West Nile, secondo caso in Abruzzo: 75enne ricoverata a Chieti
Scritto il 21/08/2026
da Redazione
Una donna di 75 anni è ricoverata in Malattie Infettive all'ospedale SS. Annunziata di Chieti per infezione da West Nile virus. L'indagine epidemiologica esclude viaggi: la puntura è avvenuta a casa, da zanzara autoctona. Cosa cambia per il triage e per la sorveglianza infermieristica.
West Nile, secondo caso in Abruzzo: 75enne ricoverata a Chieti
Il fatto
La donna era arrivata in pronto soccorso nei giorni scorsi in condizioni critiche, con gravi disturbi neurologici e febbre, su un quadro già compromesso da patologie croniche. L'ipotesi di arbovirosi è stata formulata subito e i campioni biologici prelevati al momento del ricovero sono stati inviati all'Istituto zooprofilattico sperimentale di Teramo, che ha confermato la diagnosi.
Le condizioni sono stabili. La paziente riceve terapia antibiotica e antivirale, non necessita di supporto ventilatorio, ma i medici mantengono la prognosi riservata e il monitoraggio stretto, nell'eventualità che serva innalzare il livello di intensità di cura.
Jacopo Vecchiet, responsabile delle Malattie Infettive, attribuisce il riconoscimento precoce alla rete costruita a livello regionale e aziendale: un alert lanciato in anticipo ha permesso di identificare la patologia fin dall'esordio dei sintomi. È il punto che interessa di più chi lavora nei percorsi di accoglienza, perché sposta la diagnosi dalla fase neurologica conclamata a quella iniziale.
Il contagio è autoctono
Nessun rientro da aree tropicali, nessuno spostamento dal domicilio. L'indagine del Servizio igiene e sanità pubblica della Asl Lanciano Vasto Chieti ha ricostruito i 21 giorni precedenti l'insorgenza dei sintomi, come prevede ilPiano nazionale arbovirosi, e ha attribuito la puntura a una zanzara del territorio.
Parallelamente i veterinari del Dipartimento di prevenzione hanno installato tre foto trappole per la cattura di zanzare nella zona di residenza della donna ed eseguito prelievi su due animali di un allevamento, dove sono in verifica altrettanti casi sospetti di West Nile.
Il quadro nazionale
Il caso abruzzese si inserisce in una stagione di circolazione ampia. Ilbollettino dell'Istituto superiore di sanitàaggiornato al 20 agosto 2026 registra 312 casi confermati di infezione nell'uomo: 156 in forma neuroinvasiva, 115 con febbre e 40 infezioni asintomatiche intercettate nei donatori di sangue. I decessi sono 13 e la letalità delle forme neuroinvasive si attesta al 7,7%. Il virus circola in 60 province di 16 regioni, dal Piemonte alla Sicilia.
Il confronto con il 2025 ridimensiona la percezione di eccezionalità: alla stessa data l'anno scorso i casi erano 351 e i decessi 22. La stagione corre su numeri più bassi, ma su un territorio più esteso, perché le province interessate erano 52 e oggi sono 60.
Cosa significa per l'infermiere
Nel paziente anziano che arriva in pronto soccorso a fine estate, la febbre isolata porta raramente a pensare a un'arbovirosi. A cambiare la traiettoria diagnostica sono i segni neurologici, e intercettarli al triage anticipa la richiesta di sierologia e di ricerca del genoma virale su sangue, urine e liquor.
Gli elementi che meritano attenzione in un paziente febbrile residente in area a circolazione documentata sono l'alterazione dello stato di coscienza o la confusione di nuova insorgenza, la rigidità nucale con cefalea intensa e fotofobia, un deficit di forza asimmetrico o una paralisi flaccida acuta senza deficit sensitivo, tremori e atassia comparsi da poco, la disfagia con compromissione dei riflessi protettivi delle vie aeree.
Cambia anche la domanda anamnestica. Non basta chiedere se il paziente ha viaggiato: nei territori dove il virus circola serve sapere dove vive, dove ha dormito e quanto tempo ha trascorso all'aperto nelle ultime due settimane. Il caso di Chieti lo dimostra, visto che la donna non si era mossa da casa.
Resta il nodo della segnalazione. La notifica del caso sospetto è ciò che attiva gli interventi ambientali nel raggio dell'abitazione, e un ritardo nella comunicazione si traduce in un ritardo nella disinfestazione. Non esistono vaccino per l'uomo né terapia antivirale specifica: il trattamento è di supporto e il vantaggio clinico sta tutto nel riconoscimento precoce e nella prevenzione del vettore.
Le reazioni
"Quello registrato in provincia di Chieti è il secondo caso in Abruzzo, e dobbiamo confrontarci con un dato di realtà", osserva Mauro Palmieri, direttore generale della Asl che coordina la task force aziendale. "L'infezione circola nel nostro territorio perché le zanzare che veicolano il virus sono qui, e anche se nell'80% dei casi le punture non danno sintomi è necessario che le persone fragili, affette da malattie croniche come diabete, cardiopatie, ipertensione, prestino particolare attenzione nelle misure di protezione".
Palmieri chiede il coinvolgimento dei cittadini nella bonifica domestica: eliminazione dei ristagni in sottovasi e giardini, zanzariere alle finestre, pulizia delle grondaie, repellenti cutanei. E invita a non alimentare allarmismi, ricordando che il virus non si trasmette da persona a persona per contatto diretto. Il serbatoio sono gli uccelli selvatici; l'uomo è ospite a fondo cieco e non alimenta il ciclo.