Sciopero infermieri, Nursind Vicenza: se non ora, quando

Scritto il 17/11/2023
da Monica Vaccaretti

Lo sciopero nazionale proclamato dalle confederazioni sindacali (Cgil e Uil) e dalle organizzazioni sindacali di categoria per venerdì 17 novembre contro la legge di bilancio del governo Meloni ha tutti i requisiti per essere dichiarato generale. Lo ha sottolineato Andrea Gregori, segretario provinciale di Nursind Vicenza, che ha organizzato un presidio statico degli infermieri davanti all'ospedale San Bortolo. La manifestazione, che si svolgerà dalle ore 9 alle 11, è anche occasione per incontrare la cittadinanza ed informarla sulle condizioni lavorative degli infermieri nonché sulle preoccupanti prospettive della sanità pubblica nella regione Veneto.

Gregori, Nursind Vicenza: la sanità non è una priorità del Governo

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17 Novembre: Sciopero Nursind contro la legge di bilancio del governo Meloni a Vicenza.

Uno sciopero generale è una protesta che si realizza attraverso un'astensione collettiva, organizzata e concertata, dal lavoro con lo scopo di esercitare una pressione nei confronti di una controparte, ritenuta responsabile di ledere i diritti dei lavoratori. Come principale forma di autotutela dei lavoratori, lo sciopero ha la forza di dare peso ad una richiesta legittima.

È espressione condivisa di una reazione coesa per reagire ad azioni che danneggiano i lavoratori nei loro comuni interessi economici, politici e sindacali. Pertanto, nonostante la Commissione di Garanzia si sia espressa contro l'astensione generale del lavoro poiché l'adesione alla protesta non è diffusa in tutte le attività, le varie sigle sindacali hanno ribadito che non si tratta di uno sciopero intersettoriale.

Oltre alla sanità, riguarda infatti tutto il comparto della scuola, del pubblico impiego, delle poste e dei trasporti. Coinvolge milioni di persone nei settori fondamentali della vita del Paese. Scioperano i lavoratori che lo mandano avanti e che lo fanno crescere e che vengono, tuttavia, maggiormente danneggiati dalle iniziative dei decisori politici.

L'ordine di precettazione, emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ha ridotto l'agitazione a 4 ore, nella fascia oraria 9-13, soltanto per i lavoratori di questo settore. Seppure il Governo abbia dichiarato che tale precettazione sia stata messa in atto per tutelare l'interesse pubblico e garantire i diritti costituzionali della persona e che altresì non viene messo in discussione il diritto di sciopero, le organizzazioni sindacali avvertono un pericoloso attacco al diritto costituzionale sancito dall'articolo 40.

Arrivare a sospendere i servizi pubblici offerti anche grazie alla nostra professionalità sapendo di creare disagi alla popolazione non è facile per noi infermieri. Siamo consapevoli del bisogno che la collettività ha delle prestazioni che contribuiamo ad assicurare ma ci fermiamo anche per tutelare i cittadini dalla deriva che tormenta la sanità pubblica, ha dichiarato Gregori in un comunicato stampa nei giorni scorsi, quando lo stato di agitazione precedeva lo sciopero.

Il Sindacato delle Professioni infermieristiche ha indetto le interruzioni delle attività in tutta la provincia vicentina per una durata di 24 ore, garantendo, come previsto dalla legislazione, solo i servizi di urgenza ed emergenza e quanto previsto dai piani aziendali sui contingenti minimi essenziali.

Vogliamo condividere con gli utenti le nostre incertezze, generate da una manovra di bilancio 2024 che ci pone nelle condizioni di dover duramente intervenire sulla materia pensionistica e sui rinnovi contrattuali che, concretizzandosi, prevederebbero un saldo uguale a zero, tra l'esiguo aumento contrattuale e la perdita del cuneo fiscale, ha dichiarato Gregori ribadendo che questa situazione è ritenuta inaccettabile da parte di chi sta duramente lavorando nelle strutture sanitarie.

Adesso basta!” è lo slogan dello sciopero scelto dai sindacati confederati che certamente anche gli infermieri italiani hanno in animo di sottoscrivere di fronte all'ultimo affronto da parte delle istituzioni. I diritti dei lavoratori e le prerogative delle forze sindacali che li difendono devono essere rispettati.

In merito alle polemiche sui requisiti dello sciopero generale e sulle accuse che quello proclamato il 17 novembre sia uno sciopero di carattere politico ovverosia indetto per esercitare una pressione a livello politico nei confronti di un problema di rilevanza nazionale, il segretario provinciale di Nursind Vicenza sostiene che per il principale sindacato delle professioni infermieristiche non è sicuramente uno sciopero politico.

I motivi che ci hanno portato allo sciopero sono fondamentalmente due. Il taglio alle pensioni e l'insufficiente stanziamento per i rinnovi contrattuali dell'anno 2024. Lo sciopero che abbiamo dichiarato è di 24 ore e non ha avuto nessun tipo di prescrizione da parte del Ministero. La polemica nata sui trasporti riguarda solo questo settore perché si tratta di un servizio pubblico essenziale su cui le regole sono restrittive, nel rispetto della disciplina in materia. Credo piuttosto che sia una presa di posizione della politica e non del sindacato.

È la prima volta che succede una precettazione dei lavoratori ed è proprio per questo che noi lo riteniamo un atto squisitamente politico ed è un attacco al diritto dei lavoratori, continua Gregori. Scioperare è un diritto che tra l'altro costa caro, nel senso che il lavoratore avrà una decurtazione dello stipendio tra le 80 e 120 euro a seconda delle fasce economiche in cui è inserito.

Chi sciopera dunque si toglie di tasca un centone, lo fa perché è convinto che sia giusto scendere in piazza. Perché c'è un limite all'offesa che viene perpetrata e alla mancanza di valore sociale che gli viene attribuito. Scioperare significa, del resto, alzare la testa e non tacere un'ingiustizia, un disagio, un problema.

Generalmente uno sciopero viene proclamato dopo l'entrata in vigore di una disposizione di legge. Questa volta la gravità delle decisioni prese dal Governo impone di esprimere collettivamente il proprio dissenso prima della conclusione dell'iter previsto. La legge di bilancio che andiamo oggi a contestare passa attraverso due momenti. Prima è stata licenziata dal Consiglio dei Ministri ma non è ancora operativa, tanto è vero che si parla di un eventuale maxiemendamento per correggerla. Poi approda in Parlamento. In questa fase si vuole ridurre al minimo il dibattito in aula, non dando spazio alle opposizioni e lasciando solo la facoltà di porre emendamenti da parte della maggioranza.

Pertanto, uno sciopero, per essere incisivo, ha senso quando una legge è ancora in discussione. Siccome la Legge di Bilancio è ancora in discussione, è questo il momento opportuno dello sciopero. Una volta varata la manovra definitiva, lo sciopero non perde peso ma assume il valore sociale di una protesta che non può assolutamente incidere su una legge già promulgata. Invece fare uno sciopero quando la manovra è in discussione ha più senso perché può portare a modifiche, soppressioni e legittime istanze da parte dei lavoratori. C'è sostanzialmente ancora tempo per cambiarla.

Secondo Luigi Baldini, Presidente dell’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza della Professione Infermieristica (Enpapi), lo sciopero di oggi contro le misure inserite nella Legge di Bilancio è la strada giusta per avviare un confronto costruttivo con il Governo, ma ritiene che la mancanza di unitarietà dei sindacati di categoria, che riflette a sua volta la frammentarietà politica degli infermieri, non giovi alla tutela della professione.

A tal proposito, Andrea Gregori ricorda che il Nursind è il più grande sindacato italiano degli infermieri. Li rappresenta in maniera importante su tutto il territorio nazionale. Se ci sono dei sindacati satellite che sono apparentati con la politica è un fatto che riguarda quei sindacati satelliti. Noi non abbiamo mai fatto sconti a nessuno, sottolinea. Penso che le nostre valutazioni sulle politiche siano sempre trasversali. Non entriamo in merito del colore ma dei contenuti. Abbiamo scioperato quando governava una parte politica, scioperiamo oggi che ne governa un'altra. E pensiamo di avere le nostre buone ragioni nel merito, sia prima che adesso.

Sui tavoli finti che il Governo convoca con i sindacati senza ascoltarli - secondo quanto denunciato dal segretario della Cgil, Landini – Gregori sottolinea che, durante le interlocuzioni istituzionali di alto livello tenute dal Nursind, il Segretario Nazionale Andrea Bottega si è sempre confrontato positivamente con il Ministro Schillaci. Occorre dire che da quella parte la sensibilità rispetto ai temi sanitari si è sempre manifestata. Certo poi il Ministero della Salute deve fare i conti purtroppo con il Ministero di Economia e Finanza e con il Ministero del Lavoro. E questi – spiega - sono i due tavoli che sicuramente non sono favorevoli ad una politica sanitaria legata all'incentivazione delle professioni.

Risulta evidente che la sanità non è una priorità del Governo. È palese anche che è un sistema strisciante che ci sta portando alla privatizzazione del sistema salute. A ragion veduta questo disegno è partito da lontano, già con i governi di centro-sinistra e ora si sta concretizzando con un governo di centro-destra. Ma si tratta di un progetto nato molti anni fa che doveva essere lasciato in eredità alle prossime classi politiche. Diciamo che oggi gli attuali dirigenti politici si sono ritrovati con il cerino in mano dopo la pandemia che ha solo accelerato i processi che erano già in atto e che lentamente già stavano portando alla privatizzazione della sanità.

Avvertendo che la sanità rischia di essere privatizzata nel giro di qualche anno, Gregori sottolinea che il sistema è molto subdolo perché non sostenere la sanità pubblica, e soprattutto non sostenere economicamente e con un'organizzazione del lavoro adeguata la forza lavoro della sanità pubblica, è un modo per sfiancare questi lavoratori.

Infatti, buona parte di questi professionisti impegnati nella salute stanno già migrando verso il privato dove trovano retribuzioni e condizioni di lavoro migliori. Quindi il fatto di andare a pestare i piedi ulteriormente sulle pensioni a medici ed infermieri vuol dire inequivocabilmente avere come progetto la fuga dal sistema.

Il calendario degli scioperi, organizzati da varie sigle sindacali, prevede infatti mobilitazioni nazionali fino alla fine dell'anno, per protestare contro la Manovra, i contratti e varie rivendicazioni per problematiche peculiari delle varie aree occupazionali che da tempo non trovano risposta e che continuano ad aggravare la condizione lavorativa.

Gli infermieri che affidano a Nursind la tutela dei loro diritti, oltre che per la quota retributiva delle pensioni, aderiscono allo sciopero per l'indennità specifica, l'abolizione dei tetti di spesa, le condizioni lavorative, l'attrattività professionale e i carichi di lavoro. Il personale sanitario viene fortemente penalizzato dalle modifiche della percentuale di rendimento pensionistico prevista dall'articolo 33 del DDL Bilancio 2024.

Pesa, inoltre, il mancato riconoscimento economico della professione di infermiere anche al fine di incentivare i giovani ad intraprendere questo percorso e di trattenere il servizio il personale assunto.

Pesa la mancata eliminazione dei tetti di spesa per le assunzioni e la sempre maggiore carenza di personale infermieristico per le coperture delle attività ospedaliere e territoriali. Perdurano inoltre situazioni di demansionamento della categoria derivante dal blocco del turn over e delle mancate sostituzioni del personale assente a vario titolo.

Si protesta per il mancato riconoscimento del lavoro usurante e per la mancanza di un piano nazionale per il personale infermieristico con l'obiettivo dell'autosufficienza organica dei futuri infermieri, senza doverli andare a reperire all'estero, soprattutto in paesi extraeuropei come proposto dal Governo. Nursind chiede il giusto riconoscimento, niente di più di quanto ci spetta.