Demenza e violenza domiciliare: il ruolo dell’infermiere geriatrico

Scritto il 22/08/2026
da Chiara Sideri

La persona anziana con demenza può trovarsi in una condizione di particolare vulnerabilità quando deterioramento cognitivo, perdita di autonomia e dipendenza dal caregiver rendono più difficile riconoscere, raccontare o denunciare un abuso. Una revisione della letteratura pubblicata su NEU richiama il ruolo dell’assistenza infermieristica geriatrica nella prevenzione, nell’osservazione dei segnali di rischio e nell’attivazione della rete multiprofessionale. Il tema è rilevante, ma va interpretato con prudenza: lo studio non dimostra l’efficacia di un intervento specifico, bensì descrive possibili aree di attenzione per la pratica assistenziale [1].

Demenza, fragilità e rischio di abuso

La demenza è una condizione causata da diverse malattie che danneggiano progressivamente il cervello e possono compromettere memoria, pensiero, comportamento e capacità di svolgere le attività quotidiane. L’Organizzazione mondiale della sanità ricorda che la malattia di Alzheimer rappresenta la forma più frequente di demenza e può contribuire al 60-70% dei casi [2].

Nel percorso assistenziale, la demenza non può essere letta solo come diagnosi neurologica. Per infermiere, infermieri, professioniste e professionisti sanitari, il punto critico è spesso la combinazione tra deterioramento cognitivo, fragilità, isolamento sociale e dipendenza assistenziale. La revisione descrive la fragilità come una condizione in cui si riducono le riserve della persona anziana nel fronteggiare stress clinici o ambientali, con possibile perdita di autonomia e maggiore esposizione alla dipendenza nelle attività di vita quotidiana [1].

È in questo spazio di vulnerabilità che può inserirsi il rischio di maltrattamento. L’abuso verso le persone anziane è definito dall’OMS come un atto singolo o ripetuto, oppure come la mancanza di un’azione appropriata, che si verifica in una relazione in cui vi è un’aspettativa di fiducia e che causa danno o sofferenza alla persona anziana [3]. L’OMS stima inoltre che circa una persona su sei di età pari o superiore a 60 anni abbia sperimentato una qualche forma di abuso in contesti comunitari nell’ultimo anno; il dato non è specifico per la demenza, ma conferma la rilevanza del fenomeno come problema di sanità pubblica [3].

Violenza domiciliare e demenza

Nella persona con demenza, l’abuso può essere particolarmente difficile da intercettare. Il declino cognitivo può compromettere la capacità di ricordare, spiegare quanto accaduto, chiedere aiuto o opporsi a comportamenti lesivi. A questo si possono aggiungere paura, vergogna, dipendenza affettiva o materiale dal caregiver e timore di essere allontanati dal proprio contesto di vita.

La revisione descrive diverse forme di violenza: abuso psicologico, sfruttamento finanziario, negligenza, abuso fisico e abuso sessuale. Nel testo, le forme più frequenti risultano l’abuso psicologico, lo sfruttamento economico e la negligenza, mentre abuso fisico e sessuale sono riportati come meno comuni nelle fonti citate [1,5].

Forma di abusoCosa può significare nella pratica assistenziale
Abuso psicologicoComunicazione verbale o non verbale che genera paura, angoscia, umiliazione o disagio
Sfruttamento finanziarioUso improprio di denaro, beni o risorse della persona assistita
NegligenzaMancata risposta ai bisogni essenziali di una persona non autosufficiente
Abuso fisicoUso della forza fisica con possibile dolore, lesione o limitazione
Abuso sessualeContatto o comportamento sessuale senza consenso

Per il personale infermieristico, questi elementi non si traducono automaticamente in una diagnosi di abuso. Devono però orientare uno sguardo clinico più ampio, capace di integrare segni fisici, comportamento della persona assistita, dinamiche familiari, condizioni dell’ambiente domestico e qualità della relazione con chi presta assistenza.

Lo studio pubblicato su NEU

La domanda che ha guidato il lavoro è: in che modo l’infermiere di assistenza geriatrica può tutelare le persone con demenza dalla violenza domiciliare? La ricerca è stata costruita secondo il modello PIO: popolazione, persone con demenza; intervento o area di interesse, assistenza geriatrica; outcome, violenza domiciliare [1].

La ricerca bibliografica è stata condotta nell’ottobre 2024 utilizzando PubMed, Cochrane Library e Google Scholar. Le parole chiave indicate sono dementia people, geriatric nursing e domestic violence, combinate con l’operatore booleano AND. Sono stati inclusi articoli pubblicati tra il 2015 e il 2024, full text, in lingua inglese o italiana, con riferimento a revisioni della letteratura, meta-analisi e trial randomizzati controllati [1].

