Vitiligine

Vitiligine

Scritto il 15/09/2019
da Silvia Stabellini

La vitiligine (o leucodermia) è una patologia cronica, non contagiosa, che colpisce i melanociti cutanei distruggendoli. Questo causa sulla cute macchie depigmentate (ipocromiche o acromiche), che possono presentarsi in modo diffuso o su aree circoscritte. La diagnosi di vitiligine viene fatta in base ad un esame obiettivo e non si avverte alcun sintomo se non in caso di peggioramento della malattia, quando può presentarsi prurito nelle aree depigmentate.

Come si manifesta la vitiligine

Le aree più frequentemente colpite dalla vitiligine sono il volto (soprattutto nelle zone periorifiziali), le mani, i piedi, i genitali e anche la peluria presente in queste zone, (peli, capelli, ciglia) appare di colore bianco. Se sono coinvolti gli occhi, ci può essere un cambiamento del colore dell'iride, ma non è mai associata una perdita della vista.

Solitamente l'esordio della malattia - che ha un picco di incidenza fra i 10 e i 20 anni senza prevalenza di sesso - è caratterizzato dalla comparsa di poche chiazze localizzate in modo simmetrico, soprattutto sulle parti scoperte come viso ed estremità.

Nel 74% dei casi è una patologia progressiva anche se in modo differente nelle varie forme cliniche. In un 30% si può avere il fenomeno di Koebner: reazione isomorfa della cute che riproduce la lesione tipica della patologia cutanea in atto, dopo un determinato traumatismo.

Nelle zone colpite da vitiligine la pelle non ha alcuna alterazione morfologica o strutturale, ma la mancanza di pigmentazione non dà la possibilità di proteggere la zona dai raggi solari. È quindi indispensabile coprirle con indumenti o utilizzare creme con fattori di protezione dai raggi UV elevati.

L'eziologia della vitiligine non è ancora chiara, ma l'ipotesi più accreditata è che sia una patologia su base autoimmune (diversi meccanismi patogenetici contro i melanociti). Può essere a carattere familiare o acquisita e non c'è una chiara correlazione con altre patologie autoimmuni.

Trattamento della vitiligine

La vitiligine, se non trattata, tende a peggiorare. Non esiste una cura risolutiva, ma i sintomi possono essere ridotti attraverso trattamenti specifici e mirati a ridurre lo stato infiammatorio (tipico delle patologie autoimmuni) e a stimolare i melanociti residui a moltiplicarsi per tentare di ricoprire le aree ipopigmentate.

Ruolo principe è dato alla fototerapia con UVB a 311 nm, alla quale si associano immunomodulatori topici a base di cortisone, antiossidanti ad alte dosi e, da qualche tempo, si sono ottenuti risultati con sorgenti monocromatiche come la luce ad eccimeri ed il laser UVA1.

Le terapie richiedono comunque tempi molto lunghi per vedere i primi risultati (da 3 a 6 mesi) ed è necessario continuarle per almeno 2 anni.

Anche se questa condizione patologica è molto più nota che in passato dopo che alcune celebrità hanno dichiarato di soffrirne (dal cantante Michael Jackson alla modella Winnie Harlow), dal punto di vista psicologico questa patologia ha risvolti molto complessi, soprattutto se le macchie coinvolgono zone esposte quali le mani o il viso e la persona è di carnagione scura.