Allarme menopausa: 17 milioni di donne italiane senza rete di cura

Scritto il 30/06/2026
da Redazione

Un allarme sociale ed economico che non può più essere ignorato: in Italia la menopausa è diventata la seconda causa di abbandono del posto di lavoro dopo la maternità. A rivelarlo è il Ministero della Salute, che ha presentato dati preoccupanti sull'impatto di questa fase della vita femminile durante il recente convegno "Menopausa. Riscriviamo le regole", tenutosi alla Camera dei deputati. Ad accendere i riflettori su un fenomeno finora sommerso è stata Maria Rosaria Campitiello, capo del dipartimento della Prevenzione, Ricerca e Emergenze Sanitarie del Ministero. La notizia evidenzia non solo una profonda lacuna nel welfare occupazionale italiano ed europeo, ma chiama in causa direttamente l'organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e l'urgenza di strutturare reti di assistenza territoriale in cui infermieri e professionisti sanitari possano garantire una presa in carico efficace e multidisciplinare.

Una questione di sanità pubblica e occupazionale

Le cifre presentate dalle istituzioni delineano uno scenario anagrafico ed epidemiologico imponente. Come ha spiegato Maria Rosaria Campitiello, «oggi in Italia ci sono 17 milioni di donne in menopausa e ogni anno 450.000 sono le pazienti che entrano in questa fase».

L'impatto sul mondo produttivo è drastico. Pur non essendo una malattia, le conseguenze fisiche e psicologiche della transizione menopausale risultano spesso invalidanti in contesti lavorativi non preparati ad accoglierle: Se facciamo riferimento alle ultime indagini, in particolare ad una che si chiama Women's Health Initiative, addirittura risulta che la menopausa è la seconda causa di abbandono del lavoro dopo la maternità, ha sottolineato Campitiello.

Questo è un dato da cui dobbiamo partire, perché significa che l'Italia come Paese, e probabilmente anche l'Europa, non sostiene le donne in questa fase della vita.

Le criticità sul posto di lavoro e il bisogno di welfare

Il problema principale risiede nella mancanza di un approccio strutturale sia dal punto di vista clinico che organizzativo. La capo dipartimento ha ricordato che la menopausa non è una patologia, però induce dei cambiamenti di vita con fastidi ed effetti collaterali che molto spesso sono incompatibili con un'attività lavorativa normale.

Per invertire questa tendenza, le lavoratrici vanno aiutate innanzitutto con percorsi multidisciplinari dedicati, a partire anche dalla prevenzione oncologica, ma anche con strutture idonee, ad esempio banalmente con servizi igienici a disposizione. Si tratta di accorgimenti basilari che, se assenti, trasformano un processo fisiologico in un ostacolo professionale insormontabile.

L'impatto su infermieri e professionisti sanitari

Di fronte a questa emergenza, il ruolo delle professioni sanitarie diventa strategico. La creazione di percorsi multidisciplinari dedicati richiede una valorizzazione dell'infermieristica di famiglia e di comunità (IFeC), così come delineato dal DM 77 per il potenziamento dell'assistenza territoriale, e dell'infermieristica del lavoro.

L'infermiere è il professionista chiave per intercettare precocemente i bisogni educativi e assistenziali delle donne in menopausa, fornendo counseling, monitoraggio dei parametri di rischio cardiovascolare e metabolico, e promuovendo l'adesione agli screening oncologici. All'interno delle aziende, gli infermieri competenti in medicina del lavoro possono inoltre favorire l'adattamento delle postazioni e la promozione di politiche di health management a tutela della lavoratrice.