Prevenzione del suicidio: dall’ascolto alla presa in carico
È questa la prospettiva della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, istituita nel 2003 dall’International Association for Suicide Prevention in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità. Il 2026 conclude il tema triennale Changing the Narrative on Suicide, cambiare il modo di parlare del suicidio, accompagnato dall’invito Start the Conversation: iniziare la conversazione. Contrastare stigma e convinzioni errate si accompagna alla richiesta di politiche pubbliche e accesso a cure di qualità.[1]
Comprendere il fenomeno
Secondo il rapporto OMS Suicide worldwide in 2021, pubblicato nel 2025, nel 2021 circa 727.000 persone sono morte per suicidio nel mondo. Nello stesso anno il suicidio rappresentava la terza causa di morte nella fascia di età 15–29 anni. L’anno di riferimento è essenziale: questi numeri descrivono le stime relative al 2021, non un conteggio dei decessi del 2026.[2]
Il comportamento suicidario deriva dall’interazione di fattori psicologici, biologici, sociali, culturali e ambientali. Un precedente tentativo costituisce un importante fattore di rischio; possono concorrere disturbi mentali, uso problematico di alcol, dolore cronico, esperienze di violenza, perdite e isolamento. Queste associazioni non consentono di ricondurre il singolo evento a una spiegazione automatica.[3]
L’OMS evidenzia inoltre limiti nella qualità dei dati: sottosegnalazione e classificazione non corretta possono compromettere la rilevazione del fenomeno. Anche la prevenzione richiede quindi sistemi informativi capaci di descriverlo con maggiore accuratezza.[3]
La relazione infermieristica
Nel comunicato del 10 settembre 2026, la SISISM, Società Italiana di Scienze Infermieristiche in Salute Mentale, richiama una prevenzione che comincia prima della manifestazione evidente del rischio. Al centro pone il riconoscimento della sofferenza, la possibilità di chiedere aiuto, l’accessibilità dei servizi e la continuità tra ospedale e territorio.[4]
Il contributo infermieristico viene ricondotto alla vicinanza alla quotidianità delle persone: una posizione che permette di raccogliere parole, osservare cambiamenti e mantenere una relazione nel tempo. Il comunicato offre una riflessione professionale e organizzativa, senza presentare risultati sperimentali sull’efficacia di uno specifico intervento.[4]
Per la pratica assistenziale, questa prospettiva invita a considerare la relazione come parte della presa in carico. L’ascolto acquista valore quando ciò che emerge può essere condiviso con l’équipe e tradotto in una risposta coerente con i bisogni della persona.
Chiedere e ascoltare
Chiedere a una persona se sta pensando al suicidio non la induce ad agire. L’OMS chiarisce che parlarne apertamente può ridurre l’ansia e aiutare a sentirsi compresi.[5]
Un colloquio rispettoso può includere una domanda diretta, ad esempio: «Sta pensando di togliersi la vita?». È importante offrire uno spazio tranquillo, ascoltare senza giudicare e favorire il contatto con professionisti e servizi.
Tra i segnali che meritano attenzione, l’OMS indica il ritiro sociale, marcati cambiamenti dell’umore e l’espressione di pensieri o intenzioni suicidarie. Questi segnali richiedono attenzione e approfondimento clinico; non permettono, da soli, di prevedere un comportamento suicidario.[5,6]
Se emerge un pericolo immediato, la priorità è la sicurezza: non lasciare sola la persona e attivare tempestivamente l’assistenza urgente.[5]
Valutare oltre il punteggio
La linea guida NICE NG225 riguarda le persone che hanno compiuto atti di self-harm: autolesioni o autoavvelenamenti intenzionali, indipendentemente dallo scopo apparente. Il termine non coincide quindi necessariamente con un tentativo di suicidio.[6]
NICE raccomanda di non utilizzare scale o classificazioni globali in rischio basso, medio o alto per prevedere un suicidio, decidere l’accesso al trattamento o stabilire la dimissione. Questo non elimina la valutazione del rischio: richiede di considerare bisogni e sicurezza individuali, senza affidare previsione e decisioni assistenziali a un punteggio.[6]
Il contributo infermieristico comprende il riconoscimento delle necessità immediate, la raccolta delle informazioni rilevanti e il raccordo con i professionisti della salute mentale.
NICE propone di considerare un piano di sicurezza condiviso, con segnali personali di crisi, strategie per affrontarla, contatti di supporto e misure di sicurezza ambientale. Familiari e caregiver vanno coinvolti quando appropriato, considerando consenso e riservatezza.[6]
Dopo un episodio autolesivo, se persistono preoccupazioni per la sicurezza, NICE raccomanda assistenza iniziale successiva entro 48 ore dalla valutazione psicosociale. Questa indicazione britannica va contestualizzata nei percorsi italiani.[6]
Una responsabilità di sistema
La strategia OMS LIVE LIFE comprende quattro direttrici: limitare l’accesso ai mezzi utilizzabili per il suicidio, promuovere una comunicazione mediatica responsabile, sviluppare competenze socioemotive negli adolescenti e assicurare identificazione precoce, valutazione, gestione e assistenza successiva.[3]
Nel contesto europeo, l’ISS partecipa alla Joint Action PRISM, avviata nel settembre 2025 e prevista fino all’agosto 2028. Il progetto riguarda la salute mentale delle popolazioni vulnerabili e include il trasferimento del programma BIZI, dedicato alla prevenzione del suicidio. La pagina ISS descrive obiettivi e attività previste: non presenta risultati che consentano di attribuire al progetto una riduzione dei suicidi in Italia.[7]
Anche l’informazione sanitaria partecipa alla prevenzione. Le indicazioni OMS per i media richiamano il valore delle storie di superamento della crisi e dell’accesso all’aiuto: la comunicazione può sostenere o indebolire gli sforzi preventivi.[8]
Il richiamo del 10 settembre interroga quindi anche l’organizzazione dell’assistenza: che cosa accade dopo che una persona ha trovato il coraggio di parlare? La risposta dovrebbe essere riconoscibile in un percorso di cura accessibile, condiviso e continuativo.
Se tu o una persona vicina state vivendo pensieri suicidari, rivolgetevi a un professionista sanitario. In caso di pericolo immediato, contattate i servizi di emergenza o recatevi in pronto soccorso. Non lasciate sola la persona in pericolo.[5]
Bibliografia
- World Health Organization. World Suicide Prevention Day 2026 [Internet]. Geneva: WHO; 2026.
- World Health Organization. Suicide worldwide in 2021: global health estimates [Internet]. Geneva: WHO; 2025.
- World Health Organization. Suicide [Internet]. Geneva: WHO; 2026 Aug 28.
- Società Italiana di Scienze Infermieristiche in Salute Mentale. 10 settembre – Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio [Internet]. 2026 Sep 10.
- World Health Organization. Suicide: questions and answers [Internet]. Geneva: WHO; 2026 Aug 31.
- National Institute for Health and Care Excellence. Self-harm: assessment, management and preventing recurrence [Internet]. London: NICE; 2022 Sep 7. NICE guideline NG225. Raccomandazioni 1.6, 1.10.2, 1.11.7–1.11.8.
- Matone A, Ghirini S, Gandin C, Longo E, Armocida B, Scattoni ML, et al. Promozione della salute mentale nelle popolazioni che vivono in condizioni di vulnerabilità attraverso un approccio preventivo basato sui diritti: la JA PRISM [Internet]. Roma: Istituto Superiore di Sanità; 2026 Jul 2.
- World Health Organization. Preventing suicide: a resource for media professionals, update 2023 [Internet]. Geneva: WHO; 2023. ISBN: 9789240076846.