Personale sanitario e assunzioni in deroga
Parlamento
Uno degli elementi centrali della manovra riguarda il personale. Il testo autorizza, a decorrere dal 2026, assunzioni a tempo indeterminato in deroga ai vincoli di spesa, entro un limite complessivo di 450 milioni di euro annui.
La misura è esplicitamente collegata all’obiettivo di ridurre le liste d’attesa e di fronteggiare la carenza di organico che interessa molte aziende sanitarie, soprattutto nei reparti a maggiore intensità assistenziale.
Viene inoltre prorogato al 31 dicembre 2026 il termine per completare le procedure di stabilizzazione del personale reclutato durante l’emergenza pandemica. La platea dei potenziali beneficiari viene ampliata, includendo anche figure impiegate in attività esternalizzate che hanno garantito funzioni essenziali nel periodo Covid, con requisiti di accesso rivisti in senso più inclusivo.
Si tratta di misure che non introducono automatismi, ma forniscono alle Regioni strumenti normativi per intervenire sugli organici in modo più flessibile rispetto al passato.
Indennità e riconoscimento economico
Sul piano retributivo, la manovra interviene con stanziamenti strutturali. A partire dal 2026 sono previsti fino a 480 milioni di euro annui destinati all’incremento dell’indennità di specificità infermieristica. Un intervento che si affianca agli aumenti già previsti dai rinnovi contrattuali e che mira a riconoscere il ruolo e le responsabilità professionali degli infermieri nel sistema sanitario pubblico.
Sono inoltre stanziate risorse per la valorizzazione del personale operante nei pronto soccorso, contesti definiti esplicitamente ad alta complessità organizzativa. Le Regioni potranno destinare fino all’1% delle risorse aggiuntive del Fondo sanitario a indennità e premialità per il personale impegnato nei servizi di emergenza-urgenza, in via sperimentale.
Prevenzione e sanità pubblica
Un capitolo rilevante della manovra riguarda la prevenzione. A partire dal 2026 vengono destinati 238 milioni di euro annui al potenziamento delle attività di prevenzione collettiva e di sanità pubblica. Le risorse sono finalizzate, tra l’altro, all’estensione degli screening oncologici, allo sviluppo di programmi di diagnosi precoce e al rafforzamento delle attività di sorveglianza epidemiologica.
Per il solo 2026 è previsto inoltre uno stanziamento aggiuntivo di 247 milioni di euro, che potrà essere utilizzato anche per campagne istituzionali di informazione e promozione della salute. In questo ambito rientrano interventi su patologie croniche ad alta prevalenza, malattie rare e programmi di prevenzione primaria e secondaria.
Salute mentale e assistenza territoriale
La manovra si inserisce nel percorso di attuazione del Piano nazionale per la salute mentale 2025–2030, destinando risorse vincolate al rafforzamento dei servizi territoriali. Una quota dei finanziamenti è espressamente destinata all’assunzione stabile di personale sanitario e sociosanitario, con l’obiettivo di ridurre il ricorso improprio al ricovero ospedaliero e migliorare la continuità assistenziale.
Per infermieri e professionisti che operano nei servizi di salute mentale, questo si traduce nella possibilità di consolidare modelli di presa in carico multiprofessionale, superando una logica emergenziale che da anni caratterizza il settore.
Farmaceutica e sostenibilità della spesa
Sul versante della spesa farmaceutica, il testo approvato modifica i tetti di spesa, in particolare per gli acquisti diretti, con l’intento di ridurre le tensioni finanziarie sulle aziende sanitarie. Contestualmente, però, viene ridimensionato il Fondo per i farmaci innovativi, che dal 2026 passa da 1,3 miliardi a 1,16 miliardi di euro.
Una scelta che punta a riequilibrare il sistema nel medio periodo, ma che pone interrogativi sulla capacità di assorbire l’innovazione terapeutica senza ricadute sull’organizzazione dei servizi.
Monitoraggio e responsabilità delle Regioni
La manovra rafforza anche i meccanismi di controllo. Le Regioni che non raggiungono gli standard previsti dai Livelli essenziali di assistenza (LEA) potranno essere sottoposte a procedure di audit e a interventi correttivi. L’obiettivo dichiarato è ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire una maggiore omogeneità nell’accesso alle cure.
Nel complesso, la legge di Bilancio non rappresenta una riforma strutturale del sistema sanitario, ma definisce una cornice finanziaria e normativa che incide in modo diretto sull’organizzazione del lavoro e sulle condizioni professionali.
Per gli infermieri, le misure approvate significano maggiori possibilità di stabilizzazione, un riconoscimento economico più strutturato e un rafforzamento dei servizi in cui la presenza infermieristica è centrale. Resta ora la sfida dell’attuazione: tradurre risorse e norme in scelte organizzative coerenti, capaci di migliorare concretamente la qualità dell’assistenza e la sostenibilità del lavoro sanitario.