Giornata dei professionisti sanitari, il nodo degli organici dopo il Covid

Scritto il 20/02/2026
da Redazione

Nella Giornata nazionale dei professionisti sanitari in memoria delle vittime del Covid, Nursing Up richiama l’attenzione sulla fragilità strutturale del sistema sanitario. Oltre 90 infermieri deceduti durante la pandemia, un rapporto di 6,2 infermieri ogni 1.000 abitanti contro l’8,4 della media UE e una stima di 175 mila professionisti mancanti. Per il sindacato, la memoria deve tradursi in riforme concrete.

Il prezzo pagato durante la pandemia

In Italia sono stati oltre 90 gli infermieri morti per Covid-19, mentre migliaia di operatori sanitari sono stati contagiati nei mesi più duri dell’emergenza. In molti casi si è lavorato con dispositivi di protezione individuale insufficienti, in condizioni di esposizione continua.

Per Nursing Up, la commemorazione non può limitarsi al ricordo. “Abbiamo contato i morti. Ora è tempo di contare gli organici”, afferma il presidente nazionale Antonio De Palma, sottolineando che la sicurezza del personale è parte integrante della sicurezza dei pazienti.

Secondo i dati OCSE richiamati dal sindacato, l’Italia dispone di 6,2 infermieri ogni 1.000 abitanti, a fronte di una media europea di 8,4. In diversi Paesi dell’Europa centrale il dato supera i 10 professionisti per 1.000 abitanti.

Sulla base degli standard europei, Nursing Up stima una carenza di circa 175 mila infermieri. Con un’età media elevata e numerosi pensionamenti attesi nei prossimi anni, il divario potrebbe crescere ulteriormente in assenza di interventi strutturali.

Il sindacato evidenzia inoltre uno squilibrio nel modello assistenziale: l’Italia presenta una densità medica superiore o in linea con la media europea, ma una dotazione infermieristica significativamente inferiore. Una condizione che aumenta il carico sui singoli professionisti e il rischio clinico.

Retribuzioni e attrattività

Altro nodo è quello economico. Un infermiere italiano a inizio carriera percepisce mediamente tra 1.500 e 1.600 euro netti al mese, mentre in diversi Paesi del Nord Europa le retribuzioni superano i 2.500-3.000 euro. Il differenziale può superare i 1.000 euro mensili.

Negli ultimi anni l’inflazione ha ulteriormente eroso il potere d’acquisto, con una perdita reale stimata oltre il 10% rispetto al periodo pre-pandemico. Una dinamica che incide sull’attrattività della professione e alimenta la mobilità verso l’estero.

Il comunicato richiama anche il recente policy brief dell’Oms Europa, che collega in modo diretto la dotazione di personale infermieristico alla qualità dell’assistenza e alla sicurezza dei pazienti. L’Oms stima una carenza regionale di quasi 1 milione di infermieri entro il 2030 e indica azioni prioritarie su pianificazione strategica, investimenti strutturali, sistemi dati affidabili, formazione e leadership.

Per Nursing Up, l’Italia affronta un doppio rischio: una popolazione tra le più anziane d’Europa, oltre il 24% ha più di 65 anni, e una categoria infermieristica con età media elevata. L’aumento delle cronicità e la possibilità di nuove emergenze sanitarie richiedono una programmazione preventiva, non interventi emergenziali.

La memoria senza riforme è solo un rituale, afferma De Palma.

Il sindacato chiede un piano straordinario di assunzioni e valorizzazione economica della professione, sostenendo che senza un rafforzamento strutturale degli organici il sistema sanitario rischia di affrontare le prossime emergenze con una vulnerabilità crescente.