Ulss Berica, 151 nuovi infermieri assunti: “Dotazione appena sufficiente, rischio carenze nei reparti”

Scritto il 27/04/2026
da Redazione

All’Ulss 8 Berica arrivano 151 nuovi infermieri a tempo indeterminato, ma il rafforzamento degli organici non basta a risolvere una carenza strutturale che continua a mettere sotto pressione servizi e reparti. È il quadro che emerge dopo le ultime assunzioni, tutte provenienti dalla graduatoria del concorso pubblico di Azienda Zero.

Assunzioni per ospedali e territorio

I nuovi ingressi serviranno sia a coprire i posti vacanti dovuti a pensionamenti e dimissioni, sia a sostenere l’avvio delle nuove strutture territoriali. In particolare, parte del personale sarà destinato alle Case e agli ospedali di comunità, in linea con gli standard organizzativi previsti.

Dei 151 infermieri assunti, 74 erano già in servizio con contratti a tempo determinato e sono stati stabilizzati, mentre 77 rappresentano nuove immissioni.

Una distribuzione che evidenzia come una quota significativa delle assunzioni serva a consolidare personale già presente, più che ad aumentare realmente gli organici.

Le assunzioni arrivano in vista dell’attivazione di 13 nuove strutture territoriali, tra Case e ospedali di comunità. Tuttavia, la sfida principale resta quella di reperire personale sufficiente per garantire il funzionamento dei nuovi servizi.

Secondo i sindacati, il rischio concreto è quello di creare strutture pronte dal punto di vista edilizio ma in difficoltà sul piano organizzativo.

Nursind: “Dotazione appena sufficiente”

A sottolineare le criticità è il segretario provinciale Nursind Andrea Gregori, che definisce l’attuale dotazione infermieristica appena sufficiente.

Non si riescono a soddisfare tutte le esigenze - spiega - anche perché le nuove richieste aumentano. Se si vogliono nuovi servizi, occorre incrementare il personale, ma tra pensionamenti e abbandoni qualche vuoto resta sempre.

Un problema che riguarda in particolare i reparti ospedalieri, dove il fabbisogno continua a essere elevato.

L’espansione dell’assistenza territoriale pone un ulteriore nodo organizzativo. Rafforzare le Case di comunità potrebbe infatti sottrarre risorse agli ospedali.

Il nostro è un sistema di vasi comunicanti - osserva Gregori - se si potenzia il territorio senza aumentare il personale complessivo, il rischio è svuotare i reparti. Una dinamica che potrebbe accentuare le criticità già presenti nei contesti più complessi.

Reparti in sofferenza e problemi organizzativi

Tra le aree più critiche vengono segnalate rianimazione e pronto soccorso. In alcuni casi, secondo il sindacato, non si riesce a garantire nemmeno la piena fruizione delle ferie previste dal contratto.

Persistono inoltre difficoltà legate all’utilizzo di cooperative, in particolare nei pronto soccorso, con ricadute anche sulla sicurezza e sulla continuità assistenziale.

Sul fondo resta il tema strutturale della scarsa attrattività della professione infermieristica. Carichi di lavoro elevati, retribuzioni non competitive e limitate prospettive di valorizzazione continuano a spingere molti professionisti a lasciare il sistema pubblico o a cercare alternative.

I professionisti sono sul mercato - sottolinea Gregori - e scelgono dove le condizioni sono migliori. Per invertire la tendenza, il sindacato indica alcune possibili soluzioni: incentivi economici, residenzialità agevolata, borse di studio e maggiore valorizzazione professionale, anche sul piano degli incarichi e della carriera.

Misure che, secondo Nursind, dovrebbero essere affrontate a livello regionale per rendere il sistema sanitario più attrattivo e sostenibile nel lungo periodo.