ElementoDato riportato nello studio
DisegnoRevisione della letteratura
ObiettivoAnalizzare gli interventi con cui l’assistenza infermieristica geriatrica può contribuire alla tutela delle persone con demenza dalla violenza domiciliare
Banche dati/fontiPubMed, Cochrane Library, Google Scholar
Periodo di ricercaOttobre 2024
Criteri dichiaratiArticoli 2015-2024, full text, lingua inglese o italiana, revisioni, meta-analisi e RCT
Risultati iniziali445 record
Dopo applicazione dei filtri53 articoli
Articoli inclusi8
Livello di prudenzaAlto: assenza di sintesi quantitativa, valutazione del rischio di bias e dati di efficacia

Gli studi sulla violenza subita dal personale infermieristico nel luogo di lavoro e quelli relativi alla violenza agita da persone con demenza verso gli operatori sono stati esclusi. L’articolo dichiara inoltre di escludere le violenze avvenute in ospedali e strutture residenziali, includendo gli abusi subiti a domicilio dal partner [1].

Autonomia, caregiver e contesto sociale

Dalla revisione emergono alcune aree di intervento: mantenimento dell’autonomia, identificazione del caregiver, analisi del contesto sociale, screening dei casi di violenza e sviluppo della ricerca clinica [1].

Il primo aspetto riguarda l’autonomia residua. La perdita di autonomia espone la persona assistita a una maggiore vulnerabilità e può aumentare la dipendenza da chi presta cura. In questa prospettiva, l’assistenza infermieristica geriatrica non riguarda solo la gestione della terapia, la medicazione o il supporto nelle attività quotidiane, ma anche la valutazione della capacità della persona di esprimere bisogni, preferenze, disagio e volontà [1].

Il secondo aspetto riguarda il caregiver. Nella maggior parte dei percorsi domiciliari rappresenta una risorsa indispensabile, ma la revisione ricorda che, in alcune situazioni, può essere anche parte della dinamica abusante. Questo non significa sospettare sistematicamente di chi assiste, ma riconoscere che la dipendenza assistenziale può rendere più complesso distinguere cura, controllo, trascuratezza, isolamento e abuso [1].

Un’attenzione specifica riguarda la violenza da partner nelle persone anziane, e in particolare nelle donne anziane. Una revisione sistematica sulla violenza da partner in età geriatrica ha evidenziato che il fenomeno può riguardare sia uomini sia donne, con una presenza importante di violenza psicologica e abuso economico tra le forme riportate dagli studi inclusi [11]. Un contributo dedicato alle donne anziane con storia di violenza da partner richiama inoltre l’impatto sulla salute mentale e la necessità di non considerare le donne che subiscono violenza come un gruppo omogeneo, perché l’età avanzata introduce bisogni, barriere e vulnerabilità specifiche [12].

Il terzo elemento è il contesto sociale. Durante l’assistenza domiciliare o il contatto nei servizi territoriali, il personale infermieristico può osservare elementi che non emergono in una valutazione esclusivamente ambulatoriale: condizioni dell’abitazione, igiene, disponibilità di alimenti e farmaci, atteggiamento della persona assistita in presenza del caregiver, possibilità di parlare liberamente, incongruenze tra racconto e condizioni cliniche. Sono segnali che non provano da soli la presenza di violenza, ma possono orientare un approfondimento multiprofessionale.

Screening dell’abuso

La revisione attribuisce allo screening un ruolo importante nell’identificazione precoce delle situazioni di abuso. Vengono citati strumenti e protocolli come HITS, HS/EAST, IOA, GMS, AID e procedure strutturate per il riconoscimento di abuso e negligenza [1].

La stessa revisione, tuttavia, evidenzia un limite rilevante: gli strumenti specifici per persone anziane con deterioramento cognitivo sono ancora limitati. Inoltre, memoria compromessa, confusione, paura dell’abbandono, vergogna e dipendenza dal caregiver possono rendere complessa la raccolta di informazioni attendibili [1].

Il riferimento [6], corretto in bibliografia come Beach SR, Carpenter CR, Rosen T, Sharps P, Gelles R, richiama proprio la complessità dello screening dell’abuso nelle persone anziane: i metodi devono essere adattati ai diversi setting, alle barriere riferite dalla persona assistita, alla presenza di caregiver e ai possibili effetti indesiderati di screening e segnalazione obbligatoria [6]. Per questo, altri contributi richiamano la necessità di sviluppare strumenti più validi, applicabili e sicuri, integrati con valutazione clinica, formazione e percorsi multiprofessionali [5,7-9].

Per questo motivo, lo screening non dovrebbe essere inteso come semplice compilazione di una scala. Può diventare uno strumento utile solo se inserito in un accertamento multidimensionale, sostenuto da formazione specifica, documentazione accurata e collaborazione tra équipe sanitaria, servizi sociali e rete territoriale.

Etica, riservatezza e obbligo di tutela

La tutela della persona con demenza esposta a possibile violenza non è solo una questione clinica. È anche un problema etico, comunicativo e organizzativo.

Il personale infermieristico deve bilanciare il rispetto dell’autonomia, la protezione dal danno, la riservatezza delle informazioni, il consenso quando possibile, gli obblighi di segnalazione e il rischio di ritorsioni. La revisione sottolinea che la denuncia o la segnalazione di una situazione di violenza può esporre la persona a ulteriori rischi, motivo per cui è necessaria una rete di supporto ospedaliera e territoriale [1].

Il Codice deontologico delle professioni infermieristiche 2025, all’articolo 23, richiama il dovere di attivarsi quando vengono rilevati privazioni, violenze, abusi o maltrattamenti fisici o psichici, affinché vi sia un rapido intervento a tutela delle persone interessate [4].

Questo passaggio è centrale: la tutela non può dipendere dall’iniziativa isolata di una singola professionista o di un singolo professionista. Richiede procedure note, percorsi di segnalazione, formazione, supervisione e integrazione tra servizi sanitari, sociosanitari e sociali.

Implicazioni per l’assistenza infermieristica

Le implicazioni per la pratica sono significative, ma non devono essere lette come raccomandazioni definitive derivate da prove sperimentali. La revisione suggerisce piuttosto alcune aree di attenzione per l’assistenza geriatrica, domiciliare, territoriale, residenziale e di emergenza.

Il personale infermieristico può contribuire alla tutela della persona con demenza attraverso un accertamento che includa autonomia, dipendenza, caregiver, contesto sociale e condizioni ambientali. Può inoltre osservare segni fisici, psicologici, comportamentali o relazionali compatibili con possibile abuso, documentare in modo oggettivo quanto rilevato e attivare tempestivamente la rete multiprofessionale quando emergono elementi di rischio.

Il valore aggiunto dell’assistenza infermieristica sta nella prossimità alla persona assistita. La relazione quotidiana può rendere più visibili paure, silenzi, cambiamenti di comportamento e bisogni non espressi. Questa prossimità, però, deve essere sostenuta da competenze strutturate: formazione sulla violenza geriatrica, conoscenza degli strumenti di screening, capacità comunicative nella demenza, attenzione deontologica e consapevolezza dei percorsi di tutela.

In questo ambito, la letteratura richiama anche il possibile contributo di competenze specifiche nell’area dell’infermieristica forense, soprattutto quando l’identificazione dei segni di abuso richiede capacità di osservazione, documentazione e gestione integrata del caso [10].

I limiti dello studio

I limiti metodologici richiedono una lettura prudente. L’articolo è una revisione della letteratura, ma non viene descritto come revisione sistematica: non sono riportati protocollo PRISMA, valutazione formale del rischio di bias, criteri di qualità degli studi inclusi o sintesi quantitativa dei risultati. Questo impedisce di valutare con precisione la solidità complessiva delle evidenze.

Un secondo limite riguarda la strategia di ricerca. Le parole chiave sono poche e l’uso di un solo operatore booleano potrebbe aver ridotto la sensibilità della ricerca. Inoltre, l’abstract cita PubMed e Cochrane Library, mentre la sezione metodologica aggiunge Google Scholar: l’informazione non compromette necessariamente il valore del lavoro, ma avrebbe richiesto maggiore chiarezza descrittiva [1].

Un terzo limite riguarda il perimetro del tema. Lo studio dichiara di concentrarsi sulla violenza domiciliare, ma richiama anche strumenti e riflessioni utilizzati in contesti comunitari, residenziali e di emergenza. Questo amplia il ragionamento, ma rende meno netto il confine tra setting domiciliare, territoriale e residenziale.

La violenza verso la persona anziana con demenza è un fenomeno complesso, spesso sommerso, che può intrecciare fragilità clinica, dipendenza assistenziale, isolamento, deterioramento cognitivo e dinamiche familiari difficili da interpretare. La revisione non fornisce prove definitive sull’efficacia di specifici interventi infermieristici, ma richiama un punto di grande rilevanza per la pratica: il personale infermieristico può contribuire a rendere visibili segnali che altrimenti rischiano di restare nascosti.