Il nodo non è il budget ma il reclutamento
Belluno è affaticata dalla carenza di professionisti sanitari.
Nel dibattito sulla carenza di personale sanitario, Belluno prova a spostare il focus: non tanto sulla mancanza di risorse economiche, quanto sulla reale disponibilità di professionisti.
Negli ultimi anni, infatti, l’azienda sanitaria registra un incremento del personale medico: dai 390 medici del 2023 ai 426 del 2025, con una crescita complessiva anche dei dipendenti. Un dato che, secondo la direzione, dimostra un andamento positivo sul piano numerico.
Possiamo assumere tutti i medici che ci servirebbero, ma dobbiamo trovarli
, sottolinea il commissario Giuseppe Dal Ben, evidenziando come il problema riguardi non solo Belluno ma l’intero Veneto.
Se sul fronte medico si registra un incremento, la situazione infermieristica rimane critica. L’azienda conferma la necessità di nuove assunzioni, ma si scontra con una difficoltà crescente nel reperire personale disponibile.
Una dinamica che impatta direttamente sull’organizzazione dei servizi e sulla tenuta dei reparti, soprattutto in un contesto territoriale complesso come quello montano, dove attrarre professionisti è ancora più difficile.
Tra pensionamenti e carenza di nuove leve
Alla base della difficoltà di reclutamento c’è anche un fattore demografico. Molti medici nati negli anni Cinquanta stanno andando in pensione, mentre le generazioni successive non sono state sufficienti a garantire un ricambio adeguato.
Solo negli ultimi anni si intravede un’inversione di tendenza, con un aumento degli accessi ai percorsi formativi. Tuttavia, gli effetti di questo cambiamento si vedranno nel medio-lungo periodo.
Le criticità si riflettono anche su specifici ambiti assistenziali, come la salute mentale, dove la continuità dei professionisti rappresenta un elemento chiave per la presa in carico dei pazienti.
L’arrivo di nuovi specialisti, tra cui due psichiatri, rappresenta un primo segnale positivo, ma resta il problema della stabilità del personale nel tempo.
In questo scenario, la difficoltà nel reperire professionisti sta spingendo le aziende sanitarie a rivedere modelli organizzativi e modalità di integrazione tra servizi, nel tentativo di garantire la continuità assistenziale nonostante la carenza di risorse umane.