Ingresso in piscina negato perché di lavoro fa l'infermiera

Ingresso in piscina negato perché di lavoro fa l'infermiera

Scritto il 06/07/2020
da Redazione

Vedersi negare l'accesso ad una piscina all'aperto perché infermiera. È successo a Milano a S.V., che ha lavorato in piena emergenza Covid senza mai tirarmi indietro - si sfoga sui social - Mai avrei pensato di essere discriminata per il mio lavoro. Sono amareggiata, delusa, arrabbiata, incredula - continua - ma purtroppo questi episodi sono veri e noi possiamo solo incassare e andare avanti.

Covid-19: negato l'accesso in piscina perché infermiera

Ancora per la serie "erosi sì, ma nel condominio degli altri", dopo la vicenda del "Grazie che ci porti il Covid" scritto in un messaggio anonimo trovato tra la posta da un'infermiera del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Luca di Lucca e dopo l'episodio di Pordenone, dove l'idea di avere nello stesso palazzo un'infermiera che lavora in un reparto Covid non è andata a genio a tutti, questa volta tocca a Lissone (MB), dove un'infermiera si è vista negare delle ore di svago a causa del suo lavoro.

Non credevo che sarei mai diventata vittima di discriminazione perché infermiera - scrive S. V. sui social - ma invece devo ricredermi perché non mi è stato concesso di accedere ad un'area all'aperto, in piscina, a causa del mio lavoro.

Al momento della compilazione dell'autodichiarazione all'ingresso, con la quale si dichiara di non essere venuti in contatto con soggetti Covid-19 o sospetti tali, per onestà ho detto di essere infermiera - spiega - e che trattiamo tutti come sospetti.

È bastato questo per precluderle l'accesso in piscina, seppur all'aperto. Ho lavorato in piena emergenza Covid-19 senza mai tirarmi indietro - si sfoga ancora su Facebook l'infermiera - senza riserve nonostante la paura, nonostante le decine di decessi alla quale ho dovuto assistere.

Mi è stato fatto divieto di rilassarmi all'aria aperta come chiunque, nonostante non abbia sviluppato mai né la malattia né i sintomi

Sono amareggiata, delusa, arrabbiata, incredula, perché se è questo il metro di giudizio dovreste vietare l'ingresso a chiunque prenda semplicemente i mezzi per andare al lavoro, perché non sapete chi incontrano. Vietate l'ingresso a chiunque metta il naso fuori casa, a chiunque vada a fare la spesa, a chiunque esca per lavorare; mi direte che "no, non è necessario", perché indossate tutti una mascherina. Beh, vi voglio informare che io dai miei pazienti ci vado bardata, con tutti i DPI necessari e sicuramente non tenendo la mascherina sotto al mento come è solito fare, conclude lo sfogo.