Infermieri in Liguria, il fabbisogno cresce più dell’offerta formativa

Scritto il 26/01/2026
da Redazione

In Liguria il numero di infermieri non è sufficiente a garantire la tenuta dei servizi nel medio periodo. I dati sul fabbisogno annuale, incrociati con pensionamenti e capacità formativa delle università, delineano uno squilibrio strutturale che richiede scelte rapide su formazione, programmazione e attrattività della professione.

Un fabbisogno che supera i numeri attuali

Secondo le stime presentate dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Genova, alla sanità ligure servono almeno 700 nuovi infermieri ogni anno per mantenere gli attuali livelli di assistenza. Una soglia minima, non legata a espansioni dei servizi, ma al semplice ricambio generazionale e alla crescente domanda di cure.

Attualmente nel Servizio sanitario regionale lavorano circa 9mila infermieri. Applicando un tasso di pensionamento intorno al 3%, si stima l’uscita di circa 400 professionisti all’anno dal solo settore pubblico, a cui si sommano le cessazioni nelle strutture private accreditate e residenziali.

Formazione universitaria sotto pressione

Il nodo centrale riguarda la formazione: per rispondere al fabbisogno stimato, l’Ordine indica come indispensabili almeno 440 posti annuali nei corsi di laurea in infermieristica, considerati il livello minimo sotto il quale non è possibile garantire la sostenibilità del sistema.

A questi si aggiunge la necessità di rafforzare l’offerta formativa avanzata, con 15 posti per infermieri pediatrici e 120 posti per la laurea magistrale, quest’ultima ritenuta strategica per lo sviluppo di competenze cliniche, organizzative e formative.

La richiesta di attivare rapidamente i percorsi magistrali risponde anche all’esigenza di sostenere il ricambio nei ruoli di coordinamento, direzione e formazione, sempre più scoperti.

Concorsi e assunzioni non bastano

Il recente concorso regionale, che ha visto oltre 1.300 candidati per 641 posti, rappresenta un segnale positivo in termini di risposta occupazionale. Tuttavia, i numeri mostrano che le assunzioni, pur necessarie, non sono sufficienti se non accompagnate da una programmazione formativa coerente e continuativa.

Senza un aumento strutturale dei posti universitari e una maggiore attrattività della professione, il rischio è quello di inseguire le carenze con bandi ripetuti, senza mai colmare davvero il divario tra domanda e offerta di infermieri.

Programmazione come leva strategica

Il confronto annunciato tra Ordine, Regione Liguria e Università apre uno spazio di riflessione che va oltre l’emergenza. I dati indicano chiaramente che il problema non è episodico, ma strutturale. La tenuta dei servizi sanitari regionali dipenderà dalla capacità di pianificare oggi la formazione di domani, tenendo conto di pensionamenti, carichi assistenziali e nuovi modelli organizzativi.

Per la professione infermieristica, la sfida non è solo numerica, ma riguarda il riconoscimento del ruolo, le prospettive di crescita e la sostenibilità del lavoro nel tempo. I numeri, questa volta, parlano chiaro.