Indennità di pronto soccorso in Toscana scontro sulla differenziazione per gli infermieri

Scritto il 03/03/2026
da Redazione

L’aggiornamento delle linee di indirizzo regionali sull’indennità di pronto soccorso apre un nuovo fronte di confronto in Toscana. Il tema riguarda il riconoscimento economico agli operatori impegnati nei Dipartimenti di emergenza-urgenza, in un contesto di carenza strutturale di personale e crescente pressione assistenziale. Il NurSind contesta le modalità di riparto delle risorse, ritenendole penalizzanti per la componente infermieristica.

Le risorse stanziate e i nuovi importi

La Regione Toscana ha destinato circa 8,4 milioni di euro per il 2023 e 12,8 milioni per il 2024 all’aggiornamento dell’indennità di pronto soccorso.

Le linee di indirizzo prevedono un incremento medio di 190 euro lordi mensili per il 2023 e di 310 euro lordi per il 2024.

Il punto critico riguarda però la distribuzione interna delle somme: la differenziazione è stata definita per area e non per profilo professionale, con un differenziale massimo del 13% rispetto al parametro base, pari a circa 40 euro.

Il NurSind esprime forte insoddisfazione per l’impostazione adottata dalla Regione. Il segretario regionale, Giampaolo Giannoni, parla apertamente di delusione e di una scelta che, a suo avviso, non valorizza adeguatamente il disagio professionale degli infermieri impegnati nei pronto soccorso.

Siamo molto delusi dalla decisione della Regione Toscana, che ignora e non valorizza il disagio dei propri infermieri che lavorano al pronto soccorso. Una decisione che ha rappresentato un vero e proprio schiaffo, perché disattende nei fatti le previsioni contrattuali.

Secondo Giannoni, la previsione di un differenziale limitato al 13% non rispetterebbe lo spirito del contratto nazionale, che contempla una differenziazione per profilo. Inoltre, sottolinea come tale percentuale non sia automatica ma demandata alla contrattazione aziendale, con il rischio di generare ulteriori disparità economiche all’interno della stessa regione.

Il sindacato chiede pertanto un confronto urgente con la Regione e con le organizzazioni firmatarie del contratto per rivedere le linee di indirizzo.

Disomogeneità regionali e arretrati

Il confronto con altre realtà regionali evidenzia scostamenti significativi. In Lombardia, la differenza tra professionisti sanitari e altri profili può superare i 200 euro mensili. In Umbria, infermieri e ostetriche percepiscono il 100% del valore massimo teorico dell’indennità, con percentuali inferiori per altri profili.

Le disparità riguardano anche gli arretrati per il biennio 2023-2024, con differenze che in alcuni casi superano i 3.000 euro rispetto ad altre Regioni.

In un Servizio sanitario nazionale a forte autonomia regionale, tali divergenze incidono sull’equità retributiva e sulla mobilità professionale, con possibili effetti sull’attrattività dei pronto soccorso toscani.