Aborto ricorrente

Aborto ricorrente

Scritto il 04/10/2019
da Corradino Ignelzi

Quando l’embrione o il feto entro 25 settimane più 6 giorni muore spontaneamente e viene espulso con i suoi annessi viene definito aborto spontaneo. In base alla storia ostetrica quando gli aborti avvengono entro 20 settimane si possono distinguere in: occasionale, ripetuto (in caso di due aborti consecutivi) e ricorrente (tre o più episodi consecutivi). Generalmente si parla di poliabortività dal secondo episodio consecutivo.

Fattori di rischio e cause di aborto ricorrente

Molti studi concordano sul fatto che i fattori ambientali e lo stile di vita influiscano negativamente sulla gravidanza. La nicotina del fumo di sigaretta, ad esempio, ha un’azione dose-dipendente e inibisce la produzione di progesterone e il rilascio di PgE2 da parte delle cellule luteali umane condizionando lo sviluppo del trofoblasto.

La cocaina ha un’azione abortiva e di parto pretermine. L’assunzione di 3-5 unità di alcol a settimana oltre ad avere un effetto avverso sulla fertilità e la crescita fetale aumenta anche il rischio di aborto, così come il consumo superiore di 300mg (tre tazze) di caffè al giorno.

Anche l’uso di FANS e di farmaci antidepressivi durante il periodo del concepimento sembra aumentare il rischio di aborto. Il rischio di aborto incrementa progressivamente dal 9% a 20 anni fino al 75% a 45 anni materni dovuto ad un’aumentata incidenza di anomalie cromosomiche.

Nella maggior parte dei casi non è possibile identificare le cause dell’aborto ricorrente, tuttavia possono essere materne e/o fetali.

Cause materne

  • Anomalie uterine o cervicali: la presenza all’interno dell’utero di un setto fibro-muscolare più o meno lungo (utero setto) che divide la cavità in due parti completamente o parzialmente impedisce all’embrione di nutrirsi adeguatamente; aderenze (da IVG chirurgica, revisione di cavità uterina, ecc.); miomi (soprattutto sottomucosi o endocavitari); polipi; insufficienza cervicale
  • Anomalie cromosomiche materne o paterne: 96% anomalie di numero ed il 4% anomalie di struttura
  • Disturbi cronici evidenti e scarsamente controllati: ipotiroidismo, poiché l’unica fonte per il feto fino alla 12esima settimana di ormoni tiroidei sono quelli materni; diabete mellito, che determina malformazioni embrionali letali; inadeguata produzione di progesterone da parte del corpo luteo, ormone indispensabile per il proseguo della gravidanza fino all’84°giorno di gravidanza; iperprolattinemia; sindrome dell’ovaio policistico; ipertensione (l’ipotiroidismo trattato ed il diabete ben compensato non sono associati ad abortività ripetuta e di conseguenza è importante individuare precocemente tali endocrinopatie e correggerle tempestivamente)
  • Trombofilie: causano un’aumentata coagulabilità del sangue con predisposizione alle trombosi venose profonde e intervengono negativamente sulla formazione della placenta. Le più comuni sono la sindrome da anticorpi da antifosfolipidi, da anomalie del fattore V Leiden, della protrombina II, dell’iperomocisteinemia e del deficit di antitrombina III
  • Alloimmunità: il prodotto del concepimento deriva dalla fusione del materiale genetico della madre e del padre e un’eccessiva risposta immunitaria materna contro gli antigeni paterni, porta ad una produzione abnorme di cellule immunitarie e di citochine

Cause fetali

  • Anomalie cromosomiche o genetiche: sono la causa del 50% degli aborti ricorrenti all'inizio della gravidanza
  • Malformazioni anatomiche

Diagnosi e trattamento

Viene effettuata principalmente su base clinica attraverso la valutazione genetica (cariotipo) di entrambi i genitori e di ogni prodotto del concepimento, nella ricerca degli anticorpi anticardiolipina (ACA) e anticoagulante lupico (LAC), col dosaggio dell'ormone tireostimolante, il test per il diabete (emoglobina glicata) e gli esami strumentali dell’isterosalpingografia o sonoisterografia per valutare anomalie strutturali uterine.

Se viene diagnosticata la causa il trattamento è la corrispettiva cura. Se la causa rimane ignota la percentuale che la successiva gravidanza arrivi al termine è compresa tra il 35% e l’85%.