Ebola, i rischi per gli operatori sanitari

Ebola, i rischi per gli operatori sanitari

Scritto il 08/04/2019
da Soraya Carnemolla

Il rischio di esposizione al virus di Ebola è maggiore per gli operatori sanitari e i volontari delle organizzazioni non governative. La trasmissione si verifica con maggiore probabilità se gli operatori sanitari entrano in contatto con pazienti con Ebola senza seguire scrupolosamente le previste misure di controllo. Il rischio è decisamente più elevato quando l'approccio al paziente richieda l'esecuzione di procedure invasive, mentre è basso quando si esegue una semplice visita medica o la sola prescrizione di farmaci.

Gestione di pazienti con infezione da virus Ebola

Il paziente con infezione da virus Ebola sospetta o confermata, deve essere ricoverato in reparti di malattie infettive, in stanze singole o se questo non è possibile in aree dedicate dove accogliere pazienti solo con questa patologia.

Il personale ospedaliero dedicato all’area o al reparto per i malati di Ebola non deve lavorare anche in altri reparti.

All’interno dell’ospedale il personale sanitario a rischio di infezione deve indossare un equipaggiamento di protezione e seguire rigidi protocolli per indossare e dismettere tale equipaggiamento.

Dispositivi di protezione in caso di infezione da ebolavirus

Ebolavirus: sanitari indossano i dispositivi di protezione personale

Nel 2014 i CDC hanno raccomandato che il personale medico debba ricevere una formazione sul corretto modo di indossare e rimuovere i dispositivi di protezione personale (PPE).

L’abbigliamento di protezione prevede l’uso di camice, pantaloni, copriscarpe, doppio paio di guanti, maschera e visiera per proteggere occhi e viso da eventuali goccioline e fluidi contaminati.

La vestizione richiede 10-15 minuti mentre la svestizione può richiedere fino a 30 minuti e deve avvenire in presenza di un secondo sanitario che verifichi la correttezza del processo.

La svestizione costituisce una fase cruciale per il rischio di infezione. L’equipaggiamento di protezione usato, viene poi raccolto in contenitori preposti per essere adeguatamente smaltito.

L’abbigliamento di protezione viene indossato dagli operatori sanitari anche all’esterno delle strutture sanitarie, quando il rischio di contagio è elevato, come ad esempio nel trasporto dei malati o in caso di sepoltura.

I riti di sepoltura hanno rappresentato per l’epidemia di Ebola iniziata a marzo 2014 una delle modalità di maggior contagio e diffusione della malattia.

La manipolazione di campioni biologici da pazienti infetti deve essere gestita in condizioni di biocontenimento, in laboratori con livello di biosicurezza 3 o 4.  

I filovirus possono sopravvivere in liquidi o in materiale secco per diversi giorni. Sono inattivati da irradiazione gamma, riscaldamento a 60°C per 60 minuti o bollitura per 5 minuti. Sono sensibili all’ipoclorito di sodio e ad altri disinfettanti; il congelamento e la refrigerazione non sono in grado di inattivarli.

Possibile caso di infezione da virus Ebola: cosa fare

Ai “soggetti residenti in/viaggiatori di ritorno da” aree affette, all’arrivo nel nostro Paese viene consegnato un foglio informativo nel quale sono invitati a rivolgersi al medico di fiducia o ai servizi sanitari, in caso manifestino determinati sintomi entro 21 giorni dal loro arrivo.

Se il medico consultato valuterà un paziente come sospetto caso Ebola, in base ai criteri clinici e ai criteri epidemiologici, si metterà in contatto con il reparto di malattie infettive di riferimento per la gestione del paziente.

I medici del reparto di malattie infettive interessato faranno una prima valutazione per escludere o confermare il sospetto di Ebola. In questo secondo caso, contatteranno l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, per confrontarsi sulla diagnosi e per l’eventuale gestione del paziente e per il prelievo e l’invio di campioni biologici al laboratorio a più elevato livello di biosicurezza (BSL4), sempre presso l’INMI “L.Spallanzani”.

I medici dei reparti che gestiscono i casi sospetti di EVD, li segnaleranno immediatamente al Ministero della Salute, (riportando: iniziali paziente, sesso, età, nazionalità, giorni dall’arrivo in Italia, paese dal quale è arrivato, sintomi e quadro clinico, eventuali patologie pregresse conosciute, dati esami clinici già disponibili al momento della segnalazione, nominativo e numero di telefono del medico cui sarà possibile rivolgersi per ulteriori contatti) e ai competenti Dipartimenti/Direzioni/Servizi, per il controllo delle malattie infettive, delle Aziende sanitarie locali e degli Assessorati alla Sanità delle Regioni.