Città della Salute, è allarme carenza infermieri e Oss

Scritto il 29/11/2023
da Monica Vaccaretti

Cinquecento. È (circa) il numero di operatori – tra infermieri, Oss e amministrativi – che mancano alla Città della salute di Torino. È quanto emerge da un recente verbale congiunto sottoscritto dai sindacati e dalla direzione aziendale torinese dopo quattro anni di intense trattative - in cui ci si sottolinea la necessità di procedere a nuove assunzioni in seguito ai dati presentati dall'Osservatorio dedicato al fabbisogno del personale.

Torino, alla Città della Salute mancano circa 300 infermieri

AOU Città della Salute e della Scienza di Torino

Dopo anni di tagli sul personale stabiliti dal piano di rientro, compresi i due anni di emergenza sanitaria pandemica, i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Fials, Nursind, Nursing Up) sono riusciti a trovare un accordo con l'Azienda sulla necessità di investire importanti risorse economiche per rafforzare e strutturare gli organici che in questi anni sono riusciti sì a garantire l'assistenza sanitaria, senza interruzioni nei servizi, ma a fronte di carichi di lavoro insostenibili a causa della carenza cronica del personale.

Occorre tenere conto della realtà che le lavoratrici e i lavoratori lamentano tutti i giorni. Con questo accordo certifichiamo l'abbandono definitivo del piano di efficientamento sulla riduzione del personale che abbiamo sempre contestato perché offensivo della dignità dei professionisti e inadeguato ai bisogni di cura dei cittadini, hanno dichiarato i rappresentanti sindacali orgogliosi di aver rafforzato con le reinternalizzazioni pattuite anche la gestione pubblica dell'azienda. Nel biennio 2024-2025 sono previste le prime 98 assunzioni tra infermieri, infermieri pediatrici, tecnici e Oss.

Oltre il turnover, il fabbisogno assistenziale infermieristico - necessario per garantire un'efficace capacità di risposta assistenziale dell'azienda nelle attività di degenza e per soddisfare le disposizioni contrattuali riguardo la pronta disponibilità – è stato stimato in 300 infermieri. Servono tuttavia infermieri anche per coprire il Servizio 118.

Sebbene siano in corso trattative in tutte le Asl piemontesi, il piano di assunzioni sottoscritto risulta tuttavia subordinato all'autorizzazione della Regione che, allo scopo di rilanciare il servizio sanitario regionale, dovrebbe tenere conto delle dimensioni della realtà sanitaria e della situazione contingente.

Sindacati ed Azienda ritengono che sia indispensabile incrementare il numero dei professionisti sanitari per il funzionamento ottimale di un complesso ospedaliero così vasto, anche alla luce della realizzazione del futuro Parco della salute e della scienza di Torino, un progetto che amplierà ulteriormente il polo sanitario che diventerà anche un centro eccellente di ricerca farmaceutica e della sperimentazione di nuovi metodi di cura.

Secondo i dati degli Ordini provinciali del Piemonte, sono operativi sul territorio della regione 21mila infermieri ma ne mancherebbero 5000 per risolvere la carenza già nota. Risulta inoltre che su 16000 iscritti all'Opi di Torino 2mila sono stranieri. Il Nursind ha denunciato in una recente nota che sempre più infermieri, sfiancati da turni impossibili per coprire tutti i servizi in assenza di un adeguato organico di personale, scelgono ancora le dimissioni volontarie e vanno a lavorare altrove, non solo per ragioni economiche ma anche per tutelare la propria salute.

Mancano migliaia di infermieri negli ospedali e ne servirebbero altrettanti per migliorare il nostro sistema territoriale, ha ribadito il segretario regionale del Nursind Francesco Coppolella. Ancora una volta, nonostante la pandemia abbia indicato la strada, pur riconoscendo lo sforzo e l'impegno personale del presidente del Piemonte Alberto Cirio, dobbiamo rimarcare che nel corso degli anni le politiche sulle assunzioni hanno subito tagli abbinati ad una mancata valorizzazione dei professionisti che tengono in piedi il nostro sistema sanitario regionale. L’auspicio ora, con l'accordo siglato a Torino, è quello di un’inversione di rotta da parte della Regione.