Un’escalation che coinvolge reparti critici
Nel Lazio cresce l’allarme per la sicurezza di infermieri, medici e operatori sanitari
L’episodio più grave si è verificato all’ospedale di Tivoli, all’interno della terapia intensiva cardiologica. Un paziente ricoverato dopo un intervento salvavita per infarto ha staccato i macchinari a cui era collegato e ha aggredito il personale presente.
Cinque le persone coinvolte, tra medici, infermieri, operatori sanitari, un addetto alla sicurezza e un altro degente.
Nei giorni immediatamente precedenti, altri due eventi violenti erano stati segnalati: uno al pronto soccorso dell’ospedale Vannini di Roma e uno nel reparto di Psichiatria a Rieti. Contesti diversi, ma accomunati da un alto livello di complessità assistenziale e da una gestione spesso fragile dei pazienti con alterazioni comportamentali.
Infermieri in prima linea, senza protezioni adeguate
Ancora una volta, a essere esposti in prima linea sono stati gli infermieri, presenti in modo continuativo nei reparti e nei servizi di emergenza. La frequenza degli episodi e la loro distribuzione in strutture differenti fanno emergere un problema che non può più essere considerato episodico.
Secondo le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e sanitaria, questi fatti “non sono più isolati”, ma rappresentano una criticità strutturale che si ripete nonostante segnalazioni e richieste di intervento avanzate negli anni.
La richiesta di misure strutturali
Di fronte a questa escalation, i sindacati chiedono alla Regione Lazio l’apertura immediata di un tavolo di confronto. Tra le priorità indicate figurano l’adozione di protocolli di sicurezza più stringenti, la presenza di vigilanza dedicata nei reparti a rischio e l’attivazione di sistemi di allarme efficaci.
Viene inoltre sottolineata la necessità di percorsi specifici per la gestione dei pazienti con disturbi psichici o comportamentali, oltre a campagne di sensibilizzazione sul rispetto verso gli operatori sanitari e a un rafforzamento delle tutele penali e civili per le vittime di aggressione.