Le competenze richieste ad un infermiere che lavora in Pronto Soccorso sono molteplici e richiedono anni di esperienza sul campo per essere acquisite con consapevolezza. Difatti, in questo particolare contesto ci si avvale di una vasta gamma di competenze acquisite sul campo per poter garantire un adeguato ed appropriato intervento nell'ambito del dipartimento di emergenza. Le aree di lavoro sono molteplici e dipendono dall’organizzazione interna che ciascun Pronto Soccorso mette in essere; ciascuna di esse, tuttavia, presenta delle peculiarità che le rendono differenti da quasi tutti i contesti di cura ospedalieri e non.

Infermiere di triage: competenze e ambiti di assistenza

Gli ambiti in cui si esplicano le competenze infermieristiche in Pronto Soccorso sono molteplici e differenti. Per questo motivo, prima di addentrarsi nell’analisi di ciascuno di essi, è necessario subito mettere in risalto il fatto che all’infermiere che opera in questo ambito sono richieste elevate capacità che richiedono una costante preparazione, formazione e aggiornamento continuo. I principali contesti di lavoro in Pronto Soccorso sono: area verde/gialla, osservazione breve intensiva, area rossa e triage.

Area verde/gialla

Tutto questo tipo di approccio si esplica in maniera appropriata quando, oltre a rispettare i protocolli previsti e validati, essi sono messi in pratica con un substrato ben strutturato di competenza emotiva, quindi empatica, tale da garantire la presa in carico adeguata.

Uno dei primi contesti nei quali l’infermiere si trova a prestare assistenza in Pronto Soccorso è quello dell’area deputata alla valutazione dei codici minori (bianchi/verdi e, a seconda dell’organizzazione, anche gialli a bassa complessità assistenziale).

In questo ambito, il lavoro viene principalmente svolto nelle diverse sale visita, dove assieme al medico si eseguono tutti gli interventi assistenziali necessari:

Una delle capacità fondamentali che viene richiesta in questo contesto è l’abilità di organizzare il lavoro in modo ordinato, in quanto talvolta si arrivano ad avere in carico anche 20 pazienti, magari dislocati in diverse aeree ospedaliere perché destinati a consulenze specialistiche o all’esecuzione di esami radiologici. È dunque di fondamentale importanza anche l’interfaccia con l’operatore di supporto e, qualora presente, con la squadra di trasporti interni, in modo da avere sempre chiara l’esatta ubicazione del paziente, sia in termini geografici sia in termini di percorso di Pronto Soccorso.

Osservazione Breve Intensiva

Un altro ambito di assistenza in Pronto Soccorso è rappresentato dall’ Osservazione Breve Intensiva (OBI), nella quale i pazienti vengono trattenuti solitamente per più di 4 ore e per un periodo che può arrivare sino a 3 giorni. Questa è l’area di assistenza che più si avvicina come organizzazione e attività a quella di un reparto di degenza, in quanto il paziente solitamente giunge in quest’area di permanenza con un inquadramento diagnostico quantomeno di massima. L’attività, dunque, è quella di osservazione clinica e monitoraggio, che si uniscono alla necessità di organizzazione per più pazienti di consulenze (spesso rivalutazioni) specialistiche o di esami radiologici di controllo (es. TAC cerebrali a distanza dal trauma, controllo RX dopo posizionamento di drenaggi, ECO di controllo, ecc.).

n tutto questo, spesso l’attività viene svolta col supporto di uno o più operatori in quanto, data la lunga permanenza del paziente, devono essere soddisfatti i suoi bisogni di base (alimentazione, igiene in caso di pazienti non autosufficienti, ecc.).

Area Rossa

Un ulteriore ambito di assistenza in Pronto Soccorso viene svolto in Area Rossa, ovvero dove viene assistito in acuto il paziente critico, il quale richiede dunque un intervento repentino in emergenza e garantendo una stretta osservazione continua sino al ripristino di una condizione stabile, seppur alle volte comunque nella gravità. In questo contesto, cui si arriva solitamente dopo aver già operato in quelli precedenti, l’attività richiede elevate competenze tecniche e organizzative, in quanto è necessario in poco tempo comprendere le priorità assistenziali del paziente e intervenire con tempestività. In questo, è necessario anche un’elevata capacità di lavoro in team, in quanto in quest’area si opera a stretto contatto non solo col medico di Pronto Soccorso, ma anche con una serie di specialisti che dipendono dalla problematica del paziente: anestesista, chirurgo, neurologo, neurochirurgo, cardiologo, cardiochirurgo, ecc. In questo contesto, inoltre, è necessario sempre tenere a mente che mentre si assiste un paziente critico, in carico se ne hanno altri, che vanno dunque tenuti a mente ridefinendo continuamente le priorità organizzativo-assistenziali dell’area. Inoltre, spesso in quest’area una competenza prevista è anche quella della preparazione del paziente per la sala operatoria (es. chirurgica, emodinamica, cardiochirurgica, ecc.), in quanto spesso il paziente vi viene accompagnato direttamente dal Pronto Soccorso, senza passare quindi per il reparto di destinazione.

Tutto questo, deve essere attuato velocemente e precisamente; per questo motivo, le competenze si acquisiranno col tempo e spesso molti Pronto Soccorso prevedono un periodo di affiancamento prima di essere abilitati all’assistenza del paziente in area rossa.

Triage

Il triage consiste in una valutazione della condizione clinica-assistenziale dei pazienti e del loro rischio evolutivo, ed esita con l’attribuzione di una priorità di trattamento che si esprime attraverso una scala di codici colore o numerici. Questa attività, per il Pronto Soccorso, risulta essere un'attività assistenziale fondamentale.

Sulla base di una esperienza di almeno 6 mesi (eventuale periodo di prova escluso) e dopo aver frequentato un corso di formazione teorico e gli affiancamenti sul campo, l'infermiere di Pronto Soccorso può svolgere questa delicata e complessa funzione, in quanto le competenze previste per svolgere il triage sono sia di tipo tecnico/assistenziale da un lato, sia relazionali. È inoltre richiesta un’elevata conoscenza dell’organizzazione sia interna del Pronto Soccorso sia dell’intera azienda ospedaliera, in quanto il paziente può essere destinato in alcuni casi direttamente all’attenzione del reparto specialistico (in questo caso, è necessario sapere in quali casi è possibile l’invio diretto e le modalità di invio in reparto).

L'approccio ad un paziente che giunge in Triage deve essere basato su un intervento metodologico che si sviluppa in più fasi:

  1. valutazione sulla porta
  2. raccolta dati/anamnesi
  3. breve esame fisico mirato
  4. rilevazione parametri vitali.

Il processo termina con l’attribuzione del codice colore e con la definizione, per ciascun paziente, della risposta organizzativa più adeguata (area di destinazione, accesso diretto, sala di attesa). Inoltre, in base al codice colore attribuito, è necessario rivalutare il paziente costantemente e rispettando i tempi previsti dalla normativa.

A tutto questo va aggiunto il fatto che, oltre a rispettare i protocolli previsti e validati, essi vanno messi in pratica con un substrato ben strutturato di competenza empatica tale da garantire una presa in carico adeguata. Ciò si comprende se si fa riferimento all'ormai conosciutissimo aspetto del sovraffollamento dei locali dell'accettazione del Pronto Soccorso, dove la carica emotiva di apprensione e preoccupazione del paziente e dei suoi familiari o accompagnatori si riversa con impatto notevole sull'infermiere di Triage. Per questo motivo, la gestione dell'attesa ha un peso spesso maggiore che non la presa in carico iniziale con la definizione della priorità di accesso alle cure.