Agire precocemente sul biofilm nella cura delle lesioni

Agire precocemente sul biofilm nella cura delle lesioni

Scritto il 03/07/2020
da Sandra Ausili

Tra le principali barriere che ostacolano la guarigione della ferita, oltre all’infezione e alla presenza in eccesso di essudato, gioca un ruolo da protagonista il biofilm. È largamente riconosciuto che le lesioni che non seguono il normale processo di guarigione contengono biofilm e allora perché aspettare ad applicare un approccio basato sul biofilm (BBWC) invece di intervenire precocemente?. Un comitato consultivo internazionale di esperti si è riunito per valutare ostacoli e opportunità correlati ad un migliore e più diffuso utilizzo della pratica basata sul biofilm fra i professionisti sanitari che si occupano di wound care. Dal loro confronto è nato il concetto di Wound Hygiene, una strategia preventiva antibiofilm che prepara la lesione alla guarigione e che rappresenta l'integrazione di un reale cambiamento nella pratica di gestione delle lesioni.

Wound Hygiene, l'approccio di cura delle lesioni basato sul biofilm

Allo stato attuale, la gestione del biofilm prevede lo sbrigliamento della lesione seguito da strategie che ne impediscano la riformazione, compreso l'uso di medicazioni antibiofilm/antimicrobiche topiche1.

Il documento di consenso prodotto dal panel di sedici esperti presieduto da Christine Murphy e pubblicato sul JWC2 suggerisce la necessità di andare oltre questi step e di attuare una nuova strategia incentrata sull’igiene della lesione, che prevede due ulteriori fasi:

  • la detersione della lesione e della cute perilesionale
  • la riattivazione dei bordi/margini della lesione

Questo perché individua nel Wound Hygiene un programma completo di decontaminazione della lesione con associato un messaggio che allude a una procedura routinaria e che punta alla prevenzione.

Sebbene possano esistere nel paziente altri fattori sottostanti in grado di rallentare la guarigione, è riconosciuto in misura crescente che la maggioranza delle lesioni che non cicatrizzano – se non la loro totalità – è caratterizzata dalla presenza di biofilm, considerato un ostacolo alla guarigione. Un aumento del numero e della complessità dei microbi in qualsiasi ambiente tissutale aumenta il rischio di infezione. Rischio che cresce esponenzialmente laddove vi sia un aumento della virulenza microbica, della resistenza e della tolleranza agli antibiotici/antimicrobici e/o laddove le difese dell'ospite siano compromesse, ad esempio a causa di diabete od obesità5.

È per l’insieme di questi fattori che il comitato propone di dare per assodato che il biofilm sia presente in tutte le lesioni di difficile guarigione e che esso debba essere affrontato precocemente; esattamente come viene raccomandata un’igiene orale ripetuta in modo regolare e frequente (il biofilm orale si riforma rapidamente, entro 24 ore dalla detersione dei denti), la strategia del Wound Hygiene identifica l'efficacia nella ripetizione:

  • detersione
  • sbrigliamento
  • riattivazione dei bordi/margini della lesione
  • medicazione con prodoti antimicrobici/antibiofilm

che devono essere eseguiti ad ogni esame e cambio di medicazione.

Lesioni di difficile guarigione e importanza dell'azione precoce sul biofilm

Il biofilm della lesione è un fattore indipendente che ritarda o blocca la guarigione. Si tratta di una complessa comunità polimicrobica di microorganismi immersi in una matrice extracellulare (ECM) autoprodotta, che fornisce protezione contro gli agenti antimicrobici e le difese dell’ospite.

La formazione di un biofilm è divisa in sei fasi6:

Sbrigliamento con strumento tagliente per rimuovere tessuti devitalizzati, detriti e biofilm

  • singoli batteri planctonici si fissano alla superficie della lesione
  • i batteri colonizzano la superficie della lesione e formano una colonia (biofilm)
  • il biofilm aumenta di dimensioni e scatena segni subclinici di infezione nell'ospite
  • il biofilm matura
  • man mano che il biofilm matura, la sua microbiologia indigena inizia a raggiungere il climax e stabilizzarsi, con conseguente omeostasi microbica
  • il distacco e il riattacco microbici continuano su base regolare per tutto il ciclo di vita del biofilm

La diffusione di microbi dal biofilm rappresenta una preoccupazione importante nel controllo delle infezioni e nella cross-contaminazione.

Per questo, il gruppo di lavoro sostiene la necessità di agire sul biofilm fin dalla fase di soppressione della sua riformazione, un requisito aggiuntivo del BBWC che deve andare di pari passo con la gestione di altri fattori di rischio - come la perfusione, l'infezione, i sistemi di scarico della pressione e i sistemi compressivi ove giustificati - poiché il ritardo nella guarigione determinato da tali fattori favorisce lo sviluppo del biofilm7.

Poiché è probabile che i costi associati ad un intervento precoce - che includa il debridement, la soppressione della ricrescita del biofilm e la gestione dei fattori sottostanti - siano inferiori a quelli associati alle complicanze delle lesioni correlate al biofilm, si è convenuto inoltre che non si debba aspettare ad avviare un approccio basato sul biofilm, integrando nella pratica di gestione delle lesioni un reale cambiamento.

Da qui è nato il concetto di Wound Hygiene - spiega Christine Murphy - basato sulla premessa che, così come ogni giorno seguiamo le regole essenziali della detersione e ci laviamo le mani, il corpo e i denti per difenderci dai germi, allo stesso modo dovremmo applicare l'igiene di base alla cura delle lesioni

Il principio fondamentale del Wound Hygiene è rimuovere o ridurre al minimo tutti i materiali indesiderati (compresi biofilm, tessuti devitalizzati e corpi estranei), eliminare l’eventuale biofilm residuo e prevenirne la riformazione. Parte integrante del metodo Wound Hygiene è lo sbrigliamento, in quanto aiuta qualsiasi lesione non coperta da tessuto di granulazione a progredire verso la guarigione.

La scelta del metodo di sbrigliamento deve basarsi sulla valutazione del letto della lesione, della cute perilesionale e dei livelli di dolore e di tolleranza del paziente. Il metodo scelto - che si tratti di rimozione fisica del biofilm tramite ausili meccanici come garze sterili, tamponi o garze morbide, curette, lame chirurgiche o, quando disponibile, sbrigliamento a ultrasuoni - deve quindi basarsi su una valutazione olistica e conforme alle linee guida in uso2.