A Bologna "zavorra" di 500.000 giorni di ferie arretrate

Scritto il 05/07/2024
da Redazione

Straordinari non pagati, una montagna di ferie non godute e personale in calo: una situazione che impatta sui servizi e porta a riduzioni come quella decisa dall'Ausl bolognese sui posti letto in terapia intensiva neonatale e ostetricia e ginecologia, oltre alla anticipata riduzione dei posti letto normalmente prevista per il periodo estivo. La denuncia è della Uil, che punta il dito sulla situazione di Sant'Orsola, Maggiore e Rizzoli.

Uil denuncia situazione ospedali: bene infermieri indiani, ma...

Uil Fpl punta il dito sulla situazione di Sant'Orsola, Maggiore e Rizzoli.

Negli ospedali bolognesi il personale è sempre più oberato di lavoro, le ore di straordinario sembrano essere diventate l'ordinarietà nell'organizzazione del lavoro, si accumulano ferie maturate e non godute, non esiste più la minima attenzione alla compatibilità tra tempo di lavoro e di vita, denunciano, in una nota, Filomena Ciociola, Massimo Aufieri e Umberto Bonanno, rispettivamente segretari aziendali della Uil-Fpl al Sant'Orsola, in Ausl e al Rizzoli.

Le ore di straordinario non liquidate nelle aziende sanitarie di Bologna al 31 dicembre 2023 risultano essere 759.442, alle quali si devono aggiungere ulteriori ore di straordinario a partire da quelle lavorate in pronta disponibilità. Ma c'è ben di più, sempre al 31 dicembre il personale delle tre aziende bolognesi aveva accumulato ben 531.842 giorni di ferie non godute; 88.618 giorni in più rispetto al 31 dicembre 2022. Situazioni insostenibili, accusa il sindacato, che parla di dati intollerabili se si pensa che a fronte di tali evidenze il personale è diminuito di 282 unità nel 2023 rispetto al 2022.

Per quanto riguarda l'arrivo di infermieri dall'India come Uil-Fpl diciamo che tutti coloro che vogliono venire in Italia sono ben accetti; ma sembra singolare che si debba ricorrere a infermieri stranieri quando molti dei nostri scelgono di andare a lavorare in altri contesti o all'estero. Ora la domanda sorge spontanea: la soluzione strutturale passa dal reclutamento di personale che proviene dall'estero o forse dalla necessità di formare più infermieri e personale sanitario con la consapevolezza che solo valorizzando realmente il lavoro nella sanità pubblica si può pensare che i giovani siano orientati ad un percorso di studi rivolto alle professioni sanitarie?

Occorrono, sempre secondo Ciociola, Aufieri e Bonanno, nuove misure atte ad agevolare l'ingresso di nuove forze lavorative. Occorrono nuove politiche socio-economiche che rendano attraente il lavoro nel mondo sanitario. Occorre davvero dare il via all'applicazione di strumenti di Welfare aziendale che rendano più appetibili le nostre aziende sanitarie, politiche più inclusive: dall'affitto calmierato a misure ad hoc per giovani lavoratori e una inversione di tendenza sul rispetto dei tempi vita e lavoro.