I numeri di una fuga che pesa sui servizi
Ospedale Arnas Brotzu di Cagliari
Secondo una determinazione del servizio Risorse umane dell’azienda, sono 43 i dipendenti che lasceranno il Brotzu entro febbraio. Il gruppo più numeroso è rappresentato dagli infermieri, 35 in totale, a cui si aggiungono due operatori socio-sanitari, quattro assistenti amministrativi, un tecnico di radiologia e un perfusionista.
Si tratta di dimissioni con decorrenze diverse, ma destinate a diventare effettive nel giro di poche settimane, con un impatto immediato sull’organizzazione dei reparti.
Le uscite avvengono in un momento in cui l’ospedale viene descritto come sotto organico e caratterizzato da situazioni di emergenza ricorrenti. Nei giorni precedenti erano state segnalate criticità in alcuni reparti di degenza, con pazienti sistemati su barelle nei corridoi e carichi assistenziali elevati.
Secondo le segnalazioni sindacali, in alcune unità operative il rapporto infermiere-paziente arriverebbe a 1 a 14–15 degenti, valori che rendono complessa la gestione sicura dell’assistenza e aumentano il rischio di stress lavorativo e burnout.
Trasferimenti possibili, condizioni meno attrattive
Le dimissioni non sono legate all’abbandono della professione, ma in larga parte a trasferimenti verso altre aziende sanitarie, resi possibili da concorsi recenti. Alcuni professionisti passano da contratti a tempo determinato a rapporti più stabili, altri, già a tempo indeterminato, scelgono strutture dove percepiscono condizioni di lavoro migliori.
Tra le motivazioni citate emergono la pressione assistenziale, l’organizzazione dei turni e lo stop alle procedure di adeguamento retributivo, elementi che nel tempo incidono sulla decisione di lasciare.
Effetti a catena sull’assistenza
In assenza di nuove assunzioni nel breve periodo, l’uscita simultanea di un numero così elevato di professionisti rischia di aggravare ulteriormente le criticità già presenti. Per i reparti, questo significa carichi di lavoro più elevati per chi resta, maggiore difficoltà nel garantire standard assistenziali adeguati e un aumento della tensione organizzativa.
Le dimissioni segnalate rappresentano quindi non solo un dato amministrativo, ma un indicatore dello stato di salute dell’organizzazione, che riflette un problema più ampio di attrattività e sostenibilità del lavoro infermieristico.