Social housing per infermieri: il Veneto punta sulla leva abitativa

Scritto il 02/02/2026
da Redazione

Affitti insostenibili, stipendi che faticano a tenere il passo e territori sempre meno attrattivi per chi lavora nella sanità. In Veneto prende forma una proposta che prova a intervenire su uno dei nodi più critici per infermieri e operatori sanitari: l’accesso alla casa come strumento per trattenere competenze e garantire continuità assistenziale.

La casa come incentivo per restare

L’idea nasce da una constatazione ormai condivisa: per molte professioni sanitarie, gli stipendi non sono sufficienti a compensare il costo della vita, soprattutto nelle grandi città.

Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha messo sul tavolo un progetto di social housing a prezzi calmierati rivolto a infermieri, medici, operatori sanitari ed educatori.

Il messaggio è diretto: se non è possibile intervenire rapidamente sul salario, si può agire su una delle voci di spesa più pesanti, l’abitazione. Un approccio che collega politiche sanitarie e politiche sociali, con l’obiettivo di rendere il territorio nuovamente attrattivo per chi lavora nei servizi essenziali.

Un progetto in fase avanzata

Il piano, denominato “Generazione Casa”, prevede l’utilizzo di risorse regionali già individuate, pari a 50 milioni di euro, per recuperare e destinare immobili a canone calmierato.

Non si tratterebbe di edilizia popolare in senso tradizionale, ma di residenze pubbliche dedicate a specifiche categorie professionali, tra cui il personale sanitario.

Secondo quanto riportato, la pianificazione del progetto sarebbe già in una fase avanzata, con l’obiettivo di superare i vincoli che in passato hanno limitato l’assegnazione di alloggi pubblici su base territoriale.

Carenza di infermieri e attrattività del lavoro

La proposta si inserisce in un contesto di carenza strutturale di personale sociosanitario, che in Veneto, come nel resto del Paese, incide sulla tenuta dei servizi. Per gli infermieri, il problema dell’alloggio è particolarmente rilevante nelle aree urbane, dove gli affitti possono superare facilmente i 1.000 euro mensili, erodendo gran parte del reddito.

In questo scenario, la disponibilità di una casa a costi sostenibili diventa un fattore determinante nella scelta di accettare o mantenere un incarico, soprattutto per i professionisti più giovani o per chi si sposta da altre regioni.