OSS morta in servizio, la lettera dei sindacati a Schillaci
Martedì 20 ottobre la Federazione nazionale MIGEP, gli Stati Generali OSS e il Sindacato SHC OSS hanno inviato una lettera aperta al ministro della Salute Orazio Schillaci che si apre così: «Un'altra Operatrice Socio Sanitaria è morta durante il servizio». Le tre sigle denunciano da anni organici insufficienti, turni massacranti e stress psicofisico nelle RSA, nelle cooperative sociali e nell'assistenza domiciliare, dove secondo loro il contenimento dei costi e la frammentazione dei contratti scaricano sul personale il peso delle carenze organizzative.
Cosa chiedono i sindacati degli OSS al ministro Schillaci
I firmatari chiedono un'iniziativa nazionale fondata su sei interventi prioritari:
- controlli ispettivi, anche senza preavviso, in RSA, strutture sociosanitarie, cooperative sociali e servizi territoriali;
- criteri per ridurre i carichi assistenziali eccessivi, rapportati alla complessità dei bisogni e al personale disponibile;
- adeguamento degli organici e nuove assunzioni contro turni prolungati, straordinari sistematici e assenze non sostituite;
- verifica dell'applicazione del D.Lgs. 81/2008 su stress lavoro-correlato, movimentazione delle persone assistite e rispetto dei riposi;
- più responsabilità lungo la filiera di appalti e affidamenti, perché il risparmio economico non riduca le tutele;
- sanzioni effettive per le violazioni accertate, fino alla sospensione o all'interdizione nei casi previsti dalla legge.
Le sigle rifiutano che le morti in servizio vengano «liquidate come semplici fatalità senza i necessari accertamenti» e si rivolgono a Schillaci anche come medico: «Conosce le conseguenze che ritmi eccessivi, affaticamento prolungato e stress possono determinare sulla salute». Tornano poi sul riconoscimento giuridico, professionale ed economico che gli OSS attendono, a fronte di prestazioni sempre più complesse.
Cosa dice la legge sullo stress lavoro-correlato degli OSS?
L'articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 obbliga il datore di lavoro a valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato. La lettera chiede quanto pesino davvero, nelle valutazioni delle strutture, «il numero degli operatori presenti, la complessità dei bisogni assistenziali, i turni notturni e il mancato recupero psicofisico».
Per MIGEP, Stati Generali OSS e SHC OSS autorizzazioni e accreditamenti non bastano: «Una struttura deve essere sicura nella quotidianità, non soltanto nella documentazione amministrativa».
Perché la lettera degli OSS riguarda anche gli infermieri?
Nelle RSA OSS e infermieri lavorano nello stesso turno e sugli stessi ospiti. Nella pratica, quando l'organico OSS non basta, l'infermiere che attribuisce le attività assistenziali distribuisce gli stessi bisogni su meno operatori e spesso ne assorbe una parte, con meno tempo per monitoraggio e valutazione clinica. Organici, turni notturni e riposi entrano nella stessa valutazione dei rischi che riguarda tutta l'équipe.
La lettera si chiude con una domanda diretta al ministro: «Quanto vale la vita di un Operatore Socio Sanitario?»
Fonti
- Federazione Nazionale MIGEP, Stati Generali OSS, Sindacato SHC OSS. Lettera aperta al Ministro della Salute. Morte di un'Operatrice Socio Sanitaria durante il servizio [Internet]. 20 ottobre 2026. Disponibile su: https://www.nurse24.it/images/allegati/[NOME-FILE-LETTERA].pdf
- Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Gazzetta Ufficiale n. 101 del 30 aprile 2008, S.O. n. 108. Disponibile su: https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2008-04-09;81
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