Interventi complessi senza supporto medico
Operatori del 118
Secondo quanto segnalato all’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, la postazione di automedica in cui opera l’infermiere risulta “quasi costantemente demedicalizzata”.
Una condizione che costringe il personale infermieristico a intervenire senza la presenza del medico, talvolta anche su codici rossi, inclusi eventi traumatici gravi e arresti cardiocircolatori.
Siamo frequentemente costretti a effettuare interventi in assenza del medico e quindi in totale solitudine
, scrive l’operatore, sottolineando come le segnalazioni già inoltrate non abbiano prodotto risposte organizzative concrete.
Il problema non è solo clinico, ma anche di sicurezza. L’infermiere descrive un contesto territoriale complesso, in cui la frustrazione di pazienti e familiari può facilmente degenerare in situazioni di pericolo. In numerose occasioni io e i miei colleghi ci siamo trovati in situazioni potenzialmente pericolose, con il concreto rischio di aggressioni
, evidenzia.
Gli interventi in solitaria, di giorno e di notte, aumentano l’esposizione al rischio, soprattutto quando non è possibile garantire un trasporto rapido nei casi più critici.
Emergenze estive e carichi assistenziali
Durante la stagione estiva, la pressione assistenziale si è ulteriormente intensificata. L’infermiere riferisce di essere stato attivato su incidenti stradali e arresti cardiaci avvenuti sulle spiagge, sempre senza un equipaggio completo.
In tutte queste circostanze ci siamo trovati a operare sempre da soli
, una condizione che rende difficile assicurare standard assistenziali adeguati e che, nel tempo, diventa fortemente frustrante e logorante, sia dal punto di vista professionale che personale
.
Sicurezza degli operatori e qualità dell’assistenza
La segnalazione mette in evidenza un nodo centrale dell’emergenza territoriale: l’equilibrio tra organizzazione del servizio, sicurezza degli operatori e qualità delle cure. Operare senza medico su eventi ad alta complessità significa chiedere agli infermieri di assumersi responsabilità crescenti in condizioni operative non sempre adeguate.
Non siamo in grado di garantire un’assistenza adeguata né possiamo continuare a esporci a rischi per la nostra sicurezza
, conclude l’infermiere, ribadendo che l’obiettivo non è sottrarsi al lavoro, ma poterlo svolgere in condizioni di sicurezza e serenità
.
Il caso di Caserta non rappresenta un’eccezione. In molte realtà italiane, la carenza di personale medico nel 118 sta ridisegnando di fatto i confini operativi dell’assistenza territoriale, con un crescente carico sulle spalle degli infermieri.
La questione non riguarda solo l’organizzazione dei turni, ma la sostenibilità di un modello che rischia di compromettere la sicurezza degli operatori e la fiducia dei cittadini nel sistema di emergenza-urgenza.