Al Bambino Gesù di Roma i chirurghi hanno asportato un neuroblastoma esteso al canale vertebrale in una bambina di poco più di un anno. Le simulazioni tridimensionali hanno fatto scegliere un accesso dalla schiena e il neuromonitoraggio ha seguito i nervi millimetro per millimetro. Dimissione dopo sei giorni.
L'ospedale pediatrico Bambino Gesù ha reso noto il 25 agosto 2026 l'esito di un intervento eseguito su una bambina di poco più di dodici mesi con un neuroblastoma addominale che si era spinto dentro il canale vertebrale, fino a comprimere una delle radici nervose che governano il movimento di una gamba. L'équipe ha asportato la massa in circa quattro ore. La bambina è tornata a casa sei giorni dopo e ha iniziato il percorso riabilitativo. Il caso interessa gli infermieri di oncoematologia pediatrica, di sala operatoria e di area critica per il modo in cui è stato costruito: pianificazione virtuale prima dell'incisione, monitoraggio neurofisiologico durante, gestione anestesiologica calibrata sul segnale nervoso invece che sul solo profilo emodinamico.Bambina di un anno, tumore nel canale vertebrale rimosso con la guida del 3D
Perché l'asportazione del tumore è stata complessa
Il neuroblastoma origina dal tessuto nervoso simpatico. In due terzi dei casi si presenta come massa addominale che nasce dai gangli paravertebrali o dal surrene. Quando cresce lungo i forami di coniugazione assume la forma detta «a clessidra» e occupa insieme lo spazio retroperitoneale e quello intrarachideo: da lì può comprimere il midollo e le radici, con deficit motori, alterazioni della sensibilità e disturbi sfinterici. Nel caso romano la bambina aveva già ricevuto la biopsia diagnostica e la chemioterapia prevista dai protocolli. Il trattamento aveva ridotto la massa, ma la porzione intracanalare restava a contatto con le strutture nervose.La pianificazione: dalle immagini alla simulazione
I chirurghi hanno ricostruito in tre dimensioni i rapporti tra tumore, colonna, midollo e radici, e hanno provato in ambiente virtuale approcci diversi prima di sceglierne uno. La simulazione ha portato a scartare la via addominale, quella abituale per i neuroblastomi che nascono in addome, a favore di un accesso posteriore.«La posizione del tumore ci ha imposto di ripensare l'approccio chirurgico», ha spiegato Giorgio Persano, chirurgo dell'unità di Chirurgia oncologica: le simulazioni hanno permesso di studiare in anticipo ogni fase e di optare per una via dalla schiena, inusuale per questo tipo di tumore ma adatta a questo caso. Hanno lavorato insieme l'unità di Chirurgia generale e d'urgenza pediatrica diretta da Alessandro Crocoli, la Neurochirurgia diretta da Andrea Carai, i neurofisiologi e gli anestesisti.Neuromonitoraggio e anestesia endovenosa
Durante l'intervento il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio (IONM) ha verificato in continuo l'integrità delle vie nervose. «Ogni millimetro conta» quando il tumore cresce a ridosso dei nervi che controllano il movimento della gamba, ha osservato Carai: il monitoraggio consente di controllare in tempo reale che quelle strutture continuino a funzionare mentre il chirurgo lavora. L'IONM combina potenziali evocati somatosensoriali (SSEP), potenziali evocati motori (MEP) ed elettromiografia (EMG). Una caduta di ampiezza o la perdita del segnale rispetto al basale segnala una sofferenza nervosa e anticipa il deficit postoperatorio. Questo condiziona l'anestesia. Gli alogenati deprimono l'ampiezza dei potenziali evocati in modo proporzionale alla dose e i bloccanti neuromuscolari azzerano la risposta all'EMG, per cui il loro impiego resta di norma confinato all'intubazione. La scelta ricade sull'anestesia totalmente endovenosa (TIVA), compatibile con l'acquisizione dei segnali. Al Bambino Gesù la TIVA è stata dosata per tenere insieme stabilità della bambina e qualità del tracciato, con scambio continuo tra anestesista e neurofisiologo.Cosa comporta per l'assistenza
Un intervento così organizzato ha ricadute dirette sul lavoro infermieristico.- In sala: posizionamento prono con protezione dei punti di appoggio e dei distretti a rischio di lesione da pressione, verifica degli elettrodi di stimolazione e registrazione, tutela del campo dagli artefatti elettrici, controllo termico in un lattante di pochi chili.
- Sul piano farmacologico: gestione delle pompe per la TIVA e consapevolezza che i miorilassanti non vanno somministrati senza accordo con il neurofisiologo.
- Nel postoperatorio: valutazione neurologica seriata degli arti inferiori, controllo di forza, sensibilità, ripresa della diuresi e dell'alvo, gestione del dolore, riconoscimento precoce di una eventuale regressione del quadro motorio.
- Con la famiglia: informazione sul percorso riabilitativo e sui controlli oncologici, che proseguono per anni.
Il quadro italiano
In Italia si registrano 130-140 nuovi casi di neuroblastoma ogni anno, circa uno ogni 40.000 nati vivi. Il picco di incidenza cade tra il secondo e il terzo anno di vita ed è il tumore più frequente in età neonatale. La stratificazione INRG distingue le forme localizzate resecabili (L1), quelle localizzate non resecabili per la presenza di fattori di rischio radiologici (L2), le metastatiche (M) e le forme Ms del lattante. Nelle L1 la sola chirurgia guarisce oltre il 90% dei pazienti; nelle L2 si opera dopo chemioterapia neoadiuvante. La probabilità di guarigione complessiva si aggira sul 70%, supera il 90% nelle malattie localizzate e resta sotto il 50% nelle forme metastatiche.Fonti
Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica. Neuroblastoma. Scheda malattia [Internet]. AIEOP [consultato il 26 agosto 2026]. Disponibile su: aieop.org