Restate cuori pensanti

Restate cuori pensanti

Scritto il 02/05/2021
da Redazione

In data 25/03/2021 vengo ricoverato con diagnosi di polmonite bilaterale da Sars Cov-2, il mondo mi crolla addosso, ma ancora una volta trovo la mano tesa di un infermiere a consolarmi: Giovanni è il suo nome, ha 30 anni, una moglie e un bimbo a casa. Vedo la paura del virus nei suoi occhi, come anche la stanchezza di un anno di pandemia, ma lui mi tranquillizza: Vedrà Sig. Rossi, nonostante la sua età, ha buone possibilità di superare il Covid-19, si faccia forza. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma le sue parole erano state forti e decise tanto da suscitare in me una forza in più: la voglia di vita.

La capacità dell’infermiere di esserci nella relazione d’aiuto

"In data 25/03/2021 vengo ricoverato con diagnosi di polmonite bilaterale da Sars Cov-2, il mondo mi crolla addosso"

Che io abbia un rapporto speciale e toccante con l’infermieristica è ormai noto, pur non essendo infermiere ho percorso una vita a parlare di infermieristica per lavoro, è stata una compagna di vita, abbiamo vinto battaglie, teso mani, spalancato porte e raggiunto obiettivi che nemmeno “la donna con la lampada” si sarebbe mai sognata di raggiungere. Ho vissuto Florence e la sua determinazione nei racconti di zio John, mi ha incuriosito e la determinazione delle infermiere ha fatto il resto. A dirvi la verità, dentro di me mi sento un po’ infermiere.

Ma veniamo ai giorni nostri: in data 25/03/2021 vengo ricoverato con diagnosi di polmonite bilaterale da Sars Cov-2, il mondo mi crolla addosso, ma ancora una volta trovo la mano tesa di un infermiere a consolarmi: Giovanni è il suo nome, ha 30 anni, una moglie e un bimbo a casa. Vedo la paura del virus nei suoi occhi, come anche la stanchezza di un anno di pandemia, ma lui mi tranquillizza: Vedrà Sig. Rossi, nonostante la sua età, ha buone possibilità di superare il Covid-19, si faccia forza.

Sapevo che non sarebbe stato facile ma le sue parole erano state forti e decise tanto da suscitare in me una forza in più: la voglia di vita. Vedevo nelle espressioni del suo viso, anche se dietro lo scafandro, una fierezza, una voglia di stare lì a combattere insieme a noi pazienti. Tra me, dicevo: forse aver sottolineato il loro encomiabile lavoro al fianco del paziente in quest’ultimo anno di pandemia ha suscitato una soddisfazione e consapevolezza tale da non farli mollare dopo un anno di fatiche.

In lui, come in tanti altri, vedevo messo in pratica non solo il percorso di apprendimento universitario, ma la costruzione umana, scientifica, etica e deontologica di un professionista che si rende garante della salute dei suoi assistiti. Qualche giorno dopo le mie condizioni precipitarono, fui trasferito in Terapia intensiva, il coma farmacologico mi travolse.

Passarono i giorni, la mia consapevolezza del tempo fu imprecisa, ma ad un tratto: Giovanni, hai sentito il presidente della Regione Veneto? Purtroppo sì, sono amareggiato, deluso e malinconico. Pur volendo vedere del buono nella delibera n° 305/2021 non ci riesco. Trasformare gli OSS in infermieri con 300 ore tra lezioni FAD e tirocinio, ovviando alle normative nazionali mettono in pericolo il paziente. Parliamo di figure essenziali nel prendersi cura del paziente attraverso le attività domestico alberghiere, ma allo stesso tempo parliamo di figure che non hanno una preparazione tale da potersi assumere le responsabilità tipiche della professione infermieristica. Oltretutto com’è possibile che nel bel mezzo di una pandemia mondiale, con gli infermieri che non si trovano, con i giovani che hanno paura di intraprendere questa professione, con l’esigenza opposta di creare strumenti contrattuali necessari alla valorizzazione della professione infermieristica, si prenda questa pugnalata alle spalle?

Il Saper fare non è essere infermiere, il saper fare è la pratica che è solo una parte del Saper essere Infermiere. Un infermiere deve innanzitutto Sapere tutto ciò che riguarda la conoscenza teorica e non si ferma di certo ad una laurea, ma la formazione continua è parte del saper essere, oltre che regolamentata attraverso l’obbligo del raggiungimento di 150 crediti ecm ogni triennio.

Ma la gestione delle dinamiche interpersonali, empatia ed emozioni, lettura del linguaggio corporeo è il punto più delicato del Saper essere e riguarda la capacità dell’infermiere di esserci nella relazione d’aiuto o di confronto con il paziente.

Un infermiere deve innanzitutto conoscere sé stesso ed imparare a conoscersi, perché tutti quegli atteggiamenti che dovranno essere utilizzati con un paziente dovrà metterli in atto con sé stesso: ascolto, empatia, accettazione e rispetto

Ma credo che in questo momento ci sia solo bisogno di un po’ di umiltà e rispetto da parte di tutti, è il valore che insieme al coraggio ci porterà fuori da questo momento di difficoltà; l’umiltà è quella che mette al centro il paziente e la sua vita, quella che da un valore immenso a tutto e che ci unisce nello sforzo di salvare più vite possibili. Il coraggio è quello di Florence, quello di perseguire le proprie idee, nonostante le perplessità altrui, sicuri di sé e con la consapevolezza di Saper Essere Infermieri.

Sentendo queste parole credo di aver abbandonato la vita terrena. Sento in sottofondo allarmi vari e Giovanni che urla RCP… RCP.

Sì, Giovanni… RCP: Restate Cuori Pensanti.

  • Articolo a cura di Antonio Vittorio Melis - Infermiere