Infermiera non qualificata per capire le condizioni di Marco

Infermiera non qualificata per capire le condizioni di Marco

Scritto il 01/07/2019
da Sara Di Santo

Era un'infermiera, non era un medico. Per questo non sarebbe stata abbastanza qualificata per capire cosa fosse accaduto a Marco Vannini. È questa la teoria che Franca Leosini, giornalista, ha declinato durante la lunga intervista ad Antonio Ciontoli andata in onda su Rai 3 a Storie Maledette domenica 30 giugno. Quando in questo di "maledetta" c'è soprattutto l'incuria, perché gli infermieri che operano sulle ambulanze una formazione specifica per la gestione delle emergenze ce l'hanno eccome. E da parecchio tempo, poi.

Caso Vannini: per la giornalista l'infermiera non era abbastanza qualificata

L'ambulanza arriva soltanto con l'infermiera e l'autista, senza carattere di emergenza. Quest'infermiera non era qualificata per rendersi conto delle condizioni di Marco. Era un'infermiera, non un medico. Non aveva un titolo sufficiente per capire che il ragazzo non era stato ferito da una punta di pettine.

Ancora una volta la questione ambulanze senza medico a bordo, ancora una volta i media stropicciano la dignità che una professione ha acquisito con gli anni, con la ricerca, con lo studio, con le evidenze, con la formazione continua e con delle leggi dello Stato. Ancora una volta la televisione che getta fango sugli infermieri.

Durante l'intervista ad Antonio Ciontoli andata in onda nella puntata di Storie Maledette di domenica 30 giugno, la giornalista Franca Leosini ha sciorinato una serie di inesattezze molto gravi intorno al percorso di qualificazione delle competenze degli infermieri, cadendo ancora una volta nel cliché: "non è un medico, non aveva un titolo sufficiente per capire".

È di pochi mesi fa l'ultimo appello della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) con il quale la presidente Barbara Mangiacavalli chiedeva da un lato un intervento presso gli Ordini professionali dei giornalisti perché nel dare informazione sia instaurato un livello di verifica reale prima di puntare il dito contro categorie che svolgono ben altra attività nei confronti dei cittadini e, dall'altro, pene severe per chi getta discredito improprio su chiunque opera a fianco dei cittadini nel Servizio sanitario nazionale.

Ma è chiaro che c'è ancora molto da lavorare. E va fatto in fretta.