Procedimento disciplinare Opi: come funziona e cosa deve sapere l’infermiere

Scritto il 16/02/2026
da Lorenzo Maruccelli

Il procedimento disciplinare dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi) è uno degli strumenti più importanti a tutela della professione, ma anche uno dei meno conosciuti dagli iscritti. Spesso viene percepito come un meccanismo punitivo, quando in realtà rappresenta un sistema di garanzia per il cittadino e per l’intera comunità professionale. Comprendere quali sono le sue fasi di cui si compone il procedimento, quali diritti ha l’infermiere coinvolto, quali sono le tempistiche che l’ordine deve rispettare e quali sono le prospettive future della normativa è fondamentale per lavorare con maggiore consapevolezza e sicurezza.

Cos’è l’Opi e perché esiste la disciplina ordinistica

Per capire a pieno la funzione del procedimento disciplinare ordinistico è opportuno capire cos’è l’Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi).

L’Opi è un ente pubblico non economico, inserito nella rete coordinata dalla FNOPI (Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche), esso ha compiti volti alla tutela e vigilanza sull’esercizio della professione infermieristica.

Gli organi che lo compongono sono quattro:

  1. Il consiglio direttivo con il presidente
  2. La commissione d’albo
  3. Il collegio dei revisori dei conti
  4. L’assemblea degli iscritti

Tra le sue varie funzioni rientra la funzione disciplinare, ovvero la possibilità di valutare e sanzionare eventuali condotte che violino:

  • I principi di decoro e dignità professionale
  • Le norme deontologiche
  • Le regole di correttezza nei confronti di cittadini e colleghi

Sostanzialmente, l’Ordine non “punisce” per principio, ma il suo intervento ha la finalità di garantire che la professione mantenga credibilità, sicurezza e fiducia all’interno della società.

Procedimento disciplinare Opi

Attualmente il riferimento principale per la disciplina ordinistica è il D.P.R. 221/1950, norma storica che continua a regolare gran parte delle procedure disciplinari.

Tuttavia, la Legge 3/2018 (Decreto Lorenzin) ha introdotto un importante tentativo di riforma che prevede:

  • La creazione di uffici istruttori regionali
  • Una separazione più netta tra fase istruttoria e fase giudicante svolta da organi ben distinti
  • Un nuovo assetto organizzativo delle Commissioni d’Albo

Allo stato attuale mancano ancora i decreti attuativi necessari. Questo crea una sorta di “zona grigia” normativa in cui gli Ordini territoriali continuano ad applicare, di fatto, le regole del D.P.R. 221/1950.

Riforma Cartabia: cosa cambia

La Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022) ha avuto un impatto rilevante anche sul piano disciplinare.

La sentenza di patteggiamento

Prima della riforma, la sentenza di patteggiamento (art. 444 c.p.p.) poteva avere effetti anche in procedimenti disciplinari ordinistici.

Dopo la riforma:

  • la sentenza di patteggiamento vale solo in ambito penale
  • non è più automaticamente utilizzabile come prova nel disciplinare
  • l’Ordine deve svolgere un autonomo accertamento dei fatti

È opportuno stare attenti a non cadere nella trappola della retroattività, infatti la norma non è retroattiva e vale esclusivamente per i procedimenti avviati dopo l’entrata in vigore.

Funzione educativa e sociale del procedimento

Uno dei punti più importanti è la natura “sociale” del procedimento disciplinare. Non dovrebbe essere considerato esclusivamente un meccanismo punitivo, ma anche:

  • un sistema di tutela della cittadinanza
  • uno strumento di garanzia per la professione
  • un’occasione educativa per la comunità infermieristica

Il procedimento disciplinare, se ben applicato, diventa un mezzo per rafforzare autorevolezza e credibilità dell’infermieristica e rappresenta un pilastro della giustizia deontologica e della tutela della professione infermieristica.

Tuttavia, l’attuale applicazione basata sul D.P.R. 221/1950 mostra limiti evidenti, soprattutto in termini di uniformità e formazione dei componenti ordinistici.

L’attuazione piena della Legge 3/2018 potrebbe finalmente introdurre un sistema più moderno, con ruoli meglio separati e garanzie procedurali più solide, rendendo il procedimento disciplinare non solo più efficace, ma anche più equo e trasparente.

In definitiva, la disciplina ordinistica dovrebbe essere percepita non come una “minaccia”, ma come un elemento di crescita collettiva e di tutela dell’identità professionale infermieristica.