Professionisti formati, ma senza possibilità di operare
Pronti 60 infermieri di famiglia e comunità a Taranto in attesa dell'atticazione delle procedure regionali.
Sono 60 gli infermieri che hanno concluso il primo modulo formativo per diventare infermieri di famiglia e comunità. Un investimento in competenze che, al momento, non si traduce in servizi per i cittadini.
Secondo quanto riferito dall’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Taranto, questi professionisti dovranno attendere ancora diversi mesi prima di poter essere impiegati sul territorio.
Il nodo non è formativo né organizzativo sul piano clinico, ma amministrativo. I tempi lunghi per la conclusione del concorso regionale infermieri 2025 e per l’avvio delle procedure di assunzione stanno rallentando l’operatività delle strutture territoriali previste dalla riforma dell’assistenza di prossimità.
Case di comunità pronte, personale in attesa
Nel territorio di Taranto sono presenti 17 Case di comunità, una delle quali nel capoluogo. Strutture che, secondo gli standard, dovrebbero contare su un numero significativo di infermieri dedicati per garantire presa in carico, continuità assistenziale e supporto domiciliare.
I tempi sono molto lunghi, legati alla burocrazia necessaria per concludere le procedure concorsuali
, ha spiegato Pierpaolo Volpe, sottolineando come questo ritardo abbia ricadute dirette sull’effettiva attuazione del DM 77/2022, che ha ridefinito l’organizzazione dell’assistenza territoriale.
Infermiere di famiglia come filtro del sistema
La figura dell’infermiere di famiglia e comunità è pensata per prendersi carico di circa 3.000 abitanti, non come somma di singoli assistiti, ma come nuclei familiari seguiti in modo continuativo. Un modello che punta a intercettare precocemente i bisogni, gestire la cronicità e orientare in modo appropriato le richieste di assistenza.
In assenza di questi professionisti sul territorio, il carico si sposta inevitabilmente sugli altri servizi, a partire dal pronto soccorso. «È una figura che funge da filtro, soprattutto per i codici bianchi e gialli che oggi intasano i pronto soccorso», ha evidenziato Volpe, richiamando il rischio di un uso improprio dell’emergenza-urgenza.
Impatto su cittadini e servizi
Il ritardo nell’attivazione degli infermieri di comunità non ha solo un costo professionale, ma anche assistenziale. La mancata presa in carico territoriale incide sulla gestione delle patologie cronico-degenerative, alimenta l’ansia dei cittadini di fronte ai sintomi e aumenta il ricorso al 118 e alle strutture ospedaliere.
L’assistenza domiciliare, il monitoraggio, l’educazione sanitaria e il supporto agli screening rappresentano funzioni chiave di questa figura, con un impatto diretto sulla riduzione delle liste d’attesa e sulla prevenzione.