L’intervento di Enpapi davanti ai giudici amministrativi
Targa Enpapi
Con un atto formale depositato presso il TAR del Lazio, Enpapi ha deciso di affiancare il ricorso presentato dal sindacato Nursing Up contro il DPCM che dà attuazione all’Accordo Stato-Regioni sull’assistente infermiere.
L’intervento ad adiuvandum rappresenta un passaggio rilevante perché proviene dall’ente di previdenza della professione infermieristica, che raramente assume posizioni così nette su scelte ordinamentali e organizzative.
La decisione di Enpapi non arriva isolata. Nei mesi precedenti, anche il Migep (Federazione Nazionale delle Professioni sanitarie e sociosanitarie) aveva espresso una posizione critica sull’introduzione dell’assistente infermiere.
L’adesione di Enpapi rafforza quindi un fronte del “no” che non è solo sindacale, ma sempre più istituzionale.
Il punto centrale delle contestazioni riguarda la creazione di una figura definita “ibrida”, con confini di competenza poco chiari e una collocazione che rischia di sovrapporsi alle attività infermieristiche, senza rispondere in modo strutturale alla carenza di personale qualificato.
Le criticità per l’organizzazione dei servizi
Secondo Nursing Up, l’assistente infermiere non risolve i problemi di fondo del sistema sanitario, ma rischia di introdurre ulteriori complessità in contesti già sotto pressione. La preoccupazione è che, in assenza di investimenti sul reclutamento e sulla valorizzazione degli infermieri, la nuova figura venga utilizzata come risposta semplificata a carenze strutturali.
Al centro restano due elementi ritenuti non negoziabili: la tutela delle competenze professionali e la qualità dell’assistenza ai cittadini. In questo senso, il ricorso al TAR mira a rimettere in discussione un impianto normativo che, secondo i promotori, non garantisce chiarezza né sicurezza nei percorsi di cura.