Dalla cultura della colpa alla Just Culture: costruire sicurezza nei contesti di cura

Scritto il 12/01/2026
da Carmela Martella, Silvio Quirini

La sicurezza del paziente è una delle sfide più complesse e strategiche per i sistemi sanitari contemporanei. Troppo spesso, però, la riflessione sull’errore in sanità si concentra sulle responsabilità individuali, trascurando il peso dei fattori organizzativi e della complessità dei processi. Negli ultimi anni si è iniziato a parlare sempre più frequentemente di no blame e di Just Culture, due approcci che, seppur collegati, rappresentano fasi differenti della maturità organizzativa nella gestione del rischio clinico e nella promozione della sicurezza delle cure.

L’evoluzione: dal “no blame” alla Just Culture

Il concetto di no blame nasce dalla necessità di superare la cultura punitiva, in cui l’errore è visto come il fallimento di un singolo professionista.

L’approccio no blame invita a concentrarsi sul sistema, non sulla persona: l’obiettivo è creare un contesto in cui operatori e team possano segnalare eventi, quasi-eventi e criticità senza timore di ripercussioni.

È un passo fondamentale per aprire il dialogo sull’errore e trasformarlo in informazione utile. Tuttavia, il no blame rischia di essere incompleto se inteso come “assenza totale di responsabilità”. Da questa consapevolezza nasce il modello più maturo della Just Culture, un approccio che bilancia equamente responsabilità individuali e responsabilità organizzative.

La Just Culture distingue tra errore umano, comportamento a rischio e comportamenti veramente negligenti, fornendo criteri chiari per comprenderli e gestirli. Non colpevolizza l’errore inevitabile, ma non assolve comportamenti intenzionalmente rischiosi.

Soprattutto, garantisce che ogni evento venga analizzato con metodo, centrando l’attenzione su processi, condizioni operative, carichi di lavoro, interruzioni, comunicazioni inefficaci e mancanza di standard (Murray et al., 2022; Kumah, 2025). Il focus dell’analisi si sposta così dal "chi ha sbagliato?" al "cosa ci ha portati qui?" divenendo il cuore di una vera cultura della sicurezza.

Sicurezza delle cure e quadro normativo: il ruolo della Legge Gelli-Bianco

In Italia, questi principi trovano un riferimento normativo nella Legge 24/2017 (Gelli-Bianco), che riconosce la sicurezza delle cure come parte integrante del diritto alla salute e attribuisce un ruolo centrale alla gestione del rischio clinico. La legge promuove sistemi di segnalazione degli eventi avversi, l’adozione di linee guida e buone pratiche clinico-assistenziali e una distinzione più chiara tra responsabilità individuale e responsabilità organizzativa.

In questo senso, l’approccio della Just Culture è pienamente coerente con l’impianto della Gelli Bianco, poiché consente di affrontare l’errore in modo equo, favorendo l’apprendimento e il miglioramento continuo, senza rinunciare alla responsabilità nei casi di comportamenti realmente negligenti o intenzionalmente rischiosi. Equo = non colpevolizzare automaticamente chi commette l’errore, ma distinguere tra diversi tipi di situazioni e comportamenti. Distinguere la gravità e le cause dell’errore: errore umano non intenzionale, comportamento negligente, comportamento intenzionalmente rischioso o scorretto.