Sindrome compartimentale, cos'è e come si tratta

Scritto il 28/11/2018
da Giacomo Sebastiano Canova

Per sindrome compartimentale si intende un incremento della pressione tissutale all’interno di uno spazio fasciale chiuso in grado di determinare un’ischemia tissutale. Il primo sintomo che solitamente, in caso di sindrome compartimentale, si presenta è il dolore, spesso sproporzionato rispetto alla gravità della lesione.

Cos'è la sindrome compartimentale e come si manifesta

Tra le possibili cause di sindrome compartimentale acuta vi sono le fratture degli arti

La sindrome compartimentale si caratterizza per una concatenazione di eventi che si susseguono l’uno con l’altro. Il fattore scatenante è rappresentato dall’edema tissutale, il quale solitamente si manifesta dopo aver subito un trauma; tale edema può essere esacerbato dalla compresenza di un ematoma.

Normalmente, questo rigonfiamento post-traumatico non desta particolari problematiche; se l’edema però si manifesta nel contesto di un compartimento fasciale chiuso, esso non riesce ad espandersi normalmente.

A causa di questa impossibilità, avviene dunque un progressivo incremento della pressione interstiziale la quale, una volta superati gli 8 mmHg (pari alla fisiologica pressione capillare), rallenta sino ad arrestare la perfusione cellulare.

Questo meccanismo spiega la motivazione del fatto che la sindrome compartimentale si può verificare anche in presenza di polso arterioso che, per arrestarsi, ha bisogno di essere vinta da una pressione notevolmente superiore a 8 mmHg.

L’ischemia tissutale che ne consegue provoca un ulteriore edema che aumenta la pressione tissutale, determinando un peggioramento della sindrome compartimentale.

Complicanze legate alla sindrome compartimentale

Man mano che l’ischemia peggiora, avviene una necrosi muscolare che talvolta può causare:

  • rabdomiolisi
  • infezioni
  • iperkaliemia.

Queste complicanze possono determinare la perdita dell’arto e, se non trattate, condurre il paziente al decesso. Oltre a ciò, la diminuzione della perfusione tissutale può essere esacerbata dall’ipotensione o dall’insufficienza arteriosa.

Fermo restando che la sindrome compartimentale può coinvolgere qualsiasi distretto corporeo, le sedi in cui tale sindrome si verifica maggiormente sono gli arti, in particolare la parte inferiore della gamba e dell’avambraccio.

Cause di sindrome compartimentale

Cause frequentiCause rare
- Fratture

- Contusioni gravi

- Lesioni da schiacciamento

- Riperfusione di una ferita dopo un danno oppure dopo una riparazione vascolare
- Morsi di serpente

- Sforzo esagerato

- Ustioni

- Overdose da sostanze stupefacenti (eroina o cocaina)

- Immobilizzazioni con tutori, bendaggi stretti e altri presidi rigidi che limitano

l’espansione dei tessuti e

quindi aumentano la pressione tissutale

Sintomi di sindrome compartimentale

In riferimento alla sintomatologia, il primo sintomo di sindrome compartimentale è il peggioramento del dolore dopo un evento traumatico.

Solitamente, tale dolore è di entità sproporzionata rispetto alla gravità della lesione visibile e peggiora se si effettuano manovre di movimentazione passiva dei muscoli all’interno del compartimento coinvolto.

Sindrome compartimentale, diagnosi e cura

Per porre diagnosi di sindrome compartimentale si utilizza un apposito strumento al fine di misurare la pressione compartimentale; in ciò è di rilevante importanza porre diagnosi prima che si sviluppino segni di sofferenza tissutale quali pallore o assenza di polso.

Da un punto di vista clinico, è difficile stabilire o meno la presenza di una sindrome compartimentale in assenza della rilevazione di tale pressione; ciò in quanto la sintomatologia tipica può essere assente o mascherata dai sintomi dovuti alla patologia traumatica sottostante.

Per quanto concerne il trattamento della sindrome compartimentale, infine, esso si basa su:

  • rimozione di qualsiasi costrizione che limiti l’espansione tissutale (es. gesso o stecca)
  • correzione di ipotensione
  • analgesia.