Perché un nuovo aggiornamento sulle linee guida
Cosa cambia nella gestione precoce dell’ictus ischemico acuto secondo le nuove linee guida AHA/ASA 2026
L’ictus ischemico acuto (AIS) rappresenta oltre l’80% degli eventi cerebrovascolari ed è una delle principali cause di mortalità e disabilità a lungo termine. L’impatto epidemiologico resta elevato, con una prevalenza destinata a crescere in relazione all’invecchiamento della popolazione e alle disuguaglianze legate ai determinanti sociali della salute.
Le linee guida AHA/ASA 2026 nascono dall’esigenza di incorporare le evidenze emerse dopo il 2018, in particolare in relazione a:
- criteri di eleggibilità e tempistiche dei trattamenti di riperfusione
- ruolo dell’imaging avanzato nella selezione dei pazienti
- gestione della pressione arteriosa e della glicemia in fase acuta
- organizzazione dei sistemi di emergenza e dei centri ictus
- prime raccomandazioni strutturate per la popolazione pediatrica
L’obiettivo dichiarato è migliorare gli esiti funzionali attraverso una gestione precoce più appropriata, tempestiva e standardizzata lungo l’intero percorso di cura.
Trombolisi endovenosa
La trombolisi endovenosa resta un cardine del trattamento dell’ictus ischemico acuto. Le linee guida 2026 confermano che:
- nei pazienti adulti eleggibili entro 4,5 ore dall’esordio, il trattamento deve essere avviato il più rapidamente possibile, evitando ritardi legati a imaging non necessario
- alteplase e tenecteplase sono entrambe opzioni raccomandate nella finestra temporale standard, secondo dosaggi e criteri specifici
Viene chiarito che:
- nei pazienti con deficit lievi non disabilitanti, la trombolisi endovenosa non è raccomandata, poiché non ha dimostrato un beneficio rispetto alla terapia antiaggregante
- nei pazienti con iperglicemia o ipoglicemia severa, è indicata la correzione metabolica e la rivalutazione clinica; se il deficit neurologico disabilitante persiste, la trombolisi può essere somministrata
Le linee guida supportano inoltre l’utilizzo della trombolisi in finestre temporali estese in pazienti selezionati:
- ictus a esordio ignoto con criteri specifici all’imaging RM
- ictus 4,5–9 ore o wake-up stroke con evidenza di penombra ischemica su imaging di perfusione automatizzato
Gestione ospedaliera precoce
Le nuove linee guida chiariscono alcuni aspetti chiave della gestione iniziale in ospedale:
- una riduzione intensiva della pressione arteriosa dopo trombolisi o trombectomia non migliora l’outcome funzionale e può risultare dannosa
- il controllo glicemico intensivo (80–130 mg/dL) non è raccomandato per migliorare gli esiti a 3 mesi, per l’aumento del rischio di ipoglicemia
- lo screening della disfagia prima dell’alimentazione orale è raccomandato, così come interventi mirati nei pazienti a rischio
In pazienti selezionati, la stimolazione elettrica faringea può ridurre la severità della disfagia e il rischio di aspirazione, rafforzando il ruolo delle competenze infermieristiche e riabilitative precoci.
Criticità e prospettive future
Nonostante i progressi, le linee guida evidenziano aree di incertezza:
- efficacia degli interventi educativi nel modificare i comportamenti della popolazione
- standardizzazione dei percorsi pediatrici
- definizione ottimale dei criteri di selezione nei casi complessi
La ricerca futura dovrà concentrarsi su modelli organizzativi, equità di accesso e sostenibilità dei sistemi di cura dell’ictus.
Le linee guida AHA/ASA 2026 sull’ictus ischemico acuto rappresentano un’evoluzione rilevante nella gestione precoce della patologia, ampliando le indicazioni ai trattamenti di riperfusione e chiarendo ciò che non migliora gli esiti clinici. Per infermieri e professionisti sanitari, il documento conferma che tempo, appropriatezza e qualità dell’assistenza restano determinanti quanto le opzioni terapeutiche disponibili.