Infezione da Helicobacter Pylori, come riconoscerla e cosa fare

Scritto il 01/10/2018
da Ivan Loddo

L'Helicobacter Pylori (HP) è il batterio più diffuso negli stomaci degli esseri umani. Si tratta di un batterio spiriliforme flagellato gram negativo delle dimensioni di circa 3 micrometri. L'Helicobacter Pylori (HP) è il principale agente causale della gastrite e detiene un ruolo da protagonista nei casi di ulcera peptica e duodenale.

Cos'è l'Helicobacter Pylori

Lo sviluppo dell’Helicobacter Pylori è favorito da un ambiente poco ossigenato e particolarmente acido, esattamente come quello della mucosa gastrica, dove, una volta insediatosi, produce una serie di metaboliti tossici fra i quali ammoniaca, proteasi, catalasi e fosfolipasi, tutti capaci di danneggiarne le cellule.

L'Helicobacter Pylori (HP) è pertanto il principale agente causale della gastrite e detiene un ruolo da protagonista nei casi di ulcera peptica e duodenale. Nei casi più gravi l'infezione può essere il primo responsabile di neoplasia gastrica.

La sopravvivenza del batterio all'ambiente acido dello stomaco è eccezionale ed è dovuta alla produzione di ureasi, enzima attraverso il quale scinde l'urea presente nei tessuti gastrici in diossido di carbonio e ammoniaca, elemento capace di neutralizzare il pH acido della mucosa gastrica e lederla.


Grazie alla sua struttura, il batterio si muove rapidamente all'interno dello stomaco fino al momento in cui può incontrare aree fertili per fissarsi permanentemente e successivamente replicarsi. Sono particolarmente sensibili alla colonizzazione gli strati di muco e le cellule epiteliali.


L'HP si trova principalmente nella forma bacillare, descritta come quella originale, ma, in condizioni di vita sfavorevoli, quali ad esempio l'aumento della pressione parziali di O2, incremento della temperatura corporea o l'azione di alcune classi di farmaci (es. antibiotici e IPP), trasforma la sua struttura in coccoide.

L'Helicobacter Pylori colpisce circa i 2/3 della popolazione mondiale. L'infezione riguarda il 20% degli individui al di sotto dei 40 anni e il 50% degli over 60, difficilmente sono interessati i bambini dei paesi occidentali, mentre sono colpiti il 10 % di quelli residenti negli stati sottosviluppati. Il basso stato socioeconomico è appunto uno dei principali fattori di rischio.


Come si trasmette l’Helicobacter Pylori

Ad oggi non esistono certezze assolute circa le modalità di trasmissione del batterio. Il microrganismo è reperibile sulle feci, nella saliva e sulla placca dentale.


Sembrerebbe che la via di trasmissione più probabile sia quella oro-fecale, ma non sono da escludere le possibilità di trasmissione tramite la via orale e quella attraverso il contatto diretto con strumenti endoscopici contaminati. 


Un altro elemento da prendere in considerazione a riguardo è l'alta prevalenza dell'infezione fra i veterinari e gli individui che vivono a stretto contatto con gli animali (pastori, allevatori) pertanto non è così impossibile una connotazione epidemiologica di tipo zoonosico. 


A tal proposito si è dunque ipotizzato che l'ambiente delle campagne, nelle sue varie componenti (terreno, acqua, animali, ecc.), possa in qualche modo essere il serbatoio per questo microrganismo.

Diagnosi di infezione da Helicobacter Pylori

La diagnosi di infezione da Helicobacter Pylori si basa prevalentemente sui risultati di un test del respiro e un esame dello stomaco attraverso una sonda di esplorazione flessibile, la gastroscopia. Attraverso questo esame oltre ad avere una visione in diretta della mucosa gastrica è possibile eseguire una o più biopsie al fine di inviare successivamente il campione per le indagini microscopiche di laboratorio.

Con il test del respiro (Urea Breath Test) viene valutata la quantità di anidride carbonica emessa con il respiro. Il paziente viene invitato ad assumere dell'urea marcata, una sostanza che contiene atomi di carbonio marcati radioattivamente. Se l'HB è presente, il batterio è capace di trasformare la molecola di urea ingerita in due molecole più piccole: ammoniaca e anidride carbonica. Il carbonio marcato finisce così nelle molecole di anidride carbonica eliminata col respiro. L'aria espirata viene così analizzata e il test si considera positivo nel caso in cui vengano rilevati residui di anidride carbonica marcata.


Per la diagnosi di HP può essere presa in considerazione l'analisi microscopica delle feci per verificare la presenza del batterio sul campione fecale analizzato.

Sintomi dell’infezione da Helicobacter Pylori

L'infezione da Helicobacter Pylori, che decorre nella maggior parte dei casi senza manifestazioni evidenti, può talvolta rivelare una molteplicità di segni e sintomi secondari alle patologie che è in grado di determinare. Principalmente gastrite, ulcera peptica e duodenale.

L'infiammazione e i danni alla mucosa gastrica provocati dal batterio possono determinare nel paziente:

Gastrite dovuta a infezione da Helicobacter Pylori

  • nausea
  • vomito
  • dolore e/o pirosi gastrica soprattutto a stomaco vuoto
  • reflusso gastroesofageo
  • inappetenza e perdita di peso
  • sanguinamento con successiva anemia
  • difficoltà nella digestione

I segni e sintomi elencati meritano di essere sempre indagati e la valutazione di un medico gastroenterologo è indispensabile al fine di ottenere una diagnosi e un trattamento accurati.

Come si cura l’infezione da Helicobacter Pylori

La terapia contro l'infezione da HP ha lo scopo di eliminare questi microrganismi dalla mucosa gastrica attraverso l'utilizzo di farmaci antibiotici e neutralizzare l'ambiente acido in cui vivono attraverso gli inibitori di pompa protonica (IPP).

Dal 1996 le linee guida internazionali hanno stabilito che la terapia standard di prima linea è rappresentata da 7-10 giorni di trattamento con un inibitore di pompa protonica associato ad amoxicillina e claritromicina.


L'efficacia dei trattamenti è particolarmente condizionata dal grado di sensibilità del paziente agli antibiotici citati. In caso di fallimento dopo l'applicazione di tre trattamenti differenti, le linee guida, piuttosto che tentare con un'ulteriore terapia eradicante, consigliano di effettuare i test di sensibilità del batterio ai vari antibiotici attraverso test diretti e indiretti.

I diretti prevedono la coltura dell'organismo e successivo test di sensibilità in vitro, quelli indiretti sono rappresentatati dal test molecolare delle feci o dal test di ibridazione fluorescente in situ su biopsie gastriche inserite in paraffina.