermieristica

Tra i temi più discussi emerge inevitabilmente quello della prescrizione infermieristica.

I decreti annunciati intervengono esclusivamente sul piano formativo e non introducono alcuna modifica normativa rispetto alle competenze attuali. Tuttavia, nel dibattito professionale, la creazione di percorsi clinici avanzati viene letta da alcuni come un possibile passaggio preliminare verso una futura evoluzione delle competenze.

In diversi Paesi europei, infatti, la formazione specialistica costituisce il prerequisito per forme di prescrizione limitata, ad esempio dispositivi, presidi o percorsi assistenziali standardizzati, integrate all’interno di modelli multidisciplinari.

In Italia, uno scenario simile richiederebbe però un percorso normativo, organizzativo e culturale complesso, oltre a una ridefinizione chiara delle responsabilità professionali. Per ora, dunque, si tratta più di una prospettiva di dibattito che di un cambiamento imminente.

Il nodo contrattuale e organizzativo

Se la riforma vuole produrre un impatto reale, il tema decisivo sarà quello contrattuale.

Nuove competenze avanzate implicano inevitabilmente una riflessione su ruoli, inquadramenti e valorizzazione economica. In assenza di un riconoscimento organizzativo concreto, il rischio percepito da parte della professione è che la specializzazione resti confinata all’ambito universitario, senza modificare sostanzialmente la pratica clinica quotidiana.

La sfida, quindi, sarà trasformare la formazione in funzione assistenziale reale, evitando uno scollamento tra aspettative professionali e realtà lavorativa.

Quali scenari possibili?

Guardando ai prossimi anni, le traiettorie possibili sono diverse e dipenderanno da come il sistema sanitario deciderà di accompagnare questa trasformazione formativa.

Uno scenario potrebbe essere quello di una reale ridefinizione dei modelli assistenziali, con infermieri specialisti progressivamente integrati nei percorsi clinici e valorizzati come riferimento in ambiti ad alta complessità. In questa prospettiva, la formazione avanzata diventerebbe il motore di una nuova organizzazione del lavoro, centrata sulle competenze.

Un secondo scenario ipotizza invece un’evoluzione più graduale: le nuove magistrali potrebbero rappresentare il punto di partenza per un ampliamento progressivo delle competenze avanzate e dell’autonomia professionale, attraverso passaggi successivi sul piano normativo e organizzativo.

Non può però essere esclusa anche un’altra possibilità, più prudente, in cui l’innovazione resti prevalentemente sul piano accademico, ampliando l’offerta formativa senza incidere in modo sostanziale sull’assetto organizzativo e contrattuale della professione.

La direzione intrapresa appare comunque definita: ciò che determinerà il reale impatto della riforma sarà la capacità di tradurre la formazione in modelli assistenziali concreti, sostenuti da scelte normative, contrattuali e organizzative coerenti.