OPI Roma replica all’Omceo e chiede un confronto senza letture divisive

Scritto il 02/04/2026
da Redazione

Si riapre nel Lazio il confronto pubblico sul ruolo delle professioni sanitarie dopo le dichiarazioni del presidente della Regione Francesco Rocca sul tema delle competenze e dell’evoluzione dei modelli assistenziali. Dopo la presa di posizione dell’Ordine dei medici di Roma, anche OPI Roma è intervenuto con una nota ufficiale, invitando a evitare letture parziali e a riportare il dibattito su un piano fondato su responsabilità condivisa, organizzazione dei servizi e tenuta del sistema sanitario.

La replica di OPI Roma

Con un comunicato diffuso il 31 marzo, OPI Roma ha replicato alla nota dell’Omceo capitolino chiedendo di abbassare il livello della contrapposizione e di riportare il dibattito sul piano della responsabilità istituzionale. Nella posizione espressa dal presidente Maurizio Zega, il tema delle competenze non può essere ridotto a una frattura tra professioni, soprattutto in un contesto in cui il Servizio sanitario si confronta con criticità strutturali sempre più evidenti. Per l’Ordine romano degli infermieri, il nodo non è alimentare uno scontro pubblico, ma costruire un confronto capace di valorizzare i diversi ruoli professionali dentro un sistema che ha bisogno di integrazione, sostenibilità organizzativa e risposte assistenziali più efficaci.

Il nodo nasce dalle parole di Rocca

Il confronto si inserisce nella scia dell’intervento del presidente della Regione Lazio alla III Conferenza Internazionale di Management e Leadership nei contesti di cura, promossa da OPI Roma il 27 marzo al CNR di Roma. L’evento è documentato sul sito ufficiale dell’Ordine e nel materiale di presentazione pubblicato nelle settimane precedenti.

Nella successiva presa di posizione dell’Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi ha definito le parole di Rocca “inutili e divisive”, contestando l’idea che il tema del passaggio di competenze possa essere affrontato in termini semplificati. La nota dell’Omceo richiama infatti la necessità di un confronto equilibrato, coerente con i percorsi formativi e con i profili di responsabilità delle diverse professioni sanitarie.

Zega contesta le letture parziali

È proprio su questo punto che si concentra la replica di OPI Roma. Nel comunicato, Maurizio Zega afferma che alcune dichiarazioni attribuite a Rocca sarebbero state lette in modo selettivo, attraverso singoli stralci estrapolati dal contesto complessivo dell’intervento. Secondo l’Ordine infermieristico romano, una rappresentazione di questo tipo rischia di restituire un’immagine incompleta del confronto, soprattutto in una fase in cui il sistema sanitario avrebbe bisogno di maggiore coesione e di una visione condivisa.

Nel testo, OPI Roma ribadisce che la valorizzazione della professione infermieristica non si pone in antitesi con quella medica. Al contrario, viene descritta come una condizione necessaria per affrontare alcune criticità strutturali già ben note ai servizi: carenza di personale, aumento della domanda assistenziale, gestione della cronicità e sostenibilità organizzativa. Il comunicato prova quindi a spostare il baricentro dal piano simbolico dello scontro tra categorie a quello più concreto dell’organizzazione dell’assistenza.

Un confronto che riguarda la tenuta dei servizi

La vicenda assume rilievo non solo per il botta e risposta tra ordini professionali, ma perché tocca uno dei nodi più sensibili della sanità contemporanea: come ridefinire ruoli, autonomie e modelli di collaborazione, senza compromettere l’equilibrio tra competenze, responsabilità e qualità della presa in carico. Nella propria nota, OPI Roma richiama esplicitamente la necessità di lavorare su basi scientifiche, dati oggettivi e visione di sistema, indicando nella collaborazione tra professioni una condizione essenziale per rafforzare davvero il Servizio sanitario.

Al di là della polemica, resta aperto il tema di come accompagnare l’evoluzione dei modelli assistenziali senza trasformare il confronto sulle competenze in una frattura istituzionale tra professioni. La nota di OPI Roma prova a riportare il dibattito su un terreno meno polarizzato, centrato sull’organizzazione dei servizi e sulla risposta ai bisogni di salute. Ma il passaggio resta delicato, perché investe insieme governance, percorsi formativi, perimetri professionali e sostenibilità del sistema.