Le criticità sollevate dal sindacato
Nursind critica il ddl
Nel dibattito che accompagna l’avvio dell’iter parlamentare, NurSind segnala l’assenza di interventi strutturali sul profilo professionale infermieristico. Il sindacato evidenzia come il ddl non affronti in modo esplicito la revisione delle regole dell’esercizio professionale, né introduca strumenti in grado di riconoscere formalmente l’evoluzione delle competenze maturate negli anni all’interno dei servizi sanitari.
La riforma, così come formulata, viene descritta come poco aderente alla trasformazione dell’assistenza, sempre più complessa, multiprofessionale e orientata alla presa in carico continuativa dei pazienti, soprattutto in ambito territoriale e nella gestione della cronicità.
Autonomia professionale e responsabilità
Uno dei punti centrali riguarda l’autonomia operativa. Secondo NurSind, il ddl non fornisce indicazioni chiare su un ampliamento delle responsabilità decisionali degli infermieri, nonostante l’incremento dei carichi assistenziali e il ruolo crescente svolto nei percorsi di cura.
In assenza di una cornice normativa aggiornata, il rischio segnalato è quello di una discrepanza sempre più marcata tra ciò che gli infermieri fanno quotidianamente nei servizi e ciò che è formalmente riconosciuto sul piano giuridico e organizzativo, con ricadute anche sulla gestione del rischio clinico e sulla continuità delle cure.
Competenze avanzate e percorsi di carriera
Un ulteriore nodo riguarda il riconoscimento delle competenze avanzate. Il sindacato sottolinea come il disegno di legge non introduca meccanismi chiari per valorizzare competenze specialistiche, master, percorsi formativi avanzati o ruoli clinici evoluti già presenti nella pratica.
L’assenza di prospettive di carriera strutturate viene indicata come un fattore che incide sull’attrattività della professione, in un contesto segnato da carenze di personale, elevato turnover e crescente difficoltà nel trattenere professionisti all’interno del Servizio sanitario nazionale.
Impatto sull’organizzazione dei servizi
Le osservazioni di NurSind non si limitano al piano professionale, ma chiamano in causa l’organizzazione complessiva dell’assistenza. Una riforma che non ridefinisce in modo chiaro ruoli, competenze e responsabilità rischia di non sostenere i modelli assistenziali che il sistema sanitario sta tentando di sviluppare, dalla sanità territoriale alla presa in carico multidisciplinare.
In questo scenario, la mancata valorizzazione degli infermieri non viene letta come una questione identitaria, ma come un elemento che incide sulla capacità dei servizi di rispondere in modo efficace ai bisogni di salute, soprattutto nei contesti a maggiore complessità organizzativa.
Una riforma ancora aperta
Il passaggio parlamentare rappresenta una fase decisiva. Più che una contrapposizione tra posizioni, il confronto sul ddl mette in evidenza una questione di metodo e di visione: se il riordino delle professioni sanitarie possa limitarsi a un aggiornamento formale oppure debba misurarsi con il funzionamento reale dei servizi.
La distanza tra norme e pratica assistenziale resta il punto critico. È su questo scarto, più che sulle dichiarazioni di principio, che si misurerà la capacità della riforma di incidere concretamente sull’organizzazione del lavoro sanitario e sulla sostenibilità dell’assistenza nei prossimi anni